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Guerra in Ucraina, perché l’Italia non può inviare carri armati a Kiev

Mondo fotogallery
28 gen 2023 - 07:00 8 foto
©IPA/Fotogramma

Roma sembra al momento fuorigioco per quanto riguarda la fornitura di mezzi per il conflitto al presidente Zelensky, che tra le sue richieste non ha aggiunto gli Ariete italiani, rimasti fermi agli anni Ottanta. Possibile, perciò, che anche l’Esercito si doti dei Leopard 2, sebbene abbia ancora la prima versione e gli autoblindo Centauro, che necessiterebbero solo di qualche aggiornamento

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L’Italia manderà Leopard o armi all’Ucraina? La risposta è no, perché non abbiamo carri armati di ultima generazione. Al tramonto della Guerra Fredda sono stati costruiti in Italia 200 Ariete progettati dalla Oto Melara, che sulla carta dovevano essere equivalenti ai Leopard 2 tedeschi e agli Abrams statunitensi. Dalla nascita, però, armamento e protezione (peso di sessanta tonnellate, cannone da 120 millimetri e corazzature composite) non sono apparsi all’altezza, imponendo un aumento delle blindature che hanno conseguenzialmente ridotto la mobilità

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FERMI AGLI ANNI OTTANTA – Il problema, poi, come scrive anche Repubblica, è che le armi non sono mai state aggiornate: i nostri Ariete sono rimasti fermi agli anni Ottanta. Questo ha anche aumentato in modo esponenziale i prezzi dei pezzi di ricambio, diventati quasi artigianali. Nel 2015 venne stimato che per tenerli in servizio tutti e duecento sarebbero serviti più di trenta milioni l’anno. All’estero sono stati usati solo una volta, nel 2004 a Nassiriya, e poi ridotti a circa 60, cannibalizzando i restanti per le parti di ricambio

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GLI INVESTIMENTI - Con la ripresa della tensione internazionale, si è cercato di correre ai ripari, investendo nella manutenzione: i numeri sono tornati sopra cento ed è stato appena varato un programma per rivitalizzarli completamente. Con 980 milioni di euro su 125 Ariete verrà montato un propulsore più potente, un sistema di visori di ultimo tipo, cingoli più larghi, nuove trasmissioni e contromisure difensive

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CENTO LEOPARD PER L’ITALIA? – La casa produttrice, in associazione con Iveco, sta testando i primi prototipi e la previsione è di terminare il piano nel 2034. Un po’ tardi, tant’è che il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Pietro Serino, due mesi fa ha ipotizzato l’acquisto di cento Leopard 2 di ultima serie. In tutto l’Occidente oggi nessuno produce carri armati e i disegni per il progetto “europeo” voluto da Francia e Germania sono ancora sulla carta mentre tutti i generali sentono la necessità di ricostruire le panzerdivisionen

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GLI ALTRI MEZZI CORAZZATI - Se questo è l’aspetto tecnico che impedisce all’Italia di offrire tank moderni all’Ucraina, valutazioni politiche sembrano tenerci fuori dal dibattito sulla cessione di altri mezzi corazzati. Nel 1987 infatti l’Esercito aveva 1500 carri armati tra Leopard 1 di concezione tedesca e M60 americani: sono stati tolti dal servizio e allineati in depositi, senza mai demolirli. Sono perciò utilizzabili, previa revisione

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I 120 LEOPARD I – Di questi, 120 Leopard 1 sono stati aggiornati nel 1996 e sono ancora richiesti sul mercato: cinquanta sono stati esportati e una ventina, originariamente destinati a un Paese sudamericano, sono fermi in attesa di revisione. Pur essendo datati darebbero ancora un aiuto alla resistenza ucraina, che ha accettato ben volentieri i vetusti T55, risalenti al 1958, donati dalla Slovenia

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I CENTAURO - Inoltre, disponiamo di quattrocento autoblindo “caccia-carri” Centauro: veicoli con otto ruote motrici e un cannone da 105 millimetri, presenti pure nell’armamentario di Spagna e Giordania e sono superiori alle AMX RC-10 che Macron sta per consegnare a Kiev

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L’AGGIORNAMENTO E LE RICHIESTE DI KIEV - Parte di questi blindati è già nei depositi e tutti saranno sostituiti con 150 nuove Centauro 2, con arma da 120 millimetri e dotazioni elettroniche avanzate, di cui 96 esemplari sono già in costruzione. Cederne alcune dozzine all’Ucraina non andrebbe quindi a intaccare le scarne riserve dell’Esercito e l’ipotesi è circolata più volte, senza mai venire formalizzata: se allora però l’Ucraina chiedeva soprattutto cannoni e missili contraerei, adesso le esigenze paiono cambiate

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