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Crollo ponte Genova, tensioni nel governo dopo il decreto

Politica

Il premier Conte sarebbe stato accusato di aver voluto accelerare per arrivare a Genova con qualcosa da esibire. Manca ancora il nome del commissario straordinario per la ricostruzione. Armani, numero uno di Anas: “Rimetto il mio mandato a Toninelli”

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Non si placa lo scontro tra l’esecutivo e la Regione Liguria, dopo che il governo ha varato il decreto che contiene misure urgenti per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova. Manca ancora il nome del commissario straordinario per la ricostruzione, che sarà scelto dal governo di concerto con gli enti locali e a cui spetterà la decisione se affidare la ricostruzione a Fincantieri o Autostrade. Un tema su cui si consuma il dibattito politico: se il governo ribadisce il no ad Autostrade, il governatore Toti avverte: "Non tollereremo un’ora di ritardo". Il viceministro dei Trasporti Rixi, intervistato da Maria Latella a Sky tg24, afferma: "Per Genova vogliamo un ponte nuovo, moderno e monitorato". Tensioni anche all’interno dello stesso esecutivo, con il premier Giuseppe Conte che secondo alcune indiscrezioni - poi smentite dagli interessati - sarebbe stato accusato da esponenti leghisti e diversi ministri del Movimento 5 Stelle di aver voluto accelerare il decreto, per potersi presentare alla cerimonia a Genova, a un mese dalla tragedia, con qualcosa da esibire. Nel frattempo, il numero uno di Anas rimette il suo mandato al ministro dei Trasporti Toninelli, ma assicura che Anas è pronta a gestire altre tratte autostradali.

Scontro Toti-governo

Il governo conferma dunque il proprio 'no' ad Autostrade (pagherà ma non metterà "neanche un sassolino", dice Toninelli), che si è candidata a fare l'opera insieme a Fincantieri sul progetto di Renzo Piano nel minor tempo possibile. "Non abbiamo ceduto al ricatto di offrire ad Autostrade la ricostruzione - ha sottolineato Conte presentando il decreto - lo faremo a spese di Autostrade ma la procedura per la revoca della concessione resta in piedi e si completerà". Smentite le tensioni sull'approvazione del decreto: secondo alcune indiscrezioni il premier sarebbe stato criticato per la fretta con cui ha deciso di vararlo, senza prevedere le necessarie coperture e senza consultare le forze politiche di maggioranza. "Ora il governo ha fatto un decreto su Genova - avverte il presidente della Liguria Giovanni Toti -  ma se i tempi non saranno quelli previsti da noi, entro settembre inizio demolizione, entro novembre inizio cantiere, ne risponderanno davanti ai liguri e agli italiani. Non tollereremo un'ora di ritardo, per nessuna ragione al mondo", scrive su Facebook il governatore.

Rixi: “Vogliamo consultare le amministrazioni locali”

Il provvedimento su Genova è stato approvato 'salvo intese', proprio per avere il tempo di consultare le amministrazioni locali, ha spiegato il viceministro Rixi a Sky tg24, visti i rapporti finora non sempre semplici tra tutte le parti in campo. Martedì il sindaco Marco Bucci e lo stesso Toti arriveranno quindi a Roma per discutere a Palazzo Chigi dei dettagli del decreto ma anche del nodo fondamentale rimasto ancora aperto: la nomina del commissario e i poteri da conferirgli. Posizione condivisa anche dal vicepremier Matteo Salvini che interpellato a margine del Piccolo Festival dell'Essenziale a Milano ha ribadito che il nome del commissario straordinario per l'emergenza sarà concordato con gli enti locali. Sulla ricostruzione, il viceministro ha ricordato che nel decreto approvato dall’esecutivo è previsto che la parte finanziaria sia a carico completamente di Autostrade, ma per quanto riguarda i lavori per il nuovo ponte, ha ribadito Rixi, "riterrei inopportuno il coinvolgimento" di Aspi.

Armani (Anas): Rimetto il mio mandato a Toninelli

Intanto, intervistato da Repubblica, il numero uno dell’Anas, Gianni Vittorio Armani, dichiara di aver "messo a disposizione di Toninelli il mio mandato. È impossibile lavorare in un'azienda pubblica senza la fiducia dell'esecutivo", afferma negando problemi col ministro dei Trasporti. "Al momento non ho avuto riscontri, dunque vado avanti, siamo prontissimi a gestire altre tratte autostradali visto che già abbiamo una rete dieci volte quella di qualunque gestore".

Perizia: negli stralli meno cavi rispetto al progetto

Intanto, mentre prosegue il dibattito politico, si lavora per stabilire la tenuta dei monconi del ponte e per poter far ripartire l'attività di recupero beni dei Vigili del fuoco nelle palazzine vicine al viadotto. Ma arrivano anche nuove informazioni dalla perizia fornita dai consulenti della procura ai magistrati. L’analisi delle macerie ha evidenziato come, in fase di realizzazione del ponte, ci siano state delle anomalie. A partire dal numero di cavi che risulterebbe inferiore rispetto a quello del progetto. E le guaine che avrebbero dovuto rivestire i cavi risultano quasi del tutto assenti. Inoltre è emerso che, a partire dagli anni ’80, numerose relazioni - tra cui una dello stesso Morandi - avevano già evidenziato il costante degrado della struttura.