Il procuratore di Napoli è stato intervistato da Il Fatto Quotidiano durante uno dei Forum in programma in vista del voto. “Sono una persona libera, non ho mai fatto parte di alcuna corrente: non voglio essere il testimonial del No al referendum”, ha esordito Gratteri. E sottolinea: “Con questa riforma l'imputato povero sarà meno garantito”
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è contrario al referendum sulla Giustizia. Il magistrato ha spiegato la sua posizione a Il Fatto Quotidiano, prendendo parte a uno dei Forum organizzati dal quotidiano e in programma fino al voto del 22-23 marzo. “Con questa riforma l'imputato povero sarà meno garantito - ha sottolineato Gratteri motivando il suo “No” - Se il pm è l'accusatore e basta, senza più l'obbligo di trovare anche prove a favore dell'imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari". Gratteri però, pur esprimendo così nettamente la sua posizione, non vorrebbe diventare simbolo contro la riforma: “Sono una persona libera, non ho mai fatto parte di alcuna corrente: non voglio essere il testimonial del No al referendum”, ha detto.
Gratteri: “Anm non mi ha aiutato”
Gratteri ha ricordato il periodo difficile in cui era nel mirino della criminalità organizzata. "L'Anm - ha spiegato il procuratore - non è mai intervenuta in mio soccorso quando la 'ndrangheta voleva ammazzarmi, quando si era mossa la massoneria deviata, quando pezzi della magistratura mi attaccavano, adesso però la posta in gioco è alta ed è arrivato il momento di voltare pagina".
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Gratteri: “Deflazione delle grosse indagini su mafia”
Il procuratore di Napoli ha poi espresso la sua opinione sulla separazione delle carriere, tema sul quale altri colleghi non si sono espressi: “Posso rispondere per me: sono allenato, mi espongo sin da quando ero un giovane pm. Va detto che con questa riforma la vita dei magistrati cambierà poco: è normale che chi vuole vivere tranquillo non si indigni più di tanto”. E spiega: “Alla scuola di magistratura nella prima settimana ti spiegano come tenere la scrivania ordinata, rispettando le scadenze: una formazione da burocrate, non da investigatore. Le indagini importanti sono diminuite. E anche il numero degli arrestati, che peraltro ora, grazie a Nordio, bisogna avvertire cinque giorni prima. C’è una deflazione delle grosse indagini su mafia e pubblica amministrazione. Del resto, continuiamo a perdere punti nella classifica di Transparency sulla lotta alla corruzione…”.
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Il pm come giudice
In sintesi, il magistrato Gratteri è contrario alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, alla conseguente istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti e anche alla creazione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. "Il pm nella sua testa deve essere un giudice: quando acquisisce la prova deve applicare la giurisprudenza più favorevole all'indagato”, ha proseguito il procuratore spiegando le proprie posizioni sul tema. “Io ho sempre fatto questo e ho cercato di insegnarlo ai giovani magistrati. A Napoli alla fine di quest'anno abbiamo chiesto l'archiviazione su 60mila fascicoli. Il problema è che pm e giudici si conoscono? E come risolveremo invece i casi in cui un giudice va nella villa con piscina di un ricco avvocato?".
Gratteri: “Obiettivo e Csm più debole”
Per Gratteri è chiaro come l'obiettivo del referendum sia “avere un Csm più debole: quando sarà a trazione politica, la magistratura sarà meno tutelata”. Il procuratore è però anche critico nei confronti della propria categoria: “Dobbiamo anche dire che la magistratura ha fatto gravi errori negli anni passati, non ha saputo reagire in modo adeguato allo scandalo Palamara, quindi ora con questa riforma si sta buttando l'acqua sporca col bambino". E conclude: “I promotori del “Sì” dicono che avremo un pm più forte. Poniamo che sia vero, allora anche l’imputato ha bisogno di un avvocato più forte, di un’agenzia investigativa più forte. Ma l’avvocato che solo per cominciare chiede un acconto da 50mila euro può permetterselo solo un imputato potente e ricco. Con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito. Solo quei pochi ricchi che finiscono sotto processo hanno i mezzi di tenere testa alla pubblica accusa fino alla Corte europea. Stiamo parlando di cause che possono arrivare a costare anche 300mila euro: chi ha questi soldi per potersi difendere, a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?”.