Legambiente, in Italia foreste in crescita e sotto tiro: nel 2026 in fiamme 130mila ettari
Ambiente
Il report presentato oggi da Legambiente evidenzia un paradosso: i boschi coprono il 37% del Paese, ma gestione e pianificazione sono ferme al palo. Oltre 2mila gli incendi nella Penisola, in aumento del 20% sul 2025. Il Sud è l'area più colpita. Altra minaccia dalle specie aliene: la cocciniglia tartaruga del pino sta uccidendo intere pinete
Le foreste italiane avanzano per effetto dell'abbandono delle aree rurali e montane, ma sono sempre più fragili, non protette e minacciate da una forte recrudescenza di eventi estremi. È la fotografia scattata dal nuovo rapporto di Legambiente, intitolato 'La Bioeconomia delle foreste 2026', presentato a Roma durante il IX Forum Foreste. Il report mette in luce quattro grandi emergenze che si stanno abbatendo sul patrimonio boschivo nazionale: l'impennata degli incendi, l'avanzata della crisi climatica insieme alle specie aliene, i gravi ritardi nella prevenzione e una dipendenza cronica dal legname estero. Si tratta di un paradosso per un Paese in cui la superficie verde ha raggiunto gli 11 milioni di ettari, coprendo quasi il 37% del territorio nazionale e alimentando una filiera che fattura oltre 52 miliardi di euro l'anno.
L'emergenza incendi: distrutti 183mila campi da calcio
Il dato più allarmante riguarda i roghi. Secondo le elaborazioni sui dati europei EFFIS/Copernicus, tra l'1 gennaio e il 15 ottobre 2026 sono scoppiati nella Penisola 2.223 incendi, con un incremento del 20,5% rispetto allo scorso anno. Le fiamme hanno inghiottito ben 130.858 ettari di territorio, l'equivalente di oltre 183mila campi da calcio A subire i danni maggiori è stato il cuore protetto dell'Italia: quasi il 29% delle aree bruciate rientra infatti nei territori della Rete Natura 2000, un dato in crescita di 12mila ettari rispetto al 2025. A livello territoriale, il Mezzogiorno si conferma l'area più colpita, con la Sicilia in testa (71.178 ettari distrutti), seguita da Calabria e Puglia. Al Nord si registra la situazione critica del Piemonte, mentre la provincia di Bolzano è l'unico territorio italiano rimasto completamente immune dai roghi. La gravità del fenomeno è evidente in un altro dato: la superficie forestale bruciata ogni anno supera di gran lunga quella autorizzata per il taglio commerciale.
Prevenzione a rilento e l'incognita delle specie aliene
L'aumento dei danni è direttamente collegato ai ritardi accumulati nella prevenzione e nella cura dei boschi. In Italia, la pianificazione forestale interessa appena il 21% della superficie boscosa complessiva, mentre la gestione sostenibile programmata è ferma all'11%. I ritardi nella manutenzione territoriale lasciano i boschi indifesi non solo davanti alle fiamme e alla siccità prolungata, ma anche di alle minacce biologiche legate al cambio climatico. Tra queste, l'invasione della cocciniglia tartaruga del pino, un parassita di origine asiatica che sta provocando la morte di intere pinete lungo la fascia mediterranea.
Il paradosso del legno importato dall'estero
Un altro punto critico evidenziato da Legambiente riguarda il mancato sfruttamento sostenibile delle risorse interne. Nonostante la crescita dei boschi, l'Italia continua a importare dall'estero l'80% del legname necessario al proprio fabbisogno industriale. Questo forte squilibrio espone il Paese a forti vulnerabilità geopolitiche in caso di sanzioni o blocchi commerciali internazionali. Nel nostro Paese si preleva poco più di un terzo dell'incremento boschivo annuo, lasciando ampie porzioni di territorio senza alcuna gestione o valorizzazione economica della filiera corta del 'Made in Italy'.
Il piano per il 2030 e la svolta chiesta al governo
Per invertire questa tendenza, Legambiente ha presentato un pacchetto di proposte indirizzate al governo, chiedendo un cambio di paradigma entro il 2030. Gli obiettivi principali includono il raggiungimento della pianificazione per almeno il 50% delle superfici forestali, la certificazione di un quarto dei boschi e il taglio del 30% delle importazioni di legno dall'estero. L'associazione propone di puntare su una prevenzione attiva basata sul monitoraggio satellitare avanzato, sulla manutenzione dei territori di confine tra aree urbane e rurali, e sull'uso del fuoco prescritto. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato come la gestione delle foreste non debba più essere considerata una politica di settore, ma una colonna portante della transizione ecologica e del ripristino degli ecosistemi a livello europeo.