Le parole forti del tycoon sul Pontefice ("è debole sul fronte della criminalit, pessimo in politica estera") hanno fatto il giro del mondo, raccogliendo disappunto ed indignazione. JD Vance invece, numero due della Casa Bianca, ha appoggiato l'intervento di Trump invitando il Vaticano "ad attenersi alle questioni morali"
Donald Trump ha attaccato, senza troppi giri di parole, Papa Leone XIV. Lo ha fatto attraverso un post pubblicato su Truth, nel quale il presidente americano ha descritto il Pontefice come “debole sul fronte della criminalità” e “pessimo in politica estera”, utilizzando toni che segnano un’escalation rara nei rapporti tra potere politico statunitense e l'autorità religiosa. Poi, ha rincarato la dose, rispondendo ad una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca, rifiutando di scusarsi: "Non c'è nulla di cui scusarsi" con il Papa: "Ha detto cose che sono sbagliate". Quindi il tycoon ha ribadito che il Pontefice è "debole" sul crimine. Poi ha aggiunto: "Papa Leone ha detto cose sbagliate. Era molto contrario a quello che sto facendo riguardo all'Iran, e non si può avere un Iran con nucleare. Papa Leone non sarebbe contento del risultato finale. Ci sarebbero centinaia di milioni di morti, e questo non accadrà. Quindi non posso chiedere scusa, penso che sia molto debole sulla criminalità e su altre questioni".
L'intervento di Vance
A sostengno di Donald Trump sono arrivate poi le parole del vicepresidente americano, JD Vance, secondo il quale il Vaticano dovrebbe "attenersi alle questioni morali". "Ritengo certamente che, in alcuni casi, sarebbe preferibile che il Vaticano si attenesse alle questioni morali e che lasciasse che il presidente degli Stati Uniti si occupasse di definire le politiche pubbliche americane", ha chiarito ancora Vance, arrivato alla fede cattolica in età adulta, parlando al programma "Special Report with Bret Baier" di Fox News.
La risposta di Papa Leone XIV
Dopo l'attacco frontale di Trump, è arrivata la replica del Papa. "Non mi fa paura" e "non voglio aprire un dibattito", ha detto Prevost ai giornalisti sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. "Non sono un politico: smettiamola con le guerre!", ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare "del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce" contro i conflitti. Proprio nei giorni scorsi Leone aveva criticato il presidente per i suoi commenti sull'Iran, definendo "inaccettabile" la minaccia di Trump di distruggere un'intera civiltà e invocando a gran voce la pace in Medio Oriente. Durante la domenica delle Palme, il Papa aveva anche esortato a non usare Dio per giustificare la guerra. Parole apparse dirette al capo del Pentagono Pete Hegseth e alle sue ripetute citazioni cattoliche e di fede per spiegare la guerra in Medio Oriente.
Lo scontro tra Trump e la Chiesa
Teheran e la guerra nel Golfo Persico rappresentano solo l'ultimo dei fronti che da mesi vedono contrapporsi Trump e Leone. I primi screzi sono stati sulla stretta della Casa Bianca all'immigrazione, fatta di raid nelle maggiori città americane, anche nella stessa Chicago di Robert Prevost. Il presidente americano, sul merito, aveva incassato senza rispondere. Sull'Iran però non ha voluto restare in silenzio, complice anche la difficoltà di trovare una via di uscita. "Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela", ha scritto il tycoon su Truth. "Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto", ha osservato Trump. Il post di trump è stato seguito dalla pubblicazione di un'immagine creata con l'intelligenza artificiale di Trump-Messia, successivamente rimossa dopo la pioggia di critiche. "L'ho postata io. Ero un medico che faceva del bene agli altri", ha spiegato puntando il dito contro le fake news responsabili di aver creato un caso inesistente. Le spiegazioni però non hanno sortito l'effetto sperato e non sono riuscite a placare la valanga di polemiche scatenate dal suo post contro il Papa.
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L'intervento di Giorgia Meloni
Tra le numerose personalità che sono intervenute dopo l'attacco di Trump al Papa c'è stata anche Giorgia Meloni. "Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra", ha sottolineato la premier. Meloni, in riferimento al viaggio in Africa del Santo Padre, aveva detto: "A nome mio personale e del governo italiano, desidero rivolgere a Papa Leone XIV il ringraziamento e l'augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa e che lo porterà a toccare quattro Nazioni: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Possa il ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi predecessori, e dare sostegno e conforto alle Comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio". Oggi, martedì 14 aprile, la premier è tornata sul tema. "Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili", ha riferito Meloni, presente al Vinitaly di Verona. "Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone - ha aggiunto -. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo", ha concluso.