Introduzione
La vittoria del Partito Democratico e la conquista della maggioranza al Congresso nelle elezioni di Midterm aprono un nuovo capitolo per Donald Trump. Dalle capitali europee a Pechino, da Mosca a Teheran, ci si interroga su quanto il nuovo assetto condizionerà la politica estera della Casa Bianca. La Costituzione americana delimita in modo sfumato i confini tra Presidente e Congresso: lo Studio Ovale comanda le forze armate, ma Capitol Hill detiene la chiave del bilancio.
Quello che devi sapere
La questione iraniana
Il primo banco di prova per il nuovo assetto istituzionale riguarda il fronte del Medio Oriente. Dopo il voto, Trump ha rilasciato un'intervista al Financial Times dichiarando che "gli Stati Uniti non hanno piani immediati per colpire l'Iran" e sottolineando che "sembra che stiamo ottenendo tutto ciò che vogliamo". Pur dicendosi pronto all'azione se necessario il Presidente ha ribadito che "non siamo realmente in guerra. Non considero che siamo in guerra come in Ucraina, come la Prima o la Seconda Guerra Mondiale". Il numero uno della Casa Bianca, però, ha dichiarato a Fox News che la questione iraniana ha influito negativamente sul risultato elettorale dei Repubblicani.
I fondi militari nel nuovo Congresso
In questo contesto, un'analisi del The Guardian ha evidenziato che, se l'amministrazione dovesse orientarsi verso un'escalation, troverebbe nel nuovo Congresso a maggioranza democratica un ostacolo insormontabile sull'approvazione dei finanziamenti militari straordinari destinati al Pentagono. La leva economica della Camera dei Rappresentanti diventa così l'ostacolo principale nei confronti di nuove operazioni ad alto costo nel Golfo.
La guerra in Ucraina
Sul fronte della guerra in Ucraina, lo Studio Ovale sembra intenzionato a proseguire lungo la linea dell'autonomia decisionale. Nelle stesse battute al Financial Times, Trump si è detto ottimista sostenendo che Ucraina e Russia stiano facendo dei progressi: "Credo che entrambe le parti siano arrivate al punto di dire 'troviamo un accordo'". Un'impostazione che di fatto scavalca il Congresso, che nei mesi scorsi aveva tentato di incidere approvando sanzioni sul petrolio russo.
Il confronto con la Cina
Analogo il discorso per la Cina. Nonostante tra Democratici e Repubblicani esista una necessità di contenere le ambizioni tencnologiche di Pechino e tutelare Taiwan, sarà la Casa Bianca a gestire in prima persona il confronto e gli accordi di coesistenza economica con Xi Jinping.
Il nodo della difesa europea
Per i paesi europei e la Nato, l'esito delle Midterm rappresenta un elemento di rassicurazione istituzionale. Come ricordato dal Corriere della Sera, sul piano della difesa, la permanenza degli Stati Uniti nell'Alleanza Atlantica rimane protetta dalla norma che impedisce al presidente di recedere senza il consenso del Senato. Il sostengo politico americano verso l'Europa, però, non subirà stravolgimenti radicali. Il Vecchio Continente resta un alleato fondamentale, ma da Washington, a prescindere dal colore del Congresso, continuerà a salire la richiesta di maggiori investimenti sulla sicurezza.