Nato, Trump stila la lista dei "cattivi": le possibili punizioni e quali Paesi rischiano
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"Buoni" o "cattivi". Secondo Politico il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo a punto un elenco dei membri della Nato suddividendoli in base al livello di sostegno dato nella guerra contro l’Iran. Come riporta la testata, citando fonti diplomatiche europee e americane, i Paesi sono stati classificati in tre distinte fasce e valutati anche per il contributo economico fornito all’Alleanza. Ecco quali sono.
Quello che devi sapere
Le "pagelle" prima della visita di Rutte
Come confermato a Politico da tre diplomatici europei e da un funzionario del Pentagono a conoscenza del piano, la Casa Bianca ha stilato una lista dei "buoni" e dei "cattivi" in vista della visita a Washington lo scorso 8 aprile del Segretario generale della Nato, Mark Rutte. Non è chiaro, tuttavia, se l’ex primo ministro olandese fosse a conoscenza dell’iniziativa.
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"Ennesimo segnale"
Secondo la testata, l’elenco rappresenta un "ennesimo segnale" sull’intenzione di Trump di mettere in pratica "punizioni" nei confronti di quegli Alleati che non appoggiano apertamente le sue decisioni. Per la Nato si tratta di un'ulteriore "spia" di indebolimento dopo i ripetuti attacchi del capo della Casa Bianca che negli ultimi mesi ha minacciato l’acquisizione con la forza della Groenlandia e il ritiro completo degli Usa dal Patto del 1949.
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La teoria di Hegseth
A lanciare pubblicamente l’idea di un trattamento "speciale" solo per alcuni alleati "modello", non solo Nato, era stato lo scorso dicembre il Segretario alla Guerra, Pete Hegseth. In quell’occasione, il capo del Pentagono ha lodato l’impegno profuso da Israele, Corea del Sud, Polonia, Germania, Paesi baltici e ha viceversa minacciato "conseguenze" per gli alleati che "continuano a non fare la loro parte per la difesa collettiva". Uno dei diplomatici ha confermato che la lista della Casa Bianca ricalca il concetto espresso da Hegseth.
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Ipotesi spostamento truppe
Ma in che modo Washington potrebbe rivedere i rapporti con gli alleati "cattivi"? Secondo Politico la Casa Bianca, che ha manifestato l’irritazione per il mancato supporto corale nell’operazione "Epic Fury", potrebbe rivedere il trasferimento delle truppe da un Paese all’altro. In mancanza di alternative fuori dall’Europa, Washington potrebbe optare per il dislocamento nelle basi di quei Paesi "buoni" che accoglierebbero con favore una maggiore presenza a stelle e strisce sul territorio.
I casi di Polonia e Romania
La rivista cita Polonia e Romania, entrambe appartenenti al cosiddetto "fianco est" della Nato vicine alla Russia, tra i Paesi candidati a ricevere i maggiori benefici del nuovo corso americano. Varsavia, tra i finanziatori di punta dell’Alleanza, sostiene la quasi totalità delle spese per i circa 10mila militari statunitensi nel Paese. A richiedere maggiore presenza Usa potrebbe essere anche Bucarest che ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Mihail Kogălniceanu, recentemente ampliata, per le operazioni sui cieli dell’Iran.
Esercitazioni congiunte e materiali bellici
Non solo il dispiegamento truppe. Secondo due funzionari europei a conoscenza del piano, Washington potrebbe applicare scelte selettive ad altri aspetti dell’alleanza militare, dall’ipotesi di effettuare esercitazioni congiunte alla vendita di materiali per la difesa solo agli alleati "buoni" a discapito di quelli "cattivi".
Francia e Regno Unito
Come riporta Politico, la distinzione compiuta dall’amministrazione Trump dipende in parte dalla capacità dei singoli Paesi di raggiungere il target di spesa, pari al 5% del Pil, siglato lo scorso giugno durante il vertice dell'Aja. Una parte dipende invece dall’atteggiamento assunto in guerra soprattutto per quanto riguarda l’autorizzazione all’utilizzo delle basi militari. Ipotizzando l’applicazione di questo criterio, Francia e Regno Unito verrebbero "punite" per aver respinto o ritardato le richieste d’aiuto degli Stati Uniti, in particolare nelle prime fasi del conflitto. Verrebbe premiata, invece, la Bulgaria che insieme alla Romania ha silenziosamente sostenuto la logistica statunitense in Medio Oriente.
L'incognita Spagna
Nell'elenco dei Paesi che potrebbero ricevere penalizzazioni da parte di Washington c'è la Spagna del primo ministro Pedro Sanchez, protagonista di ripetuti "duelli" a distanza con lo stesso Trump. Oltre al rifiuto di concedere le basi nella penisola iberica, già l'estate scorsa Madrid aveva respinto l'impegno ad incrementare il contributo finanziario dell'Alleanza. Al contrario, Paesi come Estonia, Lettonia e Lituania verrebbero premiati per i progressi compiuti.
Italia a rischio
Tra le "ultime della classe" nella lista stilata della Casa Bianca potrebbe comparire anche l'Italia. Nonostante l'incremento delle spese fino al 2% del Pil, Roma è tra gli alleati Nato ancora lontani dal nuovo target fissato dall'amministrazione Trump. Il presidente Usa ha attaccato l'Italia per il mancato via libera all'utilizzo della base aerea di Sigonella, in Sicilia. "L'Italia non ci ha sostenuto, quindi noi non sosterremo loro!", ha scritto nei giorni scorsi il leader americano sul suo social Truth.
Come potrebbe cambiare la presenza Usa in Italia
Non solo Sigonella, per la quale è stato negato l'atterraggio ai bombardieri degli Stati Uniti impegnati nelle operazioni belliche in Medio Oriente e che già negli anni Ottanta era stata al centro di una crisi diplomatica con Washington. Le basi americane sul territorio italiano sono diverse, da Camp Darby a Pisa a Camp Ederle a Vicenza e fino ad Aviano, Gaeta e Napoli dove ha sede l'Allied Joint Force Command Naples. Ipotizzando un'applicazione "alla lettera" della nuova classificazione Usa, una parte dei militari Usa di stanza in Italia, attualmente circa 13mila unità, potrebbero esseri dislocati verso Paesi più "collaborativi", un trasferimento che rischierebbe di rivelarsi costoso e dispendioso in termini di tempo.
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