Introduzione
Scadrebbe tra oggi e domani, 6 e 7 aprile, il tempo dato dal presidente americano Donald Trump all’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Se non succedesse, in un post sul suo social Truth il tycoon ha minacciato di scatenare “l’inferno”, colpendo le centrali elettriche e i ponti iraniani. Poi, a Fox News, ha detto di valutare "l'ipotesi di far saltare tutto in aria e impossessarmi del petrolio", pur parlando di "una buona probabilità" di raggiungere un accordo. Stando ad alcuni rapporti dell’intelligence Usa visionati dall'agenzia Reuters, sembra però improbabile che lo Stretto riapra di qui a breve.
Quello che devi sapere
Fonti Usa: "Stretto di Hormuz è l'unica leva in mano all'Iran"
Lo Stretto di Hormuz, corridoio marittimo da cui fino al 28 febbraio (giorno dell’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran) passava circa il 20% della produzione mondiale di petrolio, è l’unica vera leva che Teheran ha contro Washington, dicono “tre fonti vicine al dossier”, tutte anonime, come si legge su Reuters.
Ti potrebbe interessare anche: Energia, Meloni nel Golfo: difendo interesse Paese. Giorgetti a Ue: "Tassa su extraprofitti"
"Gli Usa hanno regalato all'Iran un'arma di disgregazione di massa"
Sulla carta, gli Stati Uniti hanno lanciato la guerra per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Ali Vaez, direttore del progetto Iran presso l’International Crisis Group, evidenzia però come, nel tentativo di impedire a Teheran di sviluppare un’arma di distruzione di massa, gli Usa gli hanno in realtà consegnato un’arma di “disgregazione di massa”, cioè il controllo su quanto succede ai prezzi del mercato energetico mondiale.
Ti potrebbe interessare anche: Stretto di Hormuz chiuso, quali Paesi lo usano di più per acquistare gas e petrolio? DATI
L'ipotesi di un intervento militare nello Stretto
Secondo l’intelligence americana, l’Iran potrebbe dunque continuare a utilizzare la chiusura dello Stretto a suo favore, facendo così lievitare il costo del petrolio a livello globale. Continua a rimanere sul tavolo l’opzione dell’utilizzo della forza per la riapertura, ma la mossa potrebbe avere conseguenze negative su più fronti: la popolarità di Trump negli Usa sta calando a causa della guerra e un intervento militare, oltre che essere molto costoso, aprirebbe a uno scenario di conflitto ancora più prolungato del previsto.
Ti potrebbe interessare anche: Hormuz, Nyt: le opzioni dell'Europa sono poche e rischiose
Per Trump non sarebbero gli Usa a dover pensare allo Stretto
Sembra infatti che Trump stia ancora pensando che a farsi carico della riapertura dello Stretto dovrebbero essere altri Paesi, e non gli Stati Uniti. Secondo quanto rivelato da un funzionario governativo americano, rimasto nell’anonimato, per Trump ci sono vari Stati che “hanno molto più in gioco” rispetto agli Usa. Per questo ha anche suggerito che dovrebbero essere i Paesi del Golfo dipendenti dal petrolio, oppure gli altri membri della Nato, a spingere per poter riutilizzare lo Stretto. A differenza di alcuni Paesi asiatici, infatti, gli Usa non acquistano grandi quantità di petrolio dal Medio Oriente. E comunque esportano più greggio di quanto ne importino.
"Prendere il petrolio e fare una fortuna"
C'è però da dire che i segnali che arrivano dalla Casa Bianca sono discordanti. Su Truth, Trump negli scorsi giorni ha infatti pubblicato un post in cui parlava di un piano per aprire lo Stretto, “prendere il petrolio e fare una fortuna”. Insomma: non è chiaro quale sia la strategia che intende seguire.
L'Oman discute una riapertura dello Stretto con l'Iran
Intanto, qualcosa nella zona del Golfo si muove. L'Oman ha fatto sapere di aver discusso con l'Iran della riapertura dello Stretto di Hormuz, come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale del sultanato. All'incontro hanno partecipato membri dei ministeri degli Esteri di entrambi i Paesi, che hanno presentato possibili "opzioni" per la riapertura del passaggio.
L'Iran non cede alle pressioni di Trump
In tutto ciò, l'Iran non sembra intenzionato a indietreggiare e cedere alle pressioni di Trump. "Non dimenticate che se l'aggressione si estenderà, l'intera regione si trasformerà in un inferno per voi. L'illusione di sconfiggere la Repubblica Islamica dell'Iran si è trasformata in una palude in cui affonderete", ha dichiarato un portavoce iraniano rispondendo alle recenti minacce di Trump.
Ti potrebbe interessare anche: Guerra in Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e negli Usa