Morta Robin Morgan, protagonista della rivoluzione femminista negli Usa

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Scrittrice e poetessa prolifica, la donna è scomparsa a 85 anni a New York per complicazioni legate a problemi di salute. Mercoledì scorso era venuta a mancare Gloria Steinem, sua compagna di lotte

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Per Robin Morgan la sorellanza era tutto. Era potente, come si legge sulla sua antologia più famosa, pubblicata nel 1970, Sisterhood is powerful, era globale, come titolò la sua seconda antologia, Sisterhood is global (1984), ed era per sempre (Sisterhood is forever, 2003). Così tanto potente, globale e per sempre che, come se fosse un programma, Morgan è deceduta a 85 anni a Manhattan sabato 5 settembre, pochi giorni dopo quelli dell’amica e compagna di battaglie femministe, Gloria Steinem. Insieme avevano co-fondato il Women's Media Center, organizzazione no-profit a sostegno delle donne che lavorano nei media, e soprattutto avevano combattuto fianco a fianco per sovvertire l’abitudine di estromettere le donne dal dibattito culturale, sociale, politico. “Eravamo stanche di preparare caffè e occuparci di politica”, dichiarò Morgan in un’intervista al Guardian nel 2006.

La vita di Robin Morgan

Il figlio Blake Morgan ne ha annunciato la morte dopo una serie di problemi di salute nelle ultime settimane. Poetessa, scrittrice e giornalista, Morgan è stata una delle figure più influenti del femminismo americano della seconda ondata, attivista a tutto campo. Tra gli anni Sessanta e Settanta fu protagonista di una stagione di profonde trasformazioni sociali e culturali, contribuendo a cambiare il modo in cui le donne guardavano a sé stesse, alla politica e alla società. Da bambina prodigio della televisione americana, celebrata come the ideal American girl, la ragazza statunitense ideale, Morgan divenne una militante capace di mettere in discussione convenzioni e poteri consolidati, dentro e fuori il movimento femminista. Naque nel 1941 in Florida e crebbe nello stato di New York: a quattro anni conduceva un programma radiofonico e alla fine degli anni Quaranta entrò nel cast della popolare serie televisiva Mama. Dietro la facciata della ragazza statunitense ideale però, si nascondeva una personalità fuori dagli schemi comuni imposti dal buon costume e dalla convenzione. Iniziò ad allontanarsi dallo spettacolo per dedicarsi alla letteratura, frequentò da uditrice i corsi della Columbia University, partecipò alle mobilitazioni per i diritti civili e alle proteste contro la guerra in Vietnam, avvicinandosi ai gruppi della nuova sinistra.

Nel 1968 Morgan fu tra le organizzatrici della storica protesta contro il concorso di Miss America ad Atlantic City, considerata una delle prime grandi manifestazioni pubbliche del moderno movimento di liberazione delle donne. La protesta sarebbe poi entrata nell'immaginario collettivo anche per il cosiddetto "rogo dei reggiseni", episodio in realtà legato al gesto simbolico di gettare biancheria e altri oggetti in un "Freedom Trash Can". Due anni dopo Morgan pubblicò Sisterhood Is Powerful, antologia di testi del movimento delle donne destinata a diventare uno dei libri fondamentali del femminismo contemporaneo. L'opera è stata citata dalla New York Public Library nel 1995 tra i cento libri più influenti del XX secolo.

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L’attivismo politico

Morgan non si limitò a elaborare le idee del femminismo: ne costruì anche il linguaggio. Le viene ampiamente attribuita la diffusione del termine "herstory", reinterpretazione femminista di "history", mentre numerosi suoi slogan sono diventati parte del lessico del movimento. Denunciava quella che considerava una contraddizione profonda: uomini impegnati nella lotta contro le ingiustizie sociali che continuavano a riprodurre rapporti di potere discriminatori nei confronti delle donne. Definì Charles Manson “solo l'estremo logico della fantasia del normale uomo americano”. Condusse battaglie per il movimento anti-pornografico perché, diceva, “la pornografia è la teoria: lo stupro è la pratica”. Nel 2008 divenne virale per un saggio che denunciava la misoginia tossica rivolta a Hillary Clinton, allora senatrice in corsa per la nomination democratica alla presidenza.

La militanza le procurò anche arresti. Nel 1970 fu fermata insieme ad altri attivisti dopo l'occupazione degli uffici della Grove Press, in una protesta legata al conflitto sindacale all'interno della casa editrice

Poetessa prima ancora che militante, Morgan pubblicò oltre venti libri tra poesia, narrativa, saggistica e antologie. Nel 1984 fondò il Sisterhood Is Global Institute, mentre nel 2005, insieme a Gloria Steinem e Jane Fonda, contribuì alla nascita del Women's Media Center e fu figura di primo piano di Ms. Magazine, di cui divenne direttrice nel 1989, contribuendo a trasformarla in una pubblicazione internazionale bimestrale senza pubblicità.

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La vita privata

La sua vita privata sfuggì anch'essa alle definizioni convenzionali. Nel 1962 sposò il poeta Kenneth Pitchford, dal quale ebbe il figlio Blake, lo stesso che ha annunciato la morte sabato 5 settembre. Il matrimonio, durato oltre vent'anni, fu da lei descritto come una "comune di due persone". Morgan ebbe relazioni con uomini e donne e rifiutò a lungo le etichette. Nel 2013 le fu diagnosticato il Parkinson, una malattia che entrò anche nella sua produzione poetica.

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