L'operazione di Rizza Citizen Science ha raccolto volontari che, dal 2024 a maggio 2026, hanno lavorato per ripristinare l'ecosistema marittimo
L’obiettivo era chiaro: trasformare le distese di ricci di mare in giungle sottomarine dove la vita marina possa prosperare. La missione di Rizza Citizen Science è riuscita nel suo intento e, in poco tempo, ha ridato vita a un ecosistema vivo e ricco: sono tornate le foreste di alghe e con loro, nuovi habitat per gli animali marini.
Dal 2024 a maggio 2026, in 23 giornate di intervento in tre siti costieri (Sørsjetéen, Telegrafbukta e Øksfjord) gruppi di volontari hanno complessivamente rimosso 98.085 ricci di mare. I subacquei hanno trascorso sott’acqua oltre 20mila minuti, pari a circa 14 giorni. Il lavoro testimonia già le fatiche fatte: a Sørsjetéen, le alghe hanno ricolonizzato un intero molo di 200 metri, mentre i lavori di ripristino a Øksfjord hanno visto il ritorno delle alghe su fondali precedentemente spogli. Le foreste in via di recupero stanno creando habitat di riproduzione per i pesci e contribuendo al ripristino della biodiversità marina.
Le spiegazioni del lavoro di Rizza Citizen Science
Nel tempo, la Norvegia avrebbe perso quasi il 90% delle sue foreste di alghe a causa della modernizzazione dei metodi di pesca e delle flotte negli anni '70. Con la diminuzione dei loro predatori naturali, le popolazioni di ricci di mare sono esplose. “Queste creature spinose”, si legge sul sito ufficiale dell’organizzazione, “si sono nutrite incessantemente di alghe, distruggendo le foreste un tempo rigogliose e lasciando dietro di sé vaste distese sottomarine desolate, le cosiddette ‘deserti di ricci’”. Un cambiamento che, avvenendo sotto il mare, è sfuggito alla percezione quotidiana.
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L'importanza delle foreste di alghe
Ma perché fare di tutto per salvare le foreste di alghe? Secondo quanto riportato da Rizza Citizen Science, le distese di kelp catturano il carbonio, combattendo il cambiamento climatico, Consumano l'azoto che finisce in mare, producono enormi quantità di ossigeno, riducono l'acidificazione degli oceani, oltre a proteggere le coste dalle tempeste. Se questo non fosse abbastanza convincente, le foreste di alghe forniscono formidabili servizi ecosistemici, che gli scienziati hanno stimato in 500 miliardi di dollari all'anno.
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"L'assalto" dei ricci di mare
I ricci di mare vengono spesso incolpati della scomparsa delle foreste di alghe, ma la storia è più complessa. Il riccio di mare verde (Strongylocentrotus droebachiensis) è una specie autoctona e svolge un ruolo cruciale in un ecosistema marino equilibrato. Il problema non sono i ricci in sé, ma l’incremento del loro numero. La pesca eccessiva ha eliminato predatori chiave come il merluzzo e il pesce lupo, lasciando che i ricci di mare si moltiplicassero senza controllo e depauperassero le foreste di alghe. Il problema, quindi, affonda le radici in tante cause concatenate tra di loro.
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Il ripristino delle foreste di alghe
Il recupero dei volontari però è stato veloce e visibile in poco tempo. Il ripristino più evidente si è registrato a Sørsjetéen, dove il restauro è stato molto ampio. A Telegrafbukta, i volontari hanno iniziato a rimuovere i ricci di mare nel giugno 2025 in un'area di restauro di circa 2.000 metri quadrati, di cui circa un terzo è già stato ripristinato. Nel terzo sito, Øksfjord, i volontari hanno ripristinato circa 150 metri di costa durante due fine settimana di restauro nell'ottobre 2025 e nel maggio 2026. Tutto reso possibile da volontari, un gruppo di snorkelisti, subacquei e cittadini scienziati, che si sono immersi nelle acque norvegesi per dare un contributo concreto e che, al termine delle giornate, si sono concessi meritati waffle.