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Manovra: oggi il testo in commissione alla Camera, via libera entro sabato

4' di lettura

La legge di Bilancio torna a Montecitorio con il governo che punta al varo definitivo entro il 29 dicembre. Ancora dubbi su “quota 100” e reddito di cittadinanza che arriveranno a gennaio con due appositi decreti. Richetti: “Oggi depositiamo il ricorso alla Consulta”

Un rush finale di 48 ore prima del via libera finale del Parlamento. La manovra torna oggi in commissione alla Camera, con il governo che, dopo l’ok del Senato, punta al varo definitivo con la fiducia - senza che ci sia alcuna modifica quindi, perché in tal caso il testo tornerebbe al Senato - entro sabato 29. "Perché approviamo la manovra il 29 dicembre? Perché dopo anni c'è un Governo che ha trattato con l'Europa e ha combattuto. In passato le approvavano prima perché tagliavano e Bruxelles era contenta. Noi con questa manovra rimettiamo quasi 20 miliardi di euro nelle tasche degli italiani", ha detto il vicepremier Matteo Salvini. E Matteo Richetti (Pd), annuncia: “Oggi depositiamo il ricorso alla Consulta”. (FISCO, FAMIGLIE, IMPRESE: COSA CAMBIA)

Richetti su Facebook: è una legge che dimentica i giovani e punisce i pensionati

Una mossa contro la legge di bilancio, quella del ricorso, già annunciata dopo il via libera del Senato lo scorso 22 dicembre: "Oggi con i senatori del mio gruppo firmiamo e depositiamo il #ricorso alla Consulta - ha scritto Richetti su Facebook - contro una legge di Bilancio approvata fuori dall'ordinario percorso parlamentare, senza che Commissioni (a partire da quella sul Bilancio) e Aula abbiano potuto anche solo toccare il testo. Un fatto grave, nella forma e nella sostanza. Una legge che dimentica i giovani, punisce i pensionati, abbandona le imprese. E aumenta le tasse per il volontariato e chi fa del bene. A favore di condoni e di chi prova a raggirare il prossimo".

La rincorsa al 2,04% concordato con Bruxelles

Nella discussione sul testo resta, dopo il sofferto ok al Senato e le proteste delle opposizioni, l’incognita sui due provvedimenti portanti di tutta la sessione di bilancio: il reddito di cittadinanza, bandiera del M5s del vicepremier Luigi Di Maio, e la riforma della legge Fornero, con il varo di "quota 100", baluardo della Lega. Entrambi arriveranno solo a gennaio, con due distinti decreti, con il deficit a 2,04 concordato con Bruxelles - dicono in ambienti della maggioranza - che rischia di ridurre il potenziale peso specifico delle due misure. "Quota 100" paga sulla carta un prezzo alto e vede scendere i fondi a disposizione per il 2019 da 6,7 miliardi a poco meno di 4, mentre il reddito ha subito un taglio di 1,9 miliardi e può contare su 7,1 miliardi. E la rincorsa al 2,04 ha fatto circolare più di una indiscrezione su ulteriori limature, mirate alla riduzione delle platee e alla ridefinizione della tempistica. 

Il reddito di cittadinanza

Solo la lettura dei testi svelerà i dettagli, soprattutto per la misura pentastellata. Che potrebbe essere operativa - secondo alcune ricostruzioni - non prima del giugno 2019. Anche se i Cinque stelle assicurano che sarà confermato nelle linee generali quanto promesso: partenza a fine marzo, con un impegno fino ai 780 euro per i redditi più bassi, ma con paletti precisi: "Stiamo incrociando tutte le banche dati, stiamo incrociando i redditi, ovviamente se uno ha due o tre case, o due o tre macchinoni, non vedrà un centesimo di euro", ha spiegato deciso Salvini

“Quota 100”

Quanto alla riforma della Fornero, il taglio di 2,7 miliardi, contro i 2 annunciati nelle settimane scorse, non comporta secondo il sottosegretario al Mef leghista, Massimo Garavaglia modifiche sostanziali: "Non c'è nessun problema né per quota 100 né per le altre misure esistenti", vale a dire Ape social, che si dovrebbe finanziare con alcuni fondi “avanzati”, e Opzione donna. Vengono così confermati i capisaldi della riforma della legge Fornero, che però sarà triennale: potrà andare in pensione, tra il 2019 e il 2021, chi ha almeno 62 anni e 38 di contributi con una finestra trimestrale se lavoratore privato (la prima scatta ad aprile) e semestrale se pubblico. In questo caso l'uscita sarà a ottobre.

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