Scuola, il neo ministro Fioramonti: "Aumento da cento euro al mese per i professori"

Politica

Intervistato dal Corriere, il titolare dell’Istruzione spiega come intende spendere i 3 miliardi che ha chiesto nella legge di Bilancio. Un miliardo andrà “all’Università per la ricerca”, due per gli stipendi dei docenti e per i concorsi. Via al cartellino per i presidi

“È necessario dare un riconoscimento agli insegnanti. Penso ad un aumento mensile a tre cifre, cento euro”. A dirlo in un’intervista al Corriere della Sera è il neo ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti (CHI È), che nei giorni scorsi ha chiesto tre miliardi di euro per il suo ministero nella legge di Bilancio, minacciando fin da subito le sue dimissioni in caso di mancata concessione (GOVERNO, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA). Fioramonti parla di “un’opportunità storica perché il governo ritiene che la scuola e l’università siano il nucleo dello sviluppo economico del nostro Paese” (LO SPECIALE SCUOLA - PRECARIO UN DOCENTE SU CINQUE).

"Un miliardo all’Università per la ricerca"

I potenziali tre miliardi a disposizione saranno così spartiti, spiega il ministro: “Con il miliardo per l’Università penso a più concorsi per ricercatori e a più finanziamenti per i Prin, i piani per la ricerca di base”. Mentre, per i due miliardi per la scuola prevede “un aumento mensile a tre cifre, cento euro” per gli insegnanti, con il resto dei soldi che andranno in “investimenti”, a cominciare dalla “ristrutturazione degli edifici scolastici”. Prevede anche di far partire i bandi dei concorsi per docenti entro la fine del 2019, mettendo mano al cosiddetto decreto “salva-precari”: “I 55mila posti dei concorsi saranno divisi a metà tra precari e neo laureati”.

"Recuperare i modelli Montessori e Don Milani"

Per Fioramonti bisognerebbe anche rivedere “i meccanismi dei concorsi che sono troppo farraginosi e complessi”, mentre sottolinea: “No ad atteggiamenti punitivi per i presidi”, via al cartellino. Poi auspica di “recuperare le esperienze internazionali migliori a partire da quella finlandese, poi il modello Montessori, Don Milani, l’esperienza di Reggio children: una scuola in cui i ragazzi vadano volentieri perché imparano divertendosi”. “Il test Invalsi è utile ma non deve essere requisito di ammissione alla maturità”, aggiunge Fioramonti, per poi concludere: “Si può andare verso un’abolizione graduale” del test di Medicina, ma prima “servono i fondi per l’Università”.

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