Flotilla, il racconto del giornalista Mantovani: "Picchiati, con manette e catene"
MondoIl reporter de Il Fatto, fermato insieme agli altri 429 attivisti della missione umanitaria, ripercorre quanto successo: "Siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista". Il deputato 5S Carotenuto: "Ho sentito donne denunciare violenze". Non si placa la polemica per le immagini postate dal ministro israeliano Ben Gvir, che mostrano i fermati derisi mentre erano inginocchiati e bendati. “Un trattamento incivile di persone fermate illegalmente”, tuona Mattarella
"Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall'esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato". Così Alessandro Mantovani, giornalista de Il Fatto Quotidiano, racconta quanto successo dopo essere stato catturato da Israele, insieme a tutti gli altri 429 attivisti della Flotilla. Intanto non si placano le polemiche per le immagini postate dal ministro israeliano della Sicurezza Ben Gvir, che mostrano i fermati derisi mentre erano inginocchiati e bendati. “Un trattamento incivile di persone fermate illegalmente”, tuona il presidente della Repubblica Mattarella, che rubrica come “infimo” il gesto del ministro israeliano. “Inaccettabile, superata la linea rossa”, dicono la premier Meloni e il ministro Tajani, che “pretendono le scuse” e convocano l'ambasciatore israeliano. Decisione presa da altri Paesi europei, come Francia e Spagna.
Il racconto di Mantovani: "Picchiati e presi a calci"
Oggi Mantovani e il deputato dei Cinque Stelle Dario Carotenuto sono attesi in Italia. Nella notte hanno fatto scalo ad Atene e lì, grazie a un telefono messo a disposizione dall'ambasciata italiana, Mantovani ha potuto contattare la famiglia e la redazione del Fatto. Ha quindi raccontato quanto avvenuto, dalle prime ore dell'abbordaggio del peschereccio Kasr-I Sadabad, su cui si trovava insieme a Carotenuto, fino al rientro. "Siamo stati tra gli ultimi a essere stati abbordati", racconta Mantovani. "Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua. Poi una volta prelevati siamo stati portati con una corvetta alla seconda nave prigione. Lì siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno. Siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l'è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte". Poi Mantovani, a cui è stato assegnato il numero 164, è stato prelevato, insieme al numero 147, cioè Carotenuto, e insieme sono stati trasferiti, prima ancora di arrivare al porto di Ashdod, in una cella della polizia nell'aeroporto Ben Gurion, dove hanno ricevuto una prima assistenza dall'ambasciata.
Carotenuto: "Ho sentito donne denunciare violenze"
Anche Carotenuto è molto scosso: "Ho ricevuto un pugno nell'occhio che per un po' mi ha accecato. Ma ho visto persone con problemi alle orecchie, agli occhi. Ho sentito donne denunciare violenze sessuali. Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì e non sappiamo cosa stiano subendo". La nave su cui viaggiavano, dicono, era in acque internazionali e viaggia in direzione Egitto: "Ci hanno costretto a firmare delle carte che contenevano dichiarazioni non vere" racconta ancora al Fatto il deputato dei Cinque Stelle. "Eravamo a cento miglia da Port Said - prosegue Mantovani - a 180 miglia da Gaza quando siamo stati abbordati dagli israeliani".