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Giorno della Memoria, il 27 gennaio si ricordano i 15 milioni di vittime dell'Olocausto

3' di lettura

La data è stata scelta dall'Onu nel 2005 per commemorare le persone uccise nello sterminio attuato dalla Germania nazista nei confronti delle categorie considerate "indesiderabili" come ebrei, omosessuali, portatori di handicap e rom. L'Italia l'aveva istituita nel 2000

Giorno della memoria 2019, la cerimonia degli ex prigionieri ad Auschwitz. FOTO

Ogni anno il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime dell’Olocausto, lo sterminio messo in atto tra il 1933 e la metà degli anni Quaranta dalla Germania nazista e dai suoi alleati verso tutte le categorie ritenute "indesiderabili". I primi a essere perseguitati, deportati nei campi di concentramento e uccisi, furono gli ebrei: ne morirono tra i cinque e i sei milioni.

Perché il 27 gennaio

La data del Giorno della Memoria è stata designata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite l’1 novembre 2005 con la risoluzione 60/7, in seguito alle celebrazioni del sessantesimo anniversario della liberazione dei lager nazisti. Il 27 gennaio 1945 le truppe dell'Armata Rossa arrivarono per prime alla città polacca di Auschwitz, dove scoprirono il campo di concentramento. I soldati liberarono i superstiti le cui testimonianze aprirono per la prima volta gli occhi del mondo sull’orrore del genocidio nazifascista.

L’Italia e la decisione nel 2000

Anche il nostro Paese ha istituito la giornata per le vittime dell’Olocausto il 27 gennaio, lo ha fatto però cinque anni prima della risoluzione delle Nazioni Unite. La ricorrenza è stata definita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, preceduta da lunghe discussioni su quale dovesse essere considerata la data simbolica di riferimento. Le opzioni più considerate sono state due: il 16 ottobre, proposto dal deputato Furio Colombo in memoria del rastrellamento del ghetto di Roma del 1943, e il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen. La prima avrebbe sottolineato le deportazioni razziali e la responsabilità italiana, la seconda la storia dell’antifascismo. Alla fine, anche per la portata evocativa, si optò per il giorno della liberazione di Auschwitz, divenuto ormai il campo di concentramento simbolo universale del genocidio.

Olocausto, gli “indesiderabili”

Il termine Olocausto deriva dal greco ὁλόκαυστος (holòkaustos, "bruciato interamente") e in origine indicava una forma di sacrificio prevista dal giudaismo. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del XX secolo, in seguito agli orrori dei campi di concentramento nazisti, la parola viene usata per definire il genocidio dei cosiddetti “indesiderabili”. Il terzo Reich aveva un progetto di eliminazione totale che riguardava categorie ben precise: dalle popolazioni delle regioni orientali europee occupate, ritenute "inferiori", agli oppositori politici, passando per nazioni e gruppi etnici quali rom, sinti, jenisch, gruppi religiosi come i testimoni di Geova e pentecostali, gli omosessuali, i malati di mente e i portatori di handicap. L’Olocausto provocò circa 15 milioni di morti in totale di cui, secondo le deposizioni di membri delle SS al processo di Norimberga, quasi sei milioni erano ebrei.

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