Sui social è ripartito il tam-tam per un nuovo ingresso in massa nell'enclave spagnola, fissato al prossimo 15 agosto. Decine di account marocchini diffondono appelli e slogan rivolti ai giovani, con inviti a coordinarsi in gruppi WhatsApp privati. Una mobilitazione simile a quella che la scorsa settimana ha spinto migliaia di persone verso Ceuta, in un tentativo costato oltre 80 morti. Per ora la convocazione non trova conferme né a Madrid né a Rabat, mentre le autorità spagnole hanno aperto un'inchiesta
Sui social è tornato a circolare l'appello per un nuovo ingresso in massa di migranti a Ceuta, l'enclave spagnola in Nord Africa, con una data precisa: il 15 agosto. La mobilitazione ricalca quella che appena una settimana fa aveva spinto migliaia di persone a tentare di raggiungere la città, in un assalto alla frontiera costato la vita a oltre 80 persone. Per ora la convocazione non trova conferme ufficiali, né sul versante spagnolo né su quello marocchino, ma nell'enclave è già scattato l'allarme.
Gli appelli sulle piattaforme
A dare per primo conto dell'intensa attività online è stato il sito spagnolo OkDiario, testata vicina alla destra, secondo cui decine di account riconducibili a utenti marocchini stanno rilanciando messaggi indirizzati soprattutto ai più giovani. I post viaggiano accompagnati da hashtag come #MigracionAEspana e #ContratodeltrabajoenEspana ("Contratto di lavoro in Spagna"), alternati a immagini di Ceuta e a selfie. Tra gli slogan che si ripetono, uno in particolare: "Il 15 agosto 2026, quel giorno tutto avrà un senso". In diversi casi ai messaggi si affianca l'invito a entrare in gruppi WhatsApp privati per organizzare il tentativo.
Anche altri media spagnoli, tra cui El País, descrivono un dibattito acceso tra migliaia di giovani marocchini attorno a una possibile nuova iniziativa verso Ceuta, con contenuti diffusi su Facebook e WhatsApp. Non mancano, in questo caso, dubbi e avvertimenti sui pericoli della traversata. La ricostruzione, frutto di un lavoro congiunto tra il quotidiano e la piattaforma di fact-checking Maldita.es, evidenzia come i messaggi siano in tutto e per tutto simili a quelli comparsi in concomitanza con l'ondata della scorsa settimana.
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Sul modo in cui quel primo movimento ha preso corpo si è concentrata un'inchiesta di Reuters. Secondo l'agenzia, tutto è partito da un pugno di video virali, alcuni dei quali diffusi da una testata spagnola con l'intento opposto, cioè mostrare la pressione migratoria sull'enclave. Il vero detonatore, però, sarebbe arrivato tre settimane prima, con una sentenza della Corte suprema spagnola secondo cui i migranti intercettati in mare non possono essere respinti immediatamente alla frontiera di Ceuta e Melilla. Una decisione presto travisata: online si è diffusa la convinzione, priva di fondamento, che chiunque riuscisse ad arrivare a Ceuta non potesse più essere rimpatriato.
Sempre secondo Reuters, un ruolo lo hanno avuto le immagini rilanciate dalla testata locale El Faro de Ceuta, che mostravano giovani sorridenti appena sbarcati: filmati che, stando ai migranti intervistati dall'agenzia, hanno finito per incoraggiare altri tentativi. Nei giorni successivi la rete si è riempita di video di influencer, alcuni con decine di migliaia di follower, che si riprendevano mentre raggiungevano Ceuta a nuoto. "I media spagnoli mostravano il buon trattamento riservato ai migranti in arrivo, e questo ci ha spinti molto ad andare", ha raccontato a Reuters Mounim Belhaj, toelettatore per cani con 31mila follower su Instagram.
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Le indagini e i numeri
La scorsa settimana, secondo le autorità spagnole, oltre 70mila persone hanno fatto ingresso irregolare a Ceuta. Un'inchiesta dell'analista di sicurezza Chema Gil, citata da Reuters, ha individuato due gruppi WhatsApp pubblici gestiti da utenze telefoniche algerine, con circa 3.700 membri complessivi, in cui venivano forniti consigli sui percorsi verso l'enclave e inviti a muoversi in fretta. La maggior parte dei contenuti e dei gruppi che alimentavano gli appelli è stata nel frattempo cancellata.
Le autorità spagnole hanno avviato accertamenti sulla nuova mobilitazione. Nell'attesa degli esiti, resta l'incognita sul 15 agosto: una data che per ora vive solo nei post in lingua araba, ma che basta a tenere alta la tensione nell'enclave.