Cambio al vertice del Tesoro, a Barbieri i dossier economici più caldi

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Paola Motta

Paola Motta

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Il Consiglio dei ministri di giovedì ha deciso un nuovo giro di nomine ai vertici della macchina dello Stato. Al Mef Barbieri sostituisce Rivera come direttore generale del Tesoro, confermato il Ragioniere dello Stato Mazzotta. Tra la premier Meloni e il ministro Giorgetti raggiunto un compromesso sull’obiettivo comune: gestire il debito pubblico rassicurando i mercati. Il secondo tempo della partita si giocherà sulle nomine delle partecipate pubbliche

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È la superpartita del potere, lo spoils system - strumento introdotto a fine anni Novanta - il potere del governo di cambiare i posti dirigenziali nella macchina dello Stato. Dopo un percorso a ostacoli, giorni segnati da girandole di nomi dei possibili candidati e un compromesso politico tra la stessa premier Meloni e il ministro Giorgetti, sono state decise le posizioni chiave del ministero dell'Economia. Riccardo Barbieri, già analista e dirigente del ministero dell'Economia, bocconiano e un passato nelle banche di investimento sarà il nuovo direttore generale del Tesoro: prende il posto di Alessandro Rivera - in carica dal 2018 su indicazione dell'ex ministro Giovanni Tria -  in uno degli snodi più importanti per l'azione dell'esecutivo nella programmazione, nelle analisi macroeconomiche e nella gestione del debito pubblico. Sembra che Meloni non ne abbia apprezzato la gestione nei dossier Ita e nel salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. Con Barbieri sia la premier che il ministro leghista hanno raggiunto una priorità comune: gestire la montagna del debito rassicurando i mercati. Confermato invece Biagio Mazzotta come Ragioniere dello Stato, figura cardine nel garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche; Ilaria Antonini - già al dipartimento delle politiche per la Famiglia, guiderà l'Amministrazione generale del personale e servizi. Presidente del Consiglio di Stato sarà Luigi Maruotti e segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia.

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Nei giorni scorsi erano stati confermati all'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini e Alessandra Del Verme al Demanio. Era stato sostituito il direttore dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, nominato nel 2020 su spinta del M5s: al suo posto Roberto Alesse, già presidente della commissione di garanzia sugli scioperi. Tra i primi cambiamenti  del governo anche la sostituzione del commissario straordinario per la ricostruzione post sisma del 2016: Guido Castelli di Fratelli d'Italia è subentrato a Giovanni Legnini, confermato commissario per Ischia. Rimosso anche il direttore dell'Aifa Nicola Magrini. Si conclude così la prima tornata di nomine con uno strascico polemico e in attesa del secondo tempo.

Il puzzle futuro nelle società partecipate

Con il giro di nomine di queste ore l'attenzione si sposta in  primavera per il rinnovo dei cda - tra gli altri - di Enel, Eni e Leonardo. Il responsabile dell'Economia Giorgetti ha annunciato, inoltre, una proposta di riforma del modello organizzativo del ministero con una divisione ad hoc per la gestione delle società partecipate. E proprio sulle aziende partecipate si riaccenderà il fuoco tra leader e partiti. Al di là delle polemiche politiche, dei desiderata, delle critiche, lo spoils system fa parte dei poteri e degli strumenti per realizzare il programma di chi ha vinto le elezioni. Da sinistra a destra, passando per il centro, lo spoils system rappresenta il potere per eccellenza e tutti lo esercitano. Nessuno escluso.

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