Kiev ha introdotto sanzioni contro la serie russa conosciuta in tutto il mondo, Italia compresa. La decisione "crea le basi giuridiche per bloccare i contenuti in Ucraina e coinvolgere le piattaforme internazionali per limitarne la monetizzazione e la distribuzione", come ha spiegato la ministra della Cultura ucraina
A Kiev la guerra arriva anche sul piccolo schermo. L'Ucraina ha sanzionato i produttori e i distributori di "Masha e Orso", il popolare cartone animato russo, accusato di essere uno strumento di "propaganda" del Cremlino. La decisione "crea le basi giuridiche per bloccare i contenuti in Ucraina e coinvolgere le piattaforme internazionali per limitarne la monetizzazione e la distribuzione", ha spiegato su X la ministra della Cultura ucraina, Tetyana Berezhna, aggiungendo che "non c'è posto per la propaganda russi sugli schermi dei bambini".
La serie conosciuta in tutto il mondo
Le sanzioni, introdotte con un decreto firmato dal presidente Volodymyr Zelensky, colpiscono lo studio russo Animaccord, che ha prodotto la serie, il suo fondatore, oltre lo sceneggiatore e il regista del cartone. "Masha e Orso", che racconta le avventure di una bambina vivace e del suo amico Orso, un ex artista del circo, è uno dei cartoni più famosi in Russia. La serie è stata trasmessa in circa 100 Paesi e ha raccolte decine di miliardi di visualizzazioni solo su YouTube, dando origine anche a diversi spin-off.
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Le accuse di propaganda (non sono da parte di Kiev)
Il cartone, tuttavia, è stato accusato in Ucraina e in altri Paesi alleati di Kiev, tra cui Regno Unito ed Estonia, di offrire un'immagine positiva della Russia e di rappresentare uno strumento di soft power del Cremlino, che dal canto suo ha risposto alle accuse. Il portavoce, Dmitry Peskov, ha affermato che la serie ha "conquistato il mondo", promuovendo "le migliori qualità umane". "Il fatto che l'Ucraina abbia dichiarato guerra anche ai cartoni animati probabilmente è un'ulteriore dimostrazione della natura grottesca" delle autorità ucraine, ha aggiunto Peskov ai giornalisti.