Il presidente degli Stati Uniti minaccia Teheran con raid "venti volte più forti. L'Iran replica definendo "vuote" le minacce e avverte che non sarà eliminato. Sullo sfondo, nonostante l'escalation, il numero uno della Casa Bianca ribadisce che un dialogo con Teheran resta possibile mentre il Pentagono annuncia attacchi ancora più pesanti
Donald Trump minaccia Teheran, pur affermando che un dialogo potrebbe essere possibile "a determinate condizioni". Le sue parole erano state però anticipate dal pugno duro annunciato dall'Iran. (SEGUI LA LIVE PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)
Larijani: "Minacce vuote"
A parlare è Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, che su X ha definito "vuote" le minacce espresse nelle ultime ore dal presidente Usa. "Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l'Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati", ha dichiarato, accusando Washington di alimentare tensioni pericolose.
Lo scontro sullo Stretto di Hormuz
Le parole di Larijani arrivano infatti dopo l'ultimo avvertimento di Trump: se l'Iran dovesse bloccare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti risponderebbero "venti volte più forte" di quanto fatto finora, colpendo "obiettivi facilmente distruggibili" che renderebbero "impossibile per l'Iran ricostruirsi come nazione". "Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada", ha aggiunto Trump, definendo il suo messaggio un "regalo" anche ai Paesi che dipendono dallo Stretto per il traffico energetico.
Spiragli di dialogo
Nonostante l'escalation verbale, in un'intervista a Fox News Trump ha dichiarato che potrebbe essere disposto a parlare con Teheran sostenendo di aver ricevuto segnali di interesse da parte iraniana. Nel suo intervento, il presidente Usa ha inoltre ribadito la propria insoddisfazione per il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, affermando: "Non credo che possa vivere in pace", un giudizio che aggiunge ulteriore tensione al quadro già instabile.
"Non ci fermeremo finché Iran non sarà sconfitto": la linea del Pentagono
A irrigidire ulteriormente il clima è intervenuto anche il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ha dichiarato: "In Iran stiamo vincendo. Non ci fermeremo finché il nemico non sarà completamente sconfitto, ma non sarà una guerra infinita. Questo non è il 2003". "Oggi sarà il giorno più intenso di attacchi in Iran". Ha affermato insistendo sul fatto che l'operazione americana è mirata e che gli Stati Uniti stanno vincendo. "Come ha detto ieri il presidente, stiamo schiacciando il nemico", ha aggiunto. Hegseth non ha voluto commentare lo stato di salute della nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. A chi gli chiedeva se vi fossero indicazioni sul fatto che fosse ferito, ha risposto: "È qualcosa che non posso commentare al momento". Ha però aggiunto che Khamenei "farebbe bene ad ascoltare le parole del nostro presidente" e a dichiarare "che non intende perseguire con armi nucleari".
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"Un grande errore per l'Iran colpire i paesi vicini"
Il capo del Pentagono ha inoltre sottolineato che nelle ultime 24 ore "abbiamo visto il numero più basso di missili lanciati dall'Iran", sostenendo che Teheran è "sola e sta perdendo". Ha accusato il regime di lanciare missili "da scuole e ospedali, prendendo di mira gli innocenti in modo deliberato", e ha definito "un grande errore" colpire i Paesi vicini: "È una dimostrazione di disperazione". "Nessun Paese prende più precauzioni degli Stati Uniti per garantire che non vengano mai presi di mira i civili", ha aggiunto. "I regimi terroristici prendono di mira i civili, non noi". Hegseth ha infine ribadito gli obiettivi degli Stati Uniti: distruggere il programma missilistico iraniano, eliminare le navi di Teheran e negare per sempre all'Iran l'arma nucleare.