Il ministero dell’Interno di Vienna ha dichiarato a LaPresse: "Con il Patto c'è la possibilità che, in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell'Ue, quest'ultimo possa recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico - ha spiegato il ministero - Nella pratica, l'autorità mette a disposizione della persona un biglietto del treno o dell'autobus"
Anche l’Austria, come la Germania e la Svizzera, ha deciso di applicare il Patto Ue su migrazione e asilo e rimandare in Italia alcuni richiedenti asilo. Dal 12 giugno, ha fatto sapere il ministero dell’Interno a LaPresse, già quattro persone sono state trasferite nel nostro Paese utilizzando mezzi di trasporto pubblico.
Come funziona
"Con il Patto sull'asilo c'è ora la possibilità che, in caso di collaborazione da parte dello straniero di cui è competente uno Stato membro dell'Ue, quest'ultimo possa recarsi nello Stato membro in questione con un mezzo di trasporto pubblico - ha spiegato il ministero - Nella pratica, l'autorità mette quindi a disposizione della persona straniera un biglietto del treno o dell'autobus". Per ora, spiega LaPresse, il ministero non ha fornito alcuna indicazione sul numero totale di persone che potrebbero essere interessate da futuri trasferimenti, né ha specificato se la procedura si applichi esclusivamente alle persone arrivate dopo il 12 giugno o anche ai richiedenti asilo già presenti prima.
I rimpatri dalla Svizzera
Intanto ieri per l'Italia, impegnata in una difficile trattativa dietro le quinte con Berlino e in un braccio di ferro con Madrid su Schengen, si è aperto un altro fronte, quello con la Svizzera. Berna è infatti pronta a rimandare indietro i cosiddetti 'dublinanti'e, dopo quasi quattro anni di blocco, annuncia che riprenderà i trasferimenti verso la penisola. "I primi voli sono stati prenotati", ha confermato alla tv svizzera tedesca Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), spiegando che l'operazione partirà dalla fine di agosto e che al momento si tratta soltanto di casi isolati. Le autorità svizzere avrebbero comunque concordato con la controparte italiana che la ripresa avvenga in modo graduale: "È nell'interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovracaricato", ha spiegato Baker. I primi rimpatri interessano i richiedenti asilo arrivati dal nostro Paese dopo il 12 giugno, ha spiegato Baker, sottolineando di non aver comunque concluso con l'Italia alcun accordo che escluda dal rimpatrio i richiedenti asilo arrivati prima di questa data.
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Il negoziato con Berlino
È questo il nodo, invece, al tavolo del negoziato fra Roma e Berlino. Alla luce del caso di Faduma, arrivata in Germania a fine marzo e colpita da una procedura di espulsione che doveva scattare all'alba del 19 agosto ma è saltata per via dell’asilo concessole dalla comunità ecclesiastica di Norimberga, il Viminale aveva fatto sapere che non accoglierà alcun migrante, ritenendo azzerato il conto degli ingressi che precedono il 12 giugno. Il ministero dell'Interno tedesco, dal canto suo, non ha ancora chiarito quale periodo venga preso in considerazione a Berlino, e non ha ufficialmente ritirato la misura contro la cittadina somala. La trattativa in corso coinvolge i due ministri personalmente, secondo fonti dell'ANSA, mentre i portavoce del governo Merz fanno muro negando ogni risposta, con l'intento evidente di non aprire uno scontro pubblico con l'esecutivo Meloni. "La collaborazione sulle politiche migratorie fra Germania e Italia è stretta e confidenziale e il contatto costante", hanno tenuto a ribadire in questi giorni al ministero guidato da Alexander Dobridt.
Le mosse del governo italiano
Ora che i governi del Nord tornano a far valere il principio di Dublino - che lega la domanda d'asilo al Paese di primo ingresso -, il governo prova a costruire un contrappeso a sud. Lo fa pur contando sull'asse tra Meloni e la premier danese Mette Frederiksen e sul fronte dei 22 Paesi che, dopo il caos di Ceuta, hanno richiamato la necessità di blindare le frontiere esterne. Piantedosi cerca di fare massa critica con Grecia, Malta e Cipro, mentre all'orizzonte si prepara il confronto più delicato con il tedesco Alexander Dobrindt, senza escludere un faccia a faccia già nei prossimi giorni. "Ho parlato questa sera, nel consueto spirito di amicizia, con il ministro degli Esteri tedesco Wadephul. Prosegue il dialogo fra Italia e Germania con priorità alle migrazioni: condividiamo la comune preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee. Confermiamo l'esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della Ue", ha fatto sapere in serata su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo la telefonata con l'omologo tedesco.
In tre anni 80mila richieste all'Italia di presa in carico di dublinanti
Sono state in tutto 80mila le richieste all'Italia di presa in carico dei 'dublinanti' dal 5 dicembre 2022 (data della circolare del Ministro Piantedosi che ha bloccato i rientri) al 31 dicembre 2025. Secondo quanto si apprende, si tratta di istanze a fronte delle quali il nostro Paese ha "azzerato ogni trasferimento". Nel quinquennio 2018-2022 sono stati ritrasferiti in Italia complessivamente 17.605 'dublinanti'. Ora il nuovo Patto - su cui Roma aveva puntato per alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino - mostra anche l'altra faccia: i partner possono tornare a chiedere all'Italia di riprendersi chi da qui ha fatto rotta verso il resto d'Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.