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Manovra, intesa non compatta maggioranza: resta sfida Pd-Iv. Conte: "Abbiamo vinto tutti"

4' di lettura

Il vertice fiume non ha azzerato le divergenze. Renzi rivendica la vittoria nella "battaglia delle tasse", ma il premier lo stoppa. “Ha vinto l'Italia", dice anche Zingaretti. Da domani testo in commissione al Senato, mercoledì voto sul Mes (con il M5S diviso)

Dopo la difficile intesa sulla manovra, raggiunta venerdì in un vertice fiume a Palazzo Chigi, la maggioranza è tutt'altro che compatta. Va avanti, in particolare, la sfida Pd-Iv. Matteo Renzi rivendica la vittoria nella "battaglia delle tasse" e lancia la sfida a gennaio sulla crescita. Ma il premier Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti lo stoppano. "Abbiamo vinto tutti", dice il primo. “Ha vinto l'Italia", avverte il secondo. Un botta e risposta che la dice lunga sul clima nella maggioranza alla vigilia di due settimane nelle quali, oltre al voto sulla manovra, gli alleati di governo saranno chiamati a decidere (mercoledì) sul Mes e a disinnescare lo scontro sulla prescrizione prima dell'entrata in vigore (il primo gennaio) della riforma. Il M5S, intanto, resta alle prese con i dissensi su Luigi Di Maio e si presenta diviso al voto sul Mes. Da lunedì in commissione al Senato si voterà a tappe forzate la manovra con l'obiettivo di arrivare giovedì in Aula. La blindatura del testo alla Camera scongiurerà di riaprire le tensioni, chiuse dopo il vertice fiume.

Renzi: "Abbiamo vinto la battaglia delle tasse”

Ieri a far riaffiorare le tensioni nella maggioranza è stato Matteo Renzi. "Abbiamo vinto la battaglia delle tasse. Ora tutti insieme concentriamoci sulla crescita. Finirà come sulle tasse: prima ci criticano, poi ci ignorano, poi ci daranno ragione", ha detto il leader di Italia viva. Un'esultanza che non è piaciuta agli alleati. "Non c'era nessun premio in palio, non so cosa abbia vinto, abbiamo vinto tutti. Iv ha sicuramente dato un contributo, come tutte le altre forze politiche, ma non tutte le sue richieste sono state accolte", ha puntualizzato Conte. Il premier, poi, si è detto non interessato al fatto che Iv o qualche altro partito di governo pensi alle elezioni.

Mercoledì nuova prova di compattezza

Sempre ieri, dopo settimane di gelo, sembra esserci stato - almeno nei comportamenti - un riavvicinamento tra il premier e il capo del M5S Luigi Di Maio. Ai Dialoghi Mediterranei, i due si sono salutati e più volte avvicinati per parlarsi. Già mercoledì, comunque, la maggioranza sarà di nuovo chiamata a una prova di compattezza: con le comunicazioni (alla Camera e al Senato) del premier Conte sul Mes, i partiti al governo dovrebbero presentarsi uniti davanti alle opposizioni che annunciano battaglia. La Lega, con banchetti nelle varie città, ha raccolto centinaia di migliaia di firme contro il trattato sul fondo Salva-Stati. "Vogliamo fare di tutto per bloccare questo trattato, che arriva mercoledì in Aula, perché è un rischio per il Paese", ha detto Matteo Salvini, che alla battaglia sul Mes subordina la decisione della Lega di fare un ricorso alla Consulta contro la compressione della legge di bilancio a una sola lettura per Camera.

Altri nodi sono Mes e prescrizione

Per l'ok al Mes, comunque, gli occhi saranno puntati sul M5S: Luigi Di Maio, dopo gli attacchi della scorsa settimana, ha abbassato i toni, complice il rinvio a marzo deciso dall'Eurogruppo, ma tra i parlamentari il via libera è tutt'altro che scontato. L'altro nodo che la maggioranza deve chiudere prima di Natale è quello sulla prescrizione. Il ministro Alfonso Bonafede ha detto no alla prescrizione processuale, che lega la prescrizione alla durata dei gradi di giudizio, sbarrando la strada a una delle due ipotesi che il Pd ha messo sul piatto per dare il via libera all'entrata in vigore della riforma dal primo gennaio. Ma, hanno spiegato fonti Pd, in realtà più che alla prescrizione processuale i dem lavorano a ottenere una sospensione della prescrizione per 2-3 anni dopo il primo grado. Un vertice non è ancora stato fissato ma è possibile che si tenga nei primi giorni della prossima settimana, prima che Conte, chiamato dal Pd a mediare, voli a Bruxelles. "Stiamo lavorando su una base tecnica – ha spiegato il premier –, una volta trovate le soluzioni tecniche, e siamo vicini, faremo certamente un vertice politico".

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