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Cos'è successo nel raid Usa in cui è morto il capo dell'Isis al Baghdadi. VIDEO

4' di lettura

Il capo del sedicente Stato Islamico si è ucciso in Siria nella notte tra il 26 e il 27 ottobre durante un blitz delle forze armate Usa. Un’operazione preparata da mesi, con l’aiuto di una spia curda, del cognato e di una moglie del Califfo

Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 2019 Abu Bakr al Baghdadi, leader dell’Isis, si è ucciso in Siria durante un blitz delle forze armate Usa nel compound dove si nascondeva. Il raid statunitense - che Donald Trump ha definito "qualcosa di grande" - è durato in tutto due ore ed è iniziato, secondo quanto riporta il Guardian, dopo che un informatore curdo infiltrato nell’Isis ha rivelato le indicazioni esatte sul nascondiglio dell’uomo più ricercato dal Pentagono. La spia ha ottenuto anche un pezzo di biancheria intima di al Baghdadi e un campione del sangue del califfo che sono poi serviti per confermare con l'esame del Dna l'identità prima che il raid avesse luogo.

La preparazione dell’operazione con l’aiuto dei curdi

La preparazione dell’operazione era iniziata mesi fa. Polat Can, un alto funzionario delle Forze democratiche siriane (SDF), l’alleanza di milizie curde che operano in Siria, ha rivelato che è dal 15 maggio scorso che collaborano con la CIA per l’individuazione del rifugio del Califfo. Grazie all’informatore infiltrato nell’Isis, hanno monitorato gli spostamenti di al Baghdadi, in costante movimento per paura di essere catturato. Secondo quanto riferito dalle SDF, stava pianificando la sua fuga attraverso il vicino confine con la Turchia. “Più di un mese fa, è stata presa la decisione di eliminare al-Baghdadi. Tuttavia, il ritiro degli Stati Uniti e l'invasione turca ci hanno spinto a interrompere le nostre operazioni speciali", ha dichiarato Can.

Tra gli informatori, una moglie di al Baghdadi

Un’altra figura chiave per la cattura di al Baghdadi è stato il cognato del califfo. Ha portato i funzionari iracheni in un tunnel nel deserto al confine siriano-iracheno, dove sono stati trovati oggetti - tra cui armi, borse e mappe - appartenenti al leader dell’Isis. Insieme a una delle mogli e a un nipote di al Baghdadi, a inizio settembre, ha poi fornito le informazioni necessarie ai curdi e alla CIA per localizzare il Califfo nella provincia di Idlib, in un’area chiamata Jebel al-Druze.

L’inizio del raid

Si arriva così alla notte tra il 26 e il 27 ottobre. In Siria sono le 23, alla Casa Bianca le cinque del pomeriggio, e il presidente statunitense Trump arriva nella Situation Room insieme al vice presidente Mike Pence e al capo del Pentagono Mark Esper. Presenti anche il capo di stato maggiore interforze Mark Milley e il vice direttore delle operazioni speciali Marcus Evans, presto raggiunti da altri esponenti dell'amministrazione. Pochi minuti dopo, scatta l'operazione.

La tempesta di fuoco

Le forze speciali della Delta Force e dei Ranger arrivano a Barisha - nella provincia di Idlib, nel nord ovest della Siria - dopo quasi un'ora di volo a bordo di otto elicotteri, sorvolando parte dello spazio aereo russo. Sono circa 100 uomini, accolti da una tempesta di fuoco. La risposta è immediata, con le forze Usa che hanno la meglio, lasciando alle loro spalle molti morti. Fra le vittime anche due donne, due delle mogli di Al Baghdadi, colpite prima che potessero far detonare i loro giubbotti esplosivi. Sgomberato il campo, le forze americane entrano nel cuore del compound senza registrare perdite, solo uno dei cani a sostegno della missione rimane ferito. Fra i mezzi a disposizione anche un robot, non usato, portato in via precauzionale nella consapevolezza che al Baghdadi potesse essere imbottito di esplosivo. Nella roccaforte si trovano 11 bambini, che rimarranno feriti.

La fuga e il suicidio del Califfo

Una volta rintracciato, il leader dell'Isis rifiuta la resa e cerca una via di fuga addentrandosi nei tunnel sotterranei. "Scappava ma è finito in un vicolo cieco trascinando con sé tre dei suoi figli", ha raccontato Trump. A inseguirlo i cani, mentre lui "urlava e piangeva". Una volta capito che non c'era più scampo, al Baghdadi si è fatto esplodere, uccidendo i figli. Nello scoppio crolla il tunnel, ma le truppe Usa riescono a mettere le mani sui resti del cadavere e a portare a termine sul posto i primi esami del Dna. "This is a confirmation, Sir": sono le parole della certezza, arrivate 15 minuti dopo l'esplosione. I resti raccolti sono quelli di al Baghdadi. I test condotti confermano la sua identità.

I resti dispersi in mare

Nel corso del raid - riferisce il New York Times - vengono arrestate due persone legate al leader dell’Isis. Si trovano al momento in Iraq, dove sono già sottoposti agli interrogatori dei militari americani. I resti di al-Baghdadi vengono dispersi in mare, come era accaduto con quelli dell'ex leader di al Qaida, Osama bin Laden.

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