Elezioni, Conte attacca il Pd: “Faccia le sue scelte. No a politica due forni"

Politica
Il leader M5s Giuseppe Conte

Il leader M5s prende tempo sull’ipotesi campo largo ma si scaglia contro Enrico Letta: “Parole arroganti”. Poco prima, su una possibile alleanza il segretario dem aveva detto: “Non è gradito chi ha fatto cadere il governo”. Dal Nazareno: “Rottura ineluttabile”. Speranza prova a mediare: "I Cinque Stelle hanno sbagliato ma il nemico è destra". Secco invece Calenda: "No a cartelli elettorali con Di Maio". Il ministro: "Si crei un'area di unità nazionale". Iv: "Noi stiamo con l'area Draghi"

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“Non accettiamo la politica dei due forni. Quel che vale a Roma vale a Palermo. Sta al Pd fare le sue scelte”. Il leader Giuseppe Conte M5S è intervenuto così per replicare a quelle che lui stesso ha definito “dichiarazioni arroganti da parte del Partito Democratico” e per chiarire la posizione del Movimento sulla prospettiva di una alleanza del campo largo progressista con i Dem. Nelle scorse ore, dopo il “difficile ricomporre” del segretario dem Enrico Letta, si sono infatti susseguiti diversi interventi, da Franceschini a Guerini, che sembrano chiudere le porte all’interlocuzione.

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In una nota diffusa nel pomeriggio, Conte ha citato Palermo e la politica dei “due forni” proprio perché sabato 23 in Sicilia si vota per le primarie M5s, Pd e sinistra per scegliere il candidato alla presidente della Regione: “Ormai la macchina è partita e domani il Movimento vi prenderà parte”, ha confermato il presidente Cinque Stelle, che ha mostrato però disappunto nei confronti del Partito democratico. “Il campo largo c’è ancora? Noi siamo una forza progressista, ma non per autodefinizione: siamo oggettivamente progressisti. Ma poi spetterà al Pd fare le sue scelte”, ha puntualizzato. 

La chiusura del Pd

Poco prima, il segretario dem Enrico Letta aveva fatto intendere un totale cambio di strategia in corsa: “Lanceremo una proposta al Paese per essere vincenti alle elezioni”, ha detto. Aggiungendo: “Attorno a questo vedremo chi ci starà. Sarà il perimetro delle forze segnato dal voto di fiducia: non è gradito chi ha fatto cadere il governo”. Il rapporto “difficilmente verrrà ricomposto – ha spiegato Letta – “perché il gesto di ieri è sostanza, non è un fatto semplice di forma”. “La rottura è ineluttabile”, hanno poi rafforzano dal Nazareno.

Non solo Letta

Dopo la presa di distanze di Letta, anche il ministro della Cultura Dario Franceschini, a lungo garante dell’alleanza tra i due partiti, ha certificato la rottura: “Questo strappo rende impossibile ogni alleanza”. A ruota sono arrivate le dichiarazioni del ministro della Difesa Lorenzo Guerini: “Bisogna essere molto chiari. Chi è stato protagonista della caduta del governo Draghi non può essere interlocutore del Pd. Punto. Non c’è molto da aggiungere”, ha affermato a Lodi. Un messaggio destinato chiaramente al M5s: le responsabilità di questa crisi “sono precise, ci sono protagonisti di una scelta che hanno nomi e cognomi: quelle persone non possono essere interlocutori del Pd. Questa è la mia opinione”, ha concluso Guerini. 

 

Centristi in ordine sparso

Fra i possibili alleati del Pd c'è però chi non sembra intenzionato a chiudere definitivamente la porta al M5s: non lo ha fatto, ad esempio, Roberto Speranza. "Credo che i Cinque Stelle abbiano commesso un errore grave in Senato, ma l'avversario resta la destra", ha spiegato il leader di Articolo Uno facendo intuire che un margine di trattativa con i pentastellati esiste ancora. Su posizioni opposte, invece, Carlo Calenda di Azione, che all’ipotesi di un’alleanza di largo respiro con il centrosinistra ha risposto picche: "Non abbiamo alcuna intenzione di entrare in cartelli elettorali che vanno dai Verdi a Di Maio". Proprio il numero uno di Insieme per il Futuro, intanto, continua a tessere con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: "Si sta delineando un'area di unità nazionale che si contrappone sicuramente a Conte e a Salvini ma anche a una destra che ha scommesso per far cadere questo Governo", ha detto il ministro degli Esteri. Uno scenario variegato, insomma, nel quale si inserisce anche la variabile Italia Viva. I rumors su un netto rifiuto del Pd a un’intesa elettorale con Matteo Renzi sono forti, ma dal partito dell’ex premier si continuano a registrare tentativi di apertura: “Oggi Letta dice: con Di Maio sì, con Renzi no. Auguri! Noi stiamo con l'Area Draghi", ha detto il presidente di Iv Ettore Rosato. Che ha aggiunto: “Noi con Calenda diciamo le stesse cose al 95%. Penso che la campagna elettorale consentirà a questa area di nascere e si incuneerà fra populismi di destra e di sinistra".  

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