Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra in Iran, Georgieva (Fmi): "Petrolio ridotto e crisi energetica cause shock globale"

Mondo
©Ansa

La direttrice generale del Fondo monetario internazionale, nella conferenza stampa di presentazione della sessione primaverile dei lavori del Fondo e della Banca mondiale, ha spiegato che gli effetti del conflitto si tradurranno in una crescita globale più lenta nel 2026

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La guerra in Iran lascerà "cicatrici permanenti sull'economia globale", anche se si dovesse raggiungere un accordo di pace duraturo in Medio Oriente. Lo ha detto la direttrice generale Kristalina Georgieva, nella conferenza stampa di presentazione della sessione primaverile dei lavori del Fondo e della Banca mondiale, spiegando che gli effetti del conflitto si tradurranno in una crescita globale più lenta nel 2026. Se non fosse scoppiata la guerra, il Fondo "avrebbe rivisto al rialzo" le stime di crescita globale, ha sottolineato Georgieva, "ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso. Anche nel migliore dei casi, non ci sarà un ritorno netto e indolore allo status quo".

 

Fmi a fianco dei Paesi membri

Georgieva ha spiegato che il ruolo del Fondo monetario internazionale è come quello dei vigli del fuoco: "Essere al fianco dei suoi membri quando arriva una crisi". E considerando "le ripercussioni della guerra in Medio Oriente, prevediamo che la domanda a breve termine di sostegno dell'Fmi alla bilancia dei pagamenti aumenterà fino a raggiungere una cifra compresa tra 20 e 50 miliardi di dollari". La direttrice ha rassicurato affermando: "Disponiamo di risorse sufficienti per affrontare questo choc quindi i nostri 191 Paesi membri possono contare sul nostro sostegno finanziario, se necessario. E possono contare su di noi per trovare una via d'uscita dalla nebbia dell'incertezza".

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Shock causato dalla guerra

La guerra in Iran è, ha detto la direttrice del Fondo, alla base di "uno shock dell'offerta di vasta portata, con il flusso giornaliero globale di petrolio ridotto di circa il 13% e quello di GNL di circa il 20%: uno shock globale, poiché tutti noi ci troviamo ora a pagare di più per l'energia, mentre le catene di approvvigionamento risultano interrotte in tutto il mondo". Georgieva ha anche affermato: "Per ora, è opportuno attendere e osservare, con le banche centrali che hanno ribadito il loro impegno per la stabilità dei prezzi, e mantengono un atteggiamento cauto; quanto ai governi, dovrebbero fornire un sostegno mirato e temporaneo ai soggetti vulnerabili, in linea con i loro quadri di bilancio a medio termine". Ma se invece le aspettative di inflazione dovessero minacciare di precipitare e innescare una spirale inflazionistica costosa, ha spiegato Georgieva, "le banche centrali dovrebbero intervenire con decisione attraverso aumenti dei tassi. Il sostegno fiscale dovrebbe rimanere mirato e temporaneo".

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Effetti asimmetrici

Intanto l'FMI e la Banca Mondiale hanno costituito un gruppo di coordinamento per affrontare gli impatti della guerra sul mercato energetico che si runirà lunedì prossimo. Georgieva ha sottolineato che questa crisi colpisce molto più duramente gli importatori di energia a basso reddito con uno spazio fiscale limitato rispetto ad altri: "Pensiamo alle nazioni insulari del Pacifico, situate alla fine di una lunga catena di approvvigionamento, che si chiedono se il carburante arriverà ancora a destinazione sulla scia di una perturbazione così grave".  Ma soprattutto, ha spiegato, la crisi e i suoi effetti sul fronte dei trasporti di merci hanno portato "insicurezza alimentare per altri 45 milioni di persone, portando il numero totale di persone che soffrono la fame a oltre 360 milioni, con un potenziale peggioramento del problema nel tempo a causa degli alti prezzi dei fertilizzanti". 

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