Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra in Iran, acqua e impianti di desalinizzazione fattori chiave nel Golfo Persico

Mondo
©Getty

Secondo alcuni analisti nel Golfo Persico le centinaia di impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell'area, sono minacciate dall'incedere del conflitto. E potrebbero non essere in grado di sostenere le popolazioni che vivono nell'area

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Nell'ambito della guerra che sta infiammando il Medio Oriente e che vede protagonisti Stati Uniti e Israele contro l'Iran, la risorsa maggiormente a rischio tra tutte potrebbe non essere il petrolio, bensì l’acqua. A dirlo sono alcuni analisti citati dal Wall Street Journal, secondo i quali nel Golfo Persico le centinaia di impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell'area, sono minacciate dall'incedere del conflitto. E, secondo gli esperti, senza queste strutture, diversi centri urbani potrebbero non essere in grado di sostenere le popolazioni che ci vivono.

 

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La dipendenza dei Paesi dell'area dagli impianti di desalinizzazione

La situazione inizia a preoccupare anche alla luce di quanto successo proprio di recente quando, ad esempio, è stato condotto un attacco (non ancora rivendicato da nessuno) contro un impianto di desalinizzazione presente sull’isola iraniana di Qeshm. Causando, di fatto, la mancanza di acqua per oltre 30 villaggi.  Secondo quanto sottolineato ancora dagli analisti, la dipendenza da questa tecnologia è particolarmente significativa. Basti pensare che circa il 90% dell'acqua potabile in Kuwait proviene dalla desalinizzazione, circa l'86% succede in Oman e circa il 70% in Arabia Saudita. E pure altri Paesi della regione, come Bahrain e Qatar, contano molto su questo sistema. Un altro dato, può essere utile per capire la portata della situazione: l'80% dell'acqua potabile in Israele ha bisogno della desalinizzazione. Meno dipendenza c'è negli Emirati Arabi Uniti perchè il Paese, grazie a una maggiore diversificazione delle proprie riserve sotterranee, dipende solo al 42% da questa tecnologia.

Come funzionano

Ma come funzionano questi impianti? In sostanza lavorano rimuovendo il sale dall'acqua marina, più frequentemente tramite osmosi inversa, e così facendo riescono a far sì che l'acqua possa giugnere non solo alle abitazioni, ma anche ad alberghi, industrie e infrastrutture turistiche. 

 

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Gli attacchi alla rete energetica

Ad impensierire, sottolineano ancora gli esperti, sono proprio i combattimenti che hanno avuto luogo nei pressi di queste ma anche di altre infrastrutture critiche della zona. In particolare, sono stati registrati attacchi che hanno causato danni a strutture energetiche e portuali nei pressi di importanti impianti, tra cui alcuni già avvenuti negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Con il Bahrein, ad esempio, che ha denunciato danni ad una struttura simile nel proprio territorio. Tra l'altro, diversi di questi impianti sono direttamente integrati con delle centrali elettriche ed un attacco mirato alla rete energetica può contribuire a bloccare di fatto pure la produzione di acqua.

L'importanza della desalinizzazione e le valutazioni dell'Iran

Proprio per tutti questi fattori, gli analisti ritengono, visto lo scenario attuale, la desalinizzazione uno dei punti maggiormente vulnerabili nel contesto del Medio Oriente. Anche considerando che più del 40% della capacità mondiale di desalinizzazione si concentra proprio in questa regione e che la maggior parte della produzione dipende, alla fine, da pochi ma importanti impianti. L'allarme può diventare serio qualora alcuni di questi venissero colpiti direttamente e messi fuori uso, così da impedire ad intere città di non avere accesso all’acqua potabile. Trasformando dunque proprio l’acqua come vero elemento strategico nelle dinamiche del conflitto. Secondo gli analisti, anche alla luce di tutto ciò, l'Iran potrebbe ancora non aver voluto colpito queste infrastrutture perchè una crisi idrica estesa potrebbe infatti spingere i Paesi del Golfo Persico ad entrare direttamente nel conflitto.

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