El Niño 2026, rischio eventi estremi entro fine anno: le previsioni

Mondo

Introduzione

A pochi giorni dall'avvio della Cop31 in Turchia, l'Onu lancia un allarme sull'insufficienza dei fondi per i paesi più poveri. Il nuovo rapporto arriva mentre il fenomeno climatico El Niño continua a minacciare tutto il mondo

Quello che devi sapere

L'allarme dell'Onu

Mentre il riscaldamento globale si avvia a superare la soglia di 1,5 gradi centigradi, i finanziamenti per l'adattamento sono ampiamente insufficienti, l'attuazione delle misure è ostacolata da barriere istituzionali e le perdite e i danni continuano a crescere nei paesi in via di sviluppo. Questo l'allarme lanciato dall' "Adaptation Gap Report: Ready? Not" (il Rapporto sul divario di adattamento 2026: Pronti? No) dell'Unep - il programma delle Nazioni unite per l'ambiente - che evidenzia come nel 2024 siano aumentati di appena 1 miliardo di dollari rispetto al 2023 i flussi di finanziamento pubblico internazionale per l'adattamento da parte dei paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo raggiungendo 28,2-31,7 miliardi di dollari nel 2024. 

 

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L'obiettivo della Cop30

Il rapporto ricorda che il fabbisogno stimato per i paesi in via di sviluppo è di circa 305 miliardi di dollari all'anno entro il 2035. Anche se venisse raggiunto l'obiettivo della Cop30 di triplicare i finanziamenti pubblici internazionali entro il 2035 (portandoli a 85-120 miliardi di dollari all'anno), questo coprirebbe appena il 20-29% del fabbisogno complessivo. I flussi verso i paesi meno sviluppati (Ldc) e i piccoli stati insulari in via di sviluppo (Sids) sono aumentati in termini reali tra il 2019 e il 2024, ma sono diminuiti rispetto al picco del 2022. Triplicare i flussi potrebbe comunque coprire il 49-83% delle loro necessità, osserva il rapporto dell'Unep. "Il mondo non è pronto ad adattarsi alle attuali condizioni climatiche, figuriamoci cosa comporterà il superamento di 1,5 gradi", ha affermato Inger Andersen, direttrice esecutiva dell'Unep. Andersen ha ribadito che alla Cop31 sul clima, che prenderà il via il 9 novembre in Turchia, "le nazioni devono concentrarsi sull'intensificazione degli sforzi per raggiungere l'aspirazione del Global Mutirão della Cop30 di triplicare i finanziamenti per l'adattamento entro il 2035 - pur comprendendo che dovranno andare ancora oltre per salvare vite umane, evitare perdite e danni e proteggere le economie".

 

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El Niño tra ottobre e dicembre

L'allarme dell'Onu si inserisce in un contesto mondiale in cui continuano ad aumentare i fenomeni atsmosferici estremi. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, tra ottobre e dicembre c'è una probabilità dell'83% che si verifichi il più grande fenomeno meteorologico El Niño mai registrato.

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In Perù

Il governo del Perù ha dichiarato per 60 giorni lo stato di emergenza in quasi tre quarti dei distretti del Paese a causa del rischio di precipitazioni eccezionali e inondazioni legate al fenomeno climatico El Niño. Lo riferiscono i principali media locali. Il provvedimento, adottato dall'amministrazione della presidente Keiko Fujimori, interessa località di tutte le 25 regioni amministrative e prevede interventi urgenti da parte delle autorità nazionali, regionali e locali. La decisione è stata motivata dall'insufficiente capacità dei governi regionali di affrontare autonomamente l'emergenza. Secondo le autorità, il riscaldamento delle acque del Pacifico aumenta il rischio di piogge intense, esondazioni dei fiumi e colate di fango e detriti, note localmente come "huaicos". Le situazioni più critiche si registrano nelle regioni settentrionali di Tumbes e Piura, dove le precipitazioni hanno già provocato allagamenti e costretto alcuni residenti a evacuare. Nel sud andino e nel bacino amazzonico, invece, persistono gravi carenze idriche. 

In Bolivia

Si è mosso anche il presidente boliviano Rodrigo Paz che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per far fronte agli effetti del fenomeno climatico El Niño, che minaccia il Paese con siccità e inondazioni. Il provvedimento, formalizzato con il decreto supremo 5759, consentirà di mobilitare risorse umane ed economiche, potenziare le squadre di soccorso e coordinare gli interventi con le autorità locali e gli organismi di cooperazione internazionale. Lo riferiscono i media locali. Secondo gli ultimi dati del viceministero della Difesa civile, la siccità ha già colpito oltre 78.000 famiglie in sei dei nove dipartimenti boliviani e causato la perdita di oltre 75.000 capi di bestiame. Sono inoltre 63 le comunità che hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa della carenza d'acqua. Paz ha avvertito che il fenomeno potrebbe avere conseguenze particolarmente gravi, alternando periodi di siccità a precipitazioni intense e inondazioni. Anche le Nazioni Unite hanno segnalato il rischio che l'attuale episodio di El Niño raggiunga un'intensità eccezionale. 

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Le perdite causate dalla siccità in Eswatini

Le autorità dell'Eswatini, (ex-Swaziland, piccola monarchia assoluta e montuosa dell'Africa australe) hanno lanciato un appello agli allevatori affinché vendano parte del bestiame per limitare le perdite causate dalla siccità associata alEl Niño, a seguito della morte di oltre 50 bovini nella regione meridionale dello Shiselweni. Lo rivela il Times of Eswatini di oggi. Secondo il ministero dell'Agricoltura, la scarsità di pascoli e di acqua ha provocato un rapido deterioramento delle condizioni degli animali, un aumento degli aborti nel bestiame e un calo della produttività, alimentando timori per la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle comunità rurali. Nel corso di una riunione di emergenza, il veterinario regionale Allen Simbai Maruve ha chiesto interventi immediati, tra cui la distribuzione di mangimi, l'approvvigionamento idrico tramite autobotti e la riabilitazione delle infrastrutture idriche. L'Autorità nazionale per la gestione del rischio di disastri (Ndrma) ha riferito che le previsioni climatiche indicano temperature superiori alla media e precipitazioni inferiori alla norma fino almeno a marzo 2027, con effetti che potrebbero coincidere con la stagione agricola e aggravare la crisi alimentare. Le autorità hanno inoltre segnalato che la produzione nazionale di mais nel 2026 è scesa a circa 70.000 tonnellate a causa delle piogge irregolari, mentre il caldo estremo e la mancanza di umidità nei terreni stanno compromettendo le semine e aumentando il rischio di infestazioni parassitarie. 

Le previsioni

Intanto una proiezione del Climate Impact Lab (un'iniziativa di ricerca collegata all'Università di Chicago), riportata dal portale cileno El Mostrador, ha stimato che El Niño potrebbe provocare circa 200 decessi aggiuntivi in Cile entro marzo 2027 a causa delle temperature estreme. La stima si basa su un modello che calcola l'eccesso di mortalità associato alle temperature superiori alla media, tenendo conto delle differenze territoriali in termini di vulnerabilità e capacità di adattamento. Secondo le proiezioni, le regioni settentrionali del Paese presentano i rischi maggiori, mentre febbraio e marzo concentrerebbero la maggior parte dei decessi aggiuntivi. A livello globale, il modello stima circa 373.000 morti aggiuntivi per il caldo tra ottobre 2026 e marzo 2027. La cifra sale a circa 857.400 considerando l'intero periodo da giugno 2026 a marzo 2027.

 

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