Messina, appalti truccati: tre misure cautelari

Sicilia
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I tre sono accusati - a vario titolo - di corruzione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, turbativa d'asta, tentata truffa aggravata in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità

Corruzione, falsità ideologiche, turbativa d'asta, truffe: sono i reati contestati dalla Procura di Messina nei confronti di tre persone coinvolte in una indagine della Dia su illeciti nell'aggiudicazione di appalti per opere relative alla sicurezza della rete viaria gestita dal Consorzio per le Autostrade Siciliane.

L'inchiesta

L'inchiesta, denominata Fuori dal Tunnel, ha portato alla notifica di tre misure cautelari nei confronti di due funzionari dell'ente e di un imprenditore. Ai domiciliari è finito l'ingegnere A.P. di 60 anni, funzionario del Consorzio Autostrade Siciliane, attualmente anche consigliere comunale di Castelbuono, in provincia di Palermo. La sospensione dai pubblici uffici è stata notificata all'ingegnere A.E.S. di 68 anni, anche lui funzionario del Cas, mentre all'imprenditore F.N. di 62 anni, rappresentante legale della Notari Luigi S.p.A., è stato notificato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione. 

Le accuse

I tre sono accusati - a vario titolo - di corruzione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, turbativa d'asta, tentata truffa aggravata in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità. Nell'inchiesta sono coinvolti anche altri cinque imprenditori. A finire sotto la lente di ingrandimento dei magistrati e degli investigatori sono stati alcuni appalti per i lavori effettuati negli ultimi anni lungo il tratto autostradale di competenza del CAS (A/20 Messina-Palermo e A/18 Messina-Catania), asse viario, che, come ha fatto rilevare il gip nell'ordinanza cautelare, è "già drammaticamente e notoriamente afflitto da gravi carenze strutturali" e lungo il quale frequenti sono stati gli incidenti, anche mortali. Emblematico il caso degli appalti per i "lavori di messa in sicurezza" delle gallerie "Tindari" e "Capo d'Orlando", lungo la A/20 Messina-Palermo. Si tratta di lavori - dall'importo complessivo a base d'asta, di circa 25 milioni di euro - aggiudicati nell'anno 2015 all'ATI Luigi Notari S.p.a. - Costruzioni Bruno Teodoro S.p.a, ditta in cui lavoravano familiari e persone vicine ai due funzionari indagati. Per gli inquirenti le assunzioni sarebbero state funzionali all'aggiudicazione dell'appalto. Dall'inchiesta è emerso che, per quanto l'offerta dell'ATI NOTARI- BRUNO fosse stata considerata dalla commissione di gara "anormalmente bassa", Puccia, sulla base di una relazione presentata da Schepisi, attestò che "l'offerta presentata dall'ATI Notari-Bruno" fosse "attendibile ed affidabile" e che "le giustificazioni documentate" fossero "sufficienti ad escludere l'incongruità dell'offerta".

Irregolarità

Gravi irregolarità sono emerse anche con riguardo alla realizzazione di un importante sistema di sicurezza delle gallerie, ritenuto dalla legge indispensabile per garantire l'incolumità degli utenti. Gli altri episodi contestati si sarebbero verificati in tempi più recenti, nell'ambito dei lavori "di ripristino" dell'asfalto drenante" del viadotto Calamo, lungo la A/20. Gli inquirenti, infine, hanno individuato irregolarità anche nei lavori fatti per la riapertura della galleria Sant'Alessio, sull'autostrada A/18 ME-CT, opera in cui A.P. aveva fatto il direttore dei lavori. Piuttosto che preoccuparsi della corretta realizzazione delle opere l'ingegnere avrebbe utilizzato il proprio ruolo per - scrive il gip - "propiziare l'assunzione di un suo uomo di fiducia" nei cantieri del subappaltatore.

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