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Referendum Giustizia, domani Tar valuta ricorso su delibera Cdm: perché data può slittare

Politica

Se il Tribunale amministrativo accoglierà la richiesta di sospensiva, il voto sarà rinviato. L’esame del merito del ricorso richiederà invece diversi mesi. Nel frattempo restano aperti i nodi politici e giuridici sulla riforma

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Il calendario del referendum sulla riforma della Giustizia (QUANDO E COME SI VOTA) potrebbe subire uno scossone già nelle prossime ore. Il voto confermativo sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, fissato dal governo per il 22 e 23 marzo, è infatti al centro di un contenzioso che approda ora al Tar del Lazio e che rischia di rimettere in discussione le date annunciate. Martedì 27 gennaio la camera di consiglio del Tribunale amministrativo esaminerà infatti il ricorso presentato contro la delibera con cui il Consiglio dei ministri, lo scorso 12 gennaio, ha deciso di indire il referendum in due giornate. Secondo i promotori del ricorso, l’esecutivo avrebbe agito in anticipo, senza attendere la scadenza del termine per la raccolta firme a sostegno di un referendum di iniziativa popolare sulla riforma Nordio. Se il Tar dovesse accogliere la richiesta di sospensiva, l’effetto sarebbe immediato: il referendum sulla Giustizia verrebbe rinviato.

Decisione tra martedì sera e mercoledì

Proprio su questo punto si innesta l’iniziativa del comitato per il No, guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi. Dopo aver scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il comitato ha chiesto al Tar una sospensiva cautelare della delibera governativa. Nel frattempo, però, la mobilitazione ha già prodotto un risultato rilevante: la raccolta firme, avviata il 22 dicembre, ha superato con largo anticipo la soglia necessaria, raggiungendo oltre 545mila adesioni e consentendo così la presentazione di un quesito referendario alternativo. Il Tar del Lazio è ora chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di sospensione. La decisione potrebbe arrivare tra martedì sera e mercoledì, anche se appare più probabile una comunicazione nella giornata di mercoledì o, al più tardi, giovedì. L’esame del merito del ricorso, invece, richiederà più tempo e potrebbe richiedere alcuni mesi.

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Lente di ingrandimento anche sulla regolarità delle firme

In ogni caso, il 28 gennaio si profila come una data cruciale per l’intera partita referendaria. Nello stesso giorno, oltre all’eventuale pronunciamento del Tar sulla sospensiva, il comitato dei quindici giuristi depositerà in Cassazione tutte le firme raccolte, sia in formato cartaceo sia digitale. Da quel momento, la Suprema Corte avrà trenta giorni per verificare la regolarità delle sottoscrizioni e valutare la nuova richiesta di referendum. La scadenza formale per la raccolta delle firme di iniziativa popolare sarebbe fissata al 30 gennaio, nel rispetto dei tre mesi previsti dalla Costituzione dalla pubblicazione della riforma in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, per ragioni organizzative, la consegna delle firme e l’avvio delle procedure di trasferimento dei dati digitali saranno anticipati a mercoledì, così da evitare sovrapposizioni con l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, prevista per il 29 gennaio. Se il Tar dovesse accogliere la richiesta di sospensiva, l’effetto sarebbe immediato: il referendum sulla Giustizia verrebbe rinviato, aprendo una nuova fase di incertezza sul calendario e sulle modalità della campagna referendaria. 

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