Mafia a Palermo, colpo al mandamento di San Lorenzo: 10 arresti

Sicilia
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Le accuse sono a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, furto aggravato, violazione delle prescrizioni imposte dalle misure preventive

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale, su richiesta Dda, nei confronti di 10 indagati (9 finiti in carcere e 1 ai domiciliari), accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, furto aggravato, violazione delle prescrizioni imposte dalle misure preventive.

L'operazione

L'operazione 'Teneo', coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, rappresenta un nuovo colpo nei confronti del mandamento mafioso di Palermo di San Lorenzo e Tommaso Natale. Finisce di nuovo in carcere G. C., uscito dal carcere nel 2019 e che avrebbe ripreso il controllo del mandamenti. L'indagine è la prosecuzione delle operazioni 'Oscar' (2011), 'Apocalisse' (2014) e 'Talea' (2017) che avevano portato in carcere capi e gregari del mandamento. L'operazione prende il via dal controllo delle attività di un imprenditore del settore movimento terra, ritenuto particolarmente vicino a F. P. L., reggente non sempre ben visto dagli affiliati. Questi ultimi, secondo gli investigatori, riponevano grandi aspettative nella scarcerazione nel febbraio 2017 di G. C. e poi di N. S. e di altri affiliati arrestati nell'operazione 'Oscar'. I due erano venerati e ossequiati per la capacità di comando, il carisma e l'influenza nella dinamiche mafiose. 

Il boss tornato in carcere

La figura centrale dell'operazione è quella del boss G. C., tornato in carcere oggi per le terza volta in tre anni. La libertà d'azione del capomafia, in pratica, sarebbe durata solo 7 mesi perchè nel settembre 2017, dopo il primo arresto, era stato destinatario di un nuovo provvedimento restrittivo; da quel momento in poi, le redini del mandamento mafioso sarebbero state prese da N. S., anche lui poi arrestato nel maggio 2018. Proprio in quel mese si sarebbe riunita per la prima volta dopo l'arresto di Salvatore Riina, la ricostituita commissione provinciale di cosa nostra palermitana, con la partecipazione di C. L. P., nuovo rappresentante del mandamento di Tommaso Natale. Ma anche lui fu poi arrestato nel gennaio 2019 nell'operazione "Cupola 2.0", nel corso della quale finirono in carcere ben 6 capi mandamento. Nel corso delle indagini le telecamere e le microspie dei carabinieri immortalarono diversi incontri tra i due boss avvenuti, in alcune occasioni, anche al largo delle coste palermitane, sui rispettivi gommoni. Uno spaccato anche pittoresco dei "costumi" mafiosi visto che le microspie registrarono che il primo si lamentava per la presenza delle moto d'acqua che scorrazzavano nei pressi di Sferracavallo. Il capomafia raccontava di essere intervenuto personalmente nei confronti di alcuni di loro, originari dei quartieri di Brancaccio e di Pagliarelli, i quali, riconoscendolo, avevano tenuto un comportamento ossequioso tanto da essersi subito spostati sulla zona di Mondello perché a Sferracavallo "c'era lo zio in porto".

Le intercettazioni

Le intercettazioni raccolte grazie alle telecamere e microspie nascoste dei carabinieri confermano la leadership del boss G. C., venerato e ossequiato per la capacità di comando, il carisma e l'influenza nella dinamiche mafiose ("l'hai sentita la buona notizia? E' uscito Giulio, è uscito...."). Militari dell'Arma lo vedono e lo ascoltano mentre fa incontri su un gommone in mare a nel Golfo di Palermo o mentre, a conclusione di un incontro su una 'messa a posto' di una ditta, dà un bacio in bocca a uno dei suoi collaboratori più stretti, nel rispetto di un'antico rituale mafioso ancora radicato in Cosa nostra. 

Le estorsioni

Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia di due imprenditori edili che si sono ribellati al pizzo. L'inchiesta ha ricostruito 7 vicende estorsive consumate o tentate di cui 2 denunciate spontaneamente dalle vittime. Tra questi il tentativo di imporre la fornitura di container per sabbia a un imprenditore edile, per poi costringerlo al pagamento di un'estorsione di 1000 euro per i lavori di ristrutturazione di uno stabile a Sferracavallo. Una tentata estorsione nei confronti di un altro imprenditore edile affinché affidasse a un soggetto a loro vicino la realizzazione degli impianti di condizionamento all'interno di un cantiere aperto in via Partanna Mondello di Palermo. Una seconda estorsione ai danni di un imprenditore edile, la cui impresa era impegnata in lavori di ristrutturazione all'interno di un residence ubicato in via Tommaso Natale, con la complicità e la mediazione del portiere. Ancora un'altra estorsione ai danni di un imprenditore edile costretto a rinunciare ai lavori di ristrutturazione di un immobile, nella zona della Marinella di Palermo, poi assegnati a una ditta a lui riconducibile. Il tentativo di un imprenditore edile ed esponente della famiglia mafiosa di Passo di Rigano di bloccare l'avvio dei lavori di scavo nella zona di via Michelangelo di Palermo da parte di una ditta edile, il cui titolare avrebbe dovuto cercare dapprima un contatto con gli esponenti mafiosi del territorio per la cosiddetta "messa a posto". Infine, il furto aggravato, quale forma di avvertimento e di intimidazione mafiosa, di un container collocato dalla vittima in via Plauto, e un'altra estorsione ai danni di un imprenditore edile, la cui impresa aveva aperto un cantiere in via Porta di Mare di Palermo.

Il commento del presidente della Commissione antimafia Morra

"E così in Sicilia, a Palermo precisamente, magistrati della DDA e forze dell'ordine sgominano un nucleo di Cosa Nostra dedito ad estorsioni ed infiltrazioni nel mondo dell'edilizia, attraverso un meticoloso lavoro di ricostruzione della realtà, avendo dalla loro le denunce di 2 imprenditori capaci di sottrarsi all'omertà della paura. E se avessimo più imprenditori pronti a denunciare, più giornalisti disposti a fare inchieste, più politici impegnati a combattere le mafie, questo nostro straordinario e bellissimo paese potrebbe tornare a fiorire". Lo scrive il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. 

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