Attacco Usa e Israele all'Iran, oltre 58mila italiani bloccati nel Golfo

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Negli Emirati si contano quasi 22.400 presenze, mentre in Israele gli italiani sono circa 20.800. Si tratta in gran parte di residenti di lungo periodo, professionisti impiegati in aziende e istituzioni internazionali, ma anche di turisti e viaggiatori d’affari. Il ministro degli Esteri Tajani ha invitato i connazionali a "non muoversi" e a rimanere nelle proprie abitazioni o negli alberghi, in attesa di sviluppi

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Oltre 58mila italiani si trovano oggi nell’area del Golfo allargato, che comprende Israele, Iran, Iraq e i principali Paesi della penisola arabica, proprio mentre la regione è scossa dal picco di tensione militare. L’attacco contro l’Iran e la successiva risposta di Teheran, con raid mirati a basi americane e obiettivi nell’area, hanno provocato esplosioni avvertite anche nelle capitali e in zone turistiche, oltre alla chiusura di diversi spazi aerei con conseguente blocco dei voli. Secondo le stime più aggiornate, i connazionali presenti nell’area - tra residenti stabili, turisti e persone in viaggio per lavoro - superano quota 58mila. Si tratta di una presenza significativa, distribuita in modo non uniforme nei diversi Paesi. 

Dove si concentrano gli italiani

Gli Emirati Arabi Uniti e Israele risultano i Paesi con la maggiore concentrazione di italiani. Negli Emirati si contano quasi 22.400 presenze, mentre in Israele gli italiani sono circa 20.800. Si tratta in gran parte di residenti di lungo periodo, professionisti impiegati in aziende e istituzioni internazionali, ma anche di turisti e viaggiatori d’affari. In Iran, dove da tempo è in vigore un avviso a evitare viaggi non essenziali, le presenze sarebbero invece circa 470, quasi tutti residenti. Il dato è stato ricordato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato la necessità di massima prudenza per chi si trova nell’area. Tra i Paesi confinanti o più prossimi a Israele, il Libano ospita attualmente circa 3.900 italiani, mentre in Giordania le presenze superano di poco le 2mila unità. 

La penisola arabica 

Nella penisola arabica la comunità italiana è articolata in diversi Stati. In Arabia Saudita si registrano quasi 3.500 connazionali, in Qatar circa 3.200, in Kuwait intorno alle 1.000 persone. In Bahrein gli italiani sono circa 780, mentre in Iraq si contano poco più di 550 presenze. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una comunità ampia e diffusa in un’area strategica per l’energia, il commercio e la finanza, dove molti italiani operano nei settori dell’ingegneria, delle infrastrutture, dell’oil & gas, della difesa e dei servizi.

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Esplosioni nelle capitali e nelle aree turistiche

L’escalation militare ha avuto ripercussioni in più Paesi. L’Arabia Saudita ha confermato che sono state colpite la capitale Riad e la regione orientale. Esplosioni sono state udite più volte a Doha, in Qatar, e ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti. A Dubai, il fuoco ha raggiunto anche la zona della turistica isola artificiale Palm Jumeirah, dove un hotel è stato colpito e si sono registrati quattro feriti. Attacchi hanno interessato inoltre edifici residenziali nella capitale del Bahrein, Manama. La chiusura temporanea di alcuni spazi aerei ha causato il blocco e la deviazione di numerosi voli, complicando ulteriormente gli spostamenti in entrata e in uscita dalla regione.

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L’invito alla prudenza

Alle "decine di migliaia" di italiani presenti nell’area mediorientale e del Golfo, le autorità italiane raccomandano di limitare al minimo gli spostamenti. Il ministro degli Esteri ha invitato i connazionali a "non muoversi" e a rimanere nelle proprie abitazioni o negli alberghi, in attesa di sviluppi. 

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