Ieri la videoconferenza dei 27 ministri dell’Interno dell’Ue ha stabilito che la gestione di Madrid della crisi è stata rapida ed efficace, mentre quanto accaduto non è riconducibile ai normali flussi migratori e richiede un potenziamento delle frontiere e dei rimpatri. Resta la tensione con l’Italia
Dopo giorni di tensione, sia nell’exclave spagnola di Ceuta sia a livello politico nel Vecchio Continente, si è tenuto ieri il vertice di emergenza tra i ministri dell'Interno dell'Ue. La videoconferenza dei 27 ministri europei ha stabilito che la gestione della Spagna della crisi è stata rapida ed efficace, mentre quanto accaduto non è riconducibile ai normali flussi migratori e richiede un potenziamento delle frontiere e dei rimpatri. Inoltre, lo spazio Schengen non è mai stato a rischio. Ed è sulla base di quest'ultimo dato che Madrid ha chiesto a Roma di revocare al più presto "i controlli aggiuntivi" alla frontiera, frutto di una "scelta incomprensibile". Nel corso della riunione il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha sottolineato che sui 72mila irregolari entrati a Ceuta dall'inizio della crisi, 70mila sono rientrati. E ha usato parole forti per denunciare "la mancanza di solidarietà" arrivata dall'Europa tutta.
Com’è andato il vertice Ue
All'incontro Grande-Marlaska ha ribadito che "Schengen non è mai stata a rischio". Ha ricordato il regime speciale che dal 1991 non permette di lasciare Ceuta senza fare i controlli di frontiera. E ha chiesto all'Italia di riaprire Schengen "il prima possibile" visto che la chiusura dello spazio nei confronti della Spagna è stata una scelta "totalmente priva di necessità e di proporzionalità". La scelta dell'Italia, tuttavia, non è da condannare secondo la Commissione europea: "La gente era preoccupata quando è stata presa questa decisione, ora c'è più chiarezza, la situazione è diversa”. Alla premier Meloni, inoltre, la Commissione ha concesso un punto sulle critiche arrivate alla regolarizzazione dei migranti decisa da Madrid nelle settimane scorse: "Non è legata agli incidenti di Ceuta, ma non è un buon segnale per l'Europa".
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La posizione dell’Italia
Il ministro Matteo Piantedosi ha usato toni sensibilmente diversi da quelli utilizzati dai suoi colleghi di governo nei giorni scorsi. Si è unito al coro di solidarietà nei confronti di Madrid sottolineando come la chiusura di Schengen "non sia stata in alcun modo una misura rivolta contro la Spagna, ma una scelta di natura cautelare e organizzativa". Ma sui migranti il titolare del Viminale ha confermato la linea dura mentre l'Italia ha deciso l'assunzione straordinaria di 500 poliziotti a decorrere dal dicembre del 2026 per "potenziare i servizi di controllo alle frontiere e le questure in tutte le attività di frontiera che concernono le verifiche preliminari di identità, di sicurezza, l'operazione di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico".
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La situazione a Ceuta
Intanto è aumentato a 77 il numero dei migranti morti nel tentativo di raggiungere via mare Ceuta. Lo ha segnalato l'Istituto di Medicina legale della città autonoma in un comunicato, in cui informa che sono state eseguite le relative autopsie. Sul versante marocchino, Rabat ha confermato almeno 11 vittime, mentre l'associazione marocchina dei diritti umani (Amdh) aveva stimato circa 130 vittime. E nel frattempo aleggia lo spettro di una nuova ondata migratoria, accompagnata dal sospetto che si tratti di flussi migratori in qualche modo pilotati: secondo media spagnoli sui social sarebbe ripartito il tam-tam per organizzare un nuovo ingresso in massa di migranti a Ceuta il prossimo 15 agosto.