Smantellata a Palermo una rete di spaccio, arresti

Sicilia

Tra i promotori dell'organizzazione di spacciatori arrestati nella notte, c'è anche il parente di un noto pregiudicato mafioso del mandamento della "Noce"

Nell'ambito dell'operazione "H24 Evolution" la polizia ha smantellato una fitta rete di spaccio, gestita da due associazioni a delinquere, arrestando 16 persone. Tra i promotori dell'organizzazione di spacciatori finiti in manette nella notte, c'è anche il parente di un noto pregiudicato mafioso del mandamento della "Noce". Si trattava di un 'efficiente' call center della droga, con pusher reperibili al cellulare 24 ore su 24 per soddisfare le richieste dei clienti.

L'operazione di polizia

L'operazione è un approfondimento ed "evoluzione" di un precedente intervento che, nel febbraio del 2017, aveva portato all'esecuzione di alcuni provvedimenti custodiali a carico di pusher del rione Zisa. Si era scoprto che i malviventi, tramite ordinazioni telefoniche, effettuavano continue cessioni di stupefacente ad acquirenti della "Palermo bene".
A capo dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, c'era Giuseppe Vallecchia. Secondo quanto emerso nelle intercettazioni, egli avrebbe controllato le attività dal carcere e avrebbe conquistato il ruolo di vertice in quanto fidanzato della sorella di Fabio Chiovaro, boss della Noce.

Le ultime indagini

Le ultime indagini hanno accertato le attività illecite di altri soggetti, sempre del rione Zisa, che offrivano droga a tutte le ore. Inoltre, l'associazione controllava rigidamente l'attività di spaccio dei propri pusher, utilizzando anche dinamiche conflittuali tra loro per metterli in competizione e fargli aumentare il bacino di clienti.
"L'operazione di oggi - spiega Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Palermo - è la prosecuzione di quella che nel 2017 aveva portato in carcere diversi pusher sempre alla Zisa, che rifornivano decine e decine di assuntori anche a casa. Il sistema anche in questo caso era basato su due bande che riuscivano a consegnare la cocaina a una serie di clienti assidui. Ogni pusher - conclude - aveva dei cellulari con dei numeri e guadagnava circa 800 euro a settimana". Trait d'union tra l'operazione del 2017 e quella di oggi è rappresentato dalla presenza di Danilo Biancucci. "In casa sua si svolgevano le riunioni - dice Agatino Emanuele, capo della narcotici - e in alcuni casi in queste riunioni si motivavano i pusher a guadagnare sempre di più. Durante la riunione uno dei motivatori disse al pusher che se si fosse impegnato avrebbe potuto guadagnare 800 euro a mattinata".

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