Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Donald Trump può davvero far uscire gli Usa dalla NATO? Gli scenari e cosa può succedere

Mondo
©Getty

Introduzione

La guerra in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le difficoltà nel garantire il passaggio delle navi che trasportano gas e petrolio dal Golfo ai mercati globali hanno rialzato la tensione tra Donald Trump e la NATO: il presidente statunitense è tornato ad attaccare i partner europei chiedendo un maggiore coinvolgimento in questi sforzi, riaccendendo una crisi che sembrava essersi placata dopo il caso della Groenlandia.

Quello che devi sapere

Che cosa ha detto Trump

Donald Trump ha detto ieri di stare considerando seriamente il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO in un'intervista al Telegraph, definendola "una tigre di carta”. Fonti dell’Alleanza hanno invitato a “mantenere la calma”, sottolineando come il presidente non sia nuovo a quelle che vengono definite "provocazioni" e, in un certo senso, la NATO ha sviluppato in questi ultimi mesi una sorta di tolleranza alle dichiarazioni forti. Mentre l’Ue ha evidenziato che “in termini di sicurezza e difesa, ovviamente siamo impegnati a mantenere un forte legame transatlantico, che rimane cruciale per la nostra sicurezza. Insieme siamo più forti, e in questo la NATO è fondamentale”.

 

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Le possibili conseguenze

Un eventuale abbandono dell’Alleanza Atlantica da parte degli Stati Uniti avrebbe conseguenze profondissime: se Trump davvero desse seguito alle sue minacce, scrive il New York Times, questo “cambierebbe enormemente l’apparato di sicurezza dell’Europa, che si è affidata per decenni alla forza dell’esercito americano. Senza l’assistenza degli Usa, l’Europa e la NATO potrebbero faticare a difendere l’Ucraina e persino i propri confini da una potenziale aggressione russa”.

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Il dilemma per i Paesi europei

Non è la prima volta che l’attuale presidente degli Stati Uniti minaccia di interrompere i legami tra Washington e la NATO ma, sottolinea ancora il quotidiano newyorkese, “la ferocia del suo discorso, pronunciato nel mezzo della guerra contro l’Iran, pone una domanda urgente agli alleati degli Usa: cosa accadrebbe se questa volta facesse sul serio?”.

Gli Usa potrebbero davvero lasciare la NATO?

Ma quanto è realistico un simile scenario, e soprattutto Trump potrebbe davvero portare gli Stati Uniti fuori dalla NATO? In primo luogo è necessario sottolineare come il tycoon non abbia il potere di prendere una simile decisione in autonomia: una legge, approvata nel 2024 durante la presidenza di Joe Biden e promossa dagli allora senatori Tim Kaine e Marco Rubio, stabilisce infatti che qualsiasi decisione presidenziale in questo senso debba ottenere l'autorizzazione di due terzi del Senato o essere autorizzata tramite un atto del Congresso.    

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Cosa dice la legge statunitense

Questa misura è stata approvata nell'ambito del National Defense Authorization Act del 2024, firmato come detto dall’allora presidente Joe Biden. Oltre a prevedere che il presidente non possa decidere da solo il ritiro, nella sezione 1250A stabilisce che il Commander in chief si debba consultare con le Commissioni affari esteri di Camera e Senato "in relazione a qualsiasi iniziativa volta a ritirare gli Stati Uniti" dall'alleanza, e deve notificare alle commissioni "qualsiasi deliberazione o decisione" sul ritiro "il prima possibile, e in nessun caso oltre i 180 giorni prima di intraprendere il processo".    

L’attuale situazione del Senato

Il Senato degli Stati Uniti è composto da 100 membri: due per ogni Stato membro dell’Unione, indipendentemente dal numero di abitanti o dalle dimensioni territoriali. Attualmente il controllo dell’Aula è appannaggio dei Repubblicani di Trump, che godono di una maggioranza di 53 senatori contro i 47 dei Democratici. Dunque allo stato attuale il Presidente avrebbe bisogno di convincere un numero consistente di parlamentari a lui avversi, e le incombenti elezioni di mid-term (durante le quali si rinnoveranno 35 dei 100 seggi) è altamente improbabile che possano garantire a Trump una maggioranza sufficiente.

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Le altre strade e la Corte Suprema

Tuttavia, c’è anche un altro possibile scenario: gli esperti ritengono infatti che Trump abbia delle vie per aggirare il Congresso e rivendicare la sua autorità assoluta sulla politica estera. Se il presidente lo facesse, il Congresso potrebbe ricorrere alle vie legali. In quel caso entrerebbe in gioco la Corte Suprema, dove attualmente siedono 6 giudici conservatori su 9: la massima autorità giudiziaria nel tempo ha riconosciuto che il potere legislativo svolge un ruolo nella politica estera ma ha anche chiarito, in via generale, che i conflitti istituzionali fra i vari rami del potere sono questioni che trovano la loro soluzione migliore attraverso il processo politico piuttosto che tramite l'intervento giudiziario.

Il rapporto tra poteri negli Usa

È poi da considerare che questo scenario sarebbe per certi aspetti una prima volta: il Congresso in quanto istituzione infatti non ha mai contestato direttamente e per vie legali un presidente che si è ritirato da un trattato. Inoltre, la Costituzione degli Stati Uniti prevede espressamente l'autorità del presidente di negoziare trattati, senza però specificare i dettagli di un possibile passo indietro dagli accordi.   

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Il caso di Goldwater contro Carter

L’unico precedente di fronte a uno scenario per certi aspetti simile risale al 1979, quando il senatore Barry Goldwater insieme ad altri membri del Congresso contestò in tribunale il presidente Jimmy Carter per la sua decisione di uscire dal trattato di mutua difesa con Taiwan senza aver prima consultato il Senato. Il caso arrivò fino alla Corte Suprema, ma i giudici lo archiviarono (con una pluralità di pareri) senza entrare nel merito dello scontro politico.

Il paradosso dell’articolo 13

Ci sarebbe poi, in un simile contesto, da risolvere un altro problema apparentemente paradossale: infatti secondo l'articolo 13 del trattato della NATO un Paese che desidera lasciare l’Alleanza può farlo un anno dopo la comunicazione trasmessa al governo statunitense, il quale a sua volta è tenuto a informare gli altri governi del deposito di notifica di denuncia. In questo caso dunque Washington dovrebbe notificare a sé stessa la sua uscita dalla NATO.

 

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