Accordo con Putin sul diesel, perché Trump ha deciso il via libera al carburante russo?

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Introduzione

Perché Donald Trump ha deciso di comprare il diesel russo? È questa la domanda di cui Stefania Pinna ha discusso allo Sky Cube con Alessandro Marenzi, vicedirettore di Sky TG24, e Renato Coen, corrispondente da Bruxelles. Il presidente degli Stati Uniti infatti nei giorni scorsi ha stretto un accordo con Putin per le forniture di carburante. A dare l’annuncio è stato lo stesso Trump: “Ho appena concluso un colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin”, ha scritto su Truth, spiegando quanto diesel Mosca fornirà al mercato globale nei prossimi mesi. Una mossa a sorpresa che ha causato importanti reazioni in tutto il mondo, e lo sconcerto in Ucraina: “Qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo di de-escalation, rappresenta un'evidente debolezza”, ha attaccato Zelensky.

Quello che devi sapere

Le ragioni dell’accordo sul diesel

Per capire perché Trump si è mosso in questa direzione, è necessario sapere che il prezzo del diesel negli Stati Uniti in questo momento è molto alto. E un costo simile si riflette anche nelle aree più rurali e agricole del Paese, dove il diesel è molto usato e dove di solito si vota per Donald Trump: gli elettori però sono infuriati con il presidente per il caro carburante, che ha superato perfino i livelli raggiunti durante l’amministrazione Biden. E a poche settimane dalle elezioni di mid-term, la speranza della Casa Bianca sembra essere quella di raffreddare i prezzi e migliorare le prospettive repubblicane alle urne, attualmente non rosee secondo i sondaggi.

 

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Le intenzioni di Donald Trump

In effetti le intenzioni di Trump sono state rese note dallo stesso presidente che, annunciando l’accordo su Truth, ha affermato che “i prezzi del gasolio per gli americani - e per il mondo intero - caleranno rapidamente e in misura record”. Il presidente ha sottolineato che "garantire prezzi più bassi per gli americani, in particolare per i nostri grandi agricoltori, allevatori e autotrasportatori, è la mia priorità assoluta. Si tratta di un annuncio di enorme importanza”.

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Quanto diesel arriverà sul mercato

Ma quanto diesel arriverà sul mercato grazie all’accordo tra Trump e Putin? A dirlo, ancora una volta, è stato lo stesso presidente Usa: “È stato concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate nel mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo”, ha scritto su Truth. Secondo Tim Armitage, un analista contatto dalla BBC, i numeri menzionati da Trump sono “relativamente piccoli”.

Gli Stati Uniti e il diesel russo

È inoltre importante sapere che gli Stati Uniti non hanno direttamente bisogno del diesel russo: Washington ne produce molto più di quanto ne consuma e non ne importa quasi niente. Trump infatti non ha detto che il prodotto arriverà in America, ma che andrà sul mercato per tutto il mondo. L’idea sembra essere la seguente: la Russia mette più carburante sul mercato, la quantità disponibile a livello globale sale e dunque il prezzo tenderà a scendere.

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Quale impatto avrà l’accordo

Resta tutto da vedere però se questo meccanismo funzionerà o meno. Prima dell’annuncio di Trump il diesel costava 6,29 dollari al gallone, e con le mid-term a sole tre settimane di distanza il tempo per vedere una riduzione del prezzo è davvero poco. Gli analisti del mercato dell’energia inoltre pensano che la quantità di carburante sia troppo bassa per avere un effetto significativo. Inoltre resta da vedere se Mosca ha davvero a disposizione quella quantità di diesel, vista anche l’efficacia della campagna ucraina contro le infrastrutture energetiche russe.

Le opinioni internazionali

Anche analisti contatti da Al Jazeera hanno confermato che l’accordo non dovrebbe avere un impatto significativo sul mercato globale e sulla crisi energetica. I prezzi così alti, sottolinea ancora l’emittente qatariota, sono dovuti alla combinazione delle guerre in Iran, in Ucraina e da ultimo gli scontri tra Arabia Saudita e Houthi. 

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Le critiche interne

Intanto la mossa di Trump ha causato due nuovi fronti, uno interno e uno esterno. Per quanto concerne quello interno, come riportato da CNN, sette senatori (di cui quattro repubblicani) hanno pubblicato una dichiarazione nella quale chiedono all’Amministrazione di “cambiare immediatamente decisione”. Il gruppo ha sottolineato come il Congresso abbia approvato una legge che vieta l’importazione di energia dalla Russia nel 2022, per “impedire che i dollari americani finanzino la guerra di Putin contro l’Ucraina”.

Il fronte esterno

E se quello interno vede tensione anche nel Partito Repubblicano, la reazione estera non è stata migliore. Un portavoce della Commissione europea infatti ha sottolineato che “ l’Ue sta riducendo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi e continuerà a farlo con determinazione". Per poi aggiungere: "L'Europa conosce fin troppo bene i costi nascosti legati all'eccessiva dipendenza dagli idrocarburi russi. E l'Europa non vuole alimentare la guerra della Russia contro l'Ucraina. Continuiamo a ritenere necessario un cessate il fuoco che protegga le forniture alimentari mondiali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e in Russia".

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La replica dell’amministrazione Trump

A difendere la decisione di Trump, sia sul fronte interno che su quello esterno, è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent. In una intervista a Fox sull’accordo ha detto che “useremo tutti i poteri legali disponibili per attuarlo. Tutti quelli in Congresso che dicono che non si può fare perché contraddice il Lindsey Graham Act sbagliano". E poi ha affermato che l'Europa è "ipocrita" a criticare l’intesa: "Dall'inizio della guerra, gli europei hanno dato alla Russia più soldi che all'Ucraina. Hanno fallito nella politica energetica e continuano a finanziare Putin. Quindi, è ipocrita da parte loro sostenere che non possiamo avere un po' di tregua sui prezzi del diesel”. E poi lo stesso Trump ha rivendicato: “Ho fatto la scelta giusta per gli americani. Sempre America First”.

 

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