Crisi governo, Renzi: "Meglio un esecutivo politico. L'Arabia Saudita? Alleato importante"

Politica
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Il leader di Italia viva ribadisce la sua richiesta in un'intervista al Corriere della Sera: "Serve un documento scritto, un impegno solenne sui contenuti". Su Conte: "Eccessiva personalizzazione, il problema è il futuro del Paese". E sulle polemiche per gli elogi al regime saudita durante un colloquio con il principe ereditario bin Salman: "È un baluardo contro l’estremismo islamico”

“Penso che sia preferibile una soluzione politica al governo istituzionale. Ma nel caso in cui questa dovesse fallire accompagneremmo con rispetto le decisioni del capo dello Stato”. Matteo Renzi, in un’intervista al Corriere della Sera, torna a insistere sulla posizione di Italia Viva nelle consultazioni in corso affidate, nella forma del mandato esplorativo, al presidente della Camera Roberto Fico. E sulle polemiche per la sua visita in Arabia Saudita e gli elogi al regime saudita durante un colloquio con il principe ereditario Mohammed bin Salman afferma: “Sono stato a fare una conferenza. Ne faccio tante, ogni anno, in tutto il mondo. Stiamo parlando di uno dei nostri alleati più importanti. Il regime saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico” (CRISI DI GOVERNO, AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).

“Chiediamo un documento scritto, un impegno sui contenuti”

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Sulla crisi di governo, Renzi è convinto “che al voto non si andrà prima del 2023. La questione è capire se ci sarà un governo politico o tecnico e chi lo guiderà”. E ribadisce la richiesta di Italia viva di un programma scritto, “puntuale, con dentro tutte le cose che vogliamo fare. Non accetteremo di uscire da questa crisi senza un impegno solenne, scritto, sui contenuti”, sottolinea. “Solo dopo”, ricorda, “potremo parlare di nomi. Altrimenti prenderemo atto del tramonto dell’esperienza giallorossa”.

“Conte? Personalizzazione su di lui tradisce il vero problema”

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Tornando sul nome del premier dimissionario Giuseppe Conte, Renzi ribadisce che “questa crisi non è sul carattere o sulla simpatia: è sulle scelte per il futuro. Questa insistita personalizzazione su Conte tradisce il vero problema”, torna a sottolineare. “Che non è il nome del premier, ma la direzione del Paese. Prima di decidere chi guiderà la macchina, domandiamoci dove vogliamo andare e quali sono i compagni di viaggio. Ci sono 200 miliardi da spendere per i prossimi anni”.

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