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Ius culturae, Franceschini rilancia: "Lo vogliamo, non ci fermeremo"

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3' di lettura

Il ministro della Cultura ribadisce l'intenzione del Pd di far approvare una legge per la cittadinanza ai figli di genitori stranieri che abbiano compiuto almeno un ciclo di studi in Italia. Un tema che però è stato finora divisivo all’interno del governo

"Sullo ius culturae non ci saranno ragioni di convenienza che ci faranno fermare". Lo ha dichiarato il ministro della Cultura Dario Franceschini a Bologna, rilanciando l'intenzione del Pd di far approvare una legge per la cittadinanza ai figli di genitori stranieri che abbiano compiuto almeno un ciclo di studi in Italia. (COS'È LO IUS CULTURAE - LE TRE PROPOSTE DI LEGGE ALL'ESAME DELLA CAMERA)

Cosa è lo ius culturae

Lo ius culturae è al momento uno scenario inedito nel diritto di cittadinanza in Italia. Si tratta di un istituto giuridico che permette la possibilità di ottenere la cittadinanza ad un minore straniero, nato in un altro Paese o arrivato entro una certa età, a patto che abbia frequentato regolarmente almeno uno (o più) cicli di studio o dei percorsi di istruzione e formazione professionale. In sostanza, per diventare cittadino bisogna dimostrare di avere un certo livello di “culturae”.

L’iter politico

Già nel 2015, la Camera aveva approvato una riforma che avrebbe introdotto lo “ius culturae”, il diritto legato all’istruzione. Si prevedeva che potessero chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni e che avevano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). Prevedeva poi che i ragazzi nati all’estero ma arrivati in Italia fra i 12 e i 18 anni potessero ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Ma la proposta di legge non venne mai approvata dal Senato e si arenò. Ora è tornata d’attualità: all’esame della commissione Affari costituzionali ci sono delle proposte che prevedono che potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzioni fino al termine positivo della scuola primaria (i cinque anni delle elementari). “L’acquisto della cittadinanza”, si legge, “si configura pertanto come un diritto sottoposto a una condizione sospensiva, consistente nel compimento di un corso di istruzione che certifica l’avvenuta acquisizione delle conoscenze culturali e della formazione civica necessarie per una piena integrazione del giovane nella società italiana”.

Un tema divisivo nel governo

Il tema resta divisivo all’interno del governo. A fine settembre il ministro degli Esteri nonché leader del M5S Luigi Di Maio ha dichiarato: ”Credo che oggi non sia una priorità”. Se Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno ribadito senza sorpresa la loro contrarietà, nella sinistra c'è indecisione sui tempi. Per la sottosegretaria Pd ex renziana Alessia Morani sarebbe "un errore" varare subito la legge, mentre l'ex premier Enrico Letta e l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia spingano affinché lo ius Culturae si faccia subito.

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