L'ex leader, deposto nel 2024 al termine di un'offensiva ribelle, rifugiatosi in Russia, è stato ritenuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità durante la guerra civile
Il tribunale di Damasco ha condannato a morte in contumacia l'ex presidente Bashar al-Assad. Il dittatore siriano, fuggito dal Paese nel 2024, dovrà "essere perseguito a livello internazionale". Lo riferisce al Arabiya. Assad è stato ritenuto colpevole delle accuse di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra civile in Siria.
La caduta del regime di Assad nel 2024
La caduta del dittatore è seguita alla presa del potere nel dicembre del 2024, da parte dell'attuale presidente Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia. Dopo un'improvvisa offensiva di 11 giorni guidata dal gruppo ribelle Hayat Tahrir al Sham, il regime è capitolato. Messo alle strette dall'avanzata delle forze di opposizione, giunte fino alla capitale, Assad ha abbandonato Damasco l'8 dicembre per rifugiarsi ad Asmara e poi trovare asilo politico a Mosca. La fuga e il crollo della sua dittatura decennale sono stati causati dall’indebolimento degli alleati storici (la Russia presa dal conflitto in Ucraina, e l'Iran e Hezbollah indeboliti dagli scontri con Israele), dalla diserzione dell’esercito siriano, logorato da anni di guerra e priva del supporto aereo russo, oltre che dalla crisi economica e dallo scontento.
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La condanna a morte di Atif Najib
Non solo Assad. Anche Atif Najib, funzionario dell'ex dittatore, è stato condannato per "crimini contro l'umanità" commessi quando era a capo della sicurezza politica nella provincia di Daraa, culla della rivolta del 2011. Il tribunale ha riconosciuto Najib, cugino del deposto leader Assad e arrestato nel gennaio dello scorso anno, colpevole di crimini tra cui omicidio, "uccisione intenzionale di minori di 15 anni" e "tortura con conseguente morte". Gli atti a lui attribuiti sono "crimini contro l'umanità", ha affermato il tribunale infliggendogli "la pena più severa, ovvero la pena di morte".