Guerra Ucraina, nuovi attacchi russi: colpita Odessa. Zelensky: "Fare pressione su Mosca"

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Un massiccio attacco russo ha colpito l'Ucraina, causando 15 morti e 90 feriti. Vittime anche a Dnipro e Kiev, dove è stato ucciso anche un bambino di 12 anni. Il presidente ucraino ha ribadito la necessità di "fare pressione sulla Russia". Nel frattempo, la Slovacchia si è detta "pronta a bloccare le sanzioni Ue a Mosca se l'oleodotto Druzhba non tornerà operativo". Ieri la visita di Zelensky a Roma. Meloni e Mattarella hanno ribadito il sostegno dell'Italia

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Nuova ondata di attacchi russi con missili e droni sull'Ucraina. I raid, che hanno colpito anche la città di Odessa, hanno provocato almeno 15 morti e 90 feriti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha quindi lanciato un nuovo appello ai partner affinché mantengano la pressione sulla Russia e forniscano tempestivamente gli aiuti promessi a Kiev. Sull'altro fronte, secondo fonti russe, un attacco di droni ucraini contro il porto russo di Tuapse, sul Mar Nero, ha ucciso due bambini causando un vasto incendio. I raid sono gli ultimi episodi di violenza dopo la breve tregua coincisa con le celebrazioni della Pasqua ortodossa. Intanto, la Slovacchia si è detta pronta a "bloccare le sanzioni Ue alla Russia se l'oleodotto Druzhba non tornerà operativo".

Vittime a Odessa, Kiev e Dnipro

Come ha riferito su Telegram Sergiy Lysak, capo dell'amministrazione militare della città, raid missilistici e con droni russi hanno colpito la città di Odessa uccidendo otto persone. Altre quattro persone, tra cui un dodicenne, sono state uccise a Kiev, secondo il servizio statale di emergenza ucraino. L'attacco alla capitale ha ferito almeno 10 persone, tra cui diversi paramedici, ha reso noto, inoltre il sindaco Vitali Klitschko. Altre tre persone sono morte nella città centrale di Dnipro, secondo Oleksandr Ganzha, capo dell'amministrazione regionale. Un attacco di droni sulla città nord-orientale di Kharkiv ha ferito anche una donna di 77 anni e un uomo di 66, ha riferito su Telegram il capo dell'amministrazione militare regionale, Oleh Syniehubov. Inoltre, secondo quanto riferito dalle autorità locali, due città del sud, Mykolaiv e Kherson, sono rimaste senza corrente elettrica.

La visita di Zelensky a Roma e il sostegno dell'Italia

Ieri il presidente ucraino Zelensky, in visita a Roma, ha incontrato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "In questi quattro anni la posizione dell'Europa e dell'Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni", ha ribadito Meloni al termine del bilaterale. "Non è solo un dovere morale ma una necessità strategica" perché "è in gioco anche la sicurezza dell'Europa". "L'Italia", ha aggiunto, "intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise, che tutelino la sovranità di Kiev e che assicurino la solidità dell'alleanza euro atlantica perché un Occidente diviso, un'Europa spaccata sarebbero l'unico vero regalo che potremmo fare a Mosca". Il presidente Mattarella, da parte sua, ha espresso a Zelensky, "non soltanto il sentimento di amicizia profonda che lega Ucraina e Italia, ma anche il grande sostegno, la vicinanza piena dell'Italia al suo Paese a quanto sta facendo con grande resistenza e grande eroismo".

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La minaccia della Slovacchia

La Slovacchia, intanto, sarebbe pronta a bloccare l'ultimo pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea contro la Russia "fino a quando l'oleodotto Druzhba non tornerà operativo". A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri slovacco, Juraj Blanár. Il Paese, così come l'Ungheria, è infatti in conflitto con Kiev per la sospensione delle forniture di petrolio russo attraverso Druzhba a seguito di un'interruzione della linea, che secondo l'Ucraina è stata causata da un attacco di Mosca. Nei giorni scorsi, Zelensky aveva annunciato che Druzhba sarebbe stata operativa entro la fine del mese. “Se l'oleodotto Druzhba non sarà attivo e l'approvazione del 20° pacchetto di sanzioni Ue sarà all'ordine del giorno, non lo approveremo”, ha sottolineato Blanar. Il ministro degli Esteri slovacco ha poi rimarcato che Bratislava non dispone di “altri strumenti” per costringere l'Ucraina e la Commissione europea a ripristinare l'oleodotto.

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