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La manovra passa al Senato, rissa sfiorata in Aula. Il Pd: "Ricorreremo alla Consulta"

4' di lettura

Tensione tra maggioranza e opposizione sul testo che dovrà tornare alla Camera il 28 dicembre per il via libera definitivo. Le novità: sconto fiscale per chi dichiara meno di 20mila euro. Sforbiciata al fondo investimenti. Assegni bloccati per pensioni sopra i 1500 euro

Dopo l'ennesima giornata al cardiopalma il Senato ha approvato la manovra, che dovrà tornare alla Camera per il via libero definitivo il 28 o il 29 dicembre, a poche ore dall'incubo dell'esercizio provvisorio. Il governo - in notturna - ha incassato la fiducia sul maxiemendamento che recepisce l'intesa con l'Europa, ma le opposizioni hanno battagliato fino all'ultimo (abbandonando la commissione Bilancio e manifestando il loro dissenso in Aula) e il Pd ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale perché - lamenta - ai senatori non è stato consentito di procedere a un solo voto sul testo (ECCO TUTTE LE NOVITA' INTRODOTTE). 

Di Maio: "Orgogliosi", Salvini: "E' solo l'inizio"

"Stanotte ero in Senato dove è passata la manovra del popolo. Viene massacrata da coloro che in tutti questi anni ci hanno tolto diritti. Ma sono orgoglioso che da marzo parte il reddito di cittadinanza, da febbraio-marzo parte quota 100, da febbraio-marzo partiranno le pensioni minime - pensioni di cittadinanza - e le pensioni di invalidità che si alzano a 780 euro. Queste sono le cose che ci devono rendere orgogliosi. Come i fondi ai truffati delle banche" ha commentato Di Maio in un video su Facebook. "Non siamo geni, non abbiamo fatto miracoli, ma siamo persone coerenti e di parola", ha detto anche Matteo Salvini su Fb, "non sono Batman e non sono Gesù Bambino", ma "finalmente c'è un governo con le palle". Per poi aggiungere: "Alla manovra do voto 7, è solo l'inizio".

Opposizioni abbandonano commissione Bilancio

Nel corso della notte, la tensione è salita in commissione Bilancio quando il governo ha annunciato la necessità di modificare il testo presentato per correggere degli errori formali e per stralciare alcune norme per motivi di copertura. Una decisione che ha suscitato la reazione dell'opposizione. FI ha lasciato la commissione prima del voto sulla modifica del testo, il Partito democratico ha chiesto le dimissioni del presidente della commissione, Daniele Pesco, Leu e FdI non hanno partecipato al voto.

Rissa sfiorata in Aula

Più tardi, quando dopo l'ennesima capigruppo il testo è finalmente giunto in Aula, si è sfiorata la rissa allorché i senatori dem si sono avvicinati ai banchi del governo. Sono volate alcune copie del maxiemendamento e Simona Malpezzi, del Pd, ha accusato la senatrice questore Laura Bottici (M5s) di averle "messo le mani addosso". Per calmare gli animi il presidente Casellati ha sospeso per alcuni minuti la seduta. Alla ripresa, finalmente, è iniziato l'iter che ha portato all'approvazione del testo.

Le novità nel testo

Nella versione finale del provvedimento sono confermate alcune delle misure principali ma arrivano anche delle novità. A partire dalla sforbiciata al fondo per gli investimenti che passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). Il governo assicura però che non ci sarà alcun "taglio agli investimenti. Nel passaggio al Senato, le risorse destinate nel prossimo triennio agli investimenti restano invariate, per un valore complessivo di circa 15 miliardi".

Confermato blocco assunzioni, salta norma Ncc

Confermato il blocco delle assunzioni fino al 15 novembre 2019 per la Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali, mentre per le università è posticipato al primo dicembre, con l'eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere assunti come professori nel corso del 2019. Saltano dal testo le norme sugli Ncc ma il governo ha varato un decreto ad hoc (COSA PREVEDE) per affrontare la crisi del settore che introduce una nuova regolamentazione.

I dubbi dell’ufficio parlamentare di bilancio

La nuova versione della manovra ha suscitato i dubbi dell'Ufficio parlamentare di bilancio: la nuova stima di crescita del Pil all'1% per il 2019 (a fronte dell'1,5% precedente) è ora "plausibile, pur presentando non trascurabili rischi di revisione al ribasso". E i rischi "risultano amplificati se si considerano le previsioni per il 2020 e 2021".

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