Mentre una flotta di navi da guerra statunitensi si dirige verso il Medio Oriente, un alto funzionario iraniano avverte: "Qualsiasi attacco verrà considerato una guerra totale contro di noi". Prosegue intanto il blackout di Internet, dopo una breve e parziale ripresa del servizio. Il console generale del governo iraniano a Mumbai nega le indiscrezioni secondo cui Khamenei sarebbe in un bunker
Qualsiasi attacco contro l'Iran verrà considerato "come una guerra totale" e l'esercito "è pronto per lo scenario peggiore", ha avvertito un alto funzionario del Paese, che ha parlato in forma anonima alla Reuters, mentre navi da guerra statunitensi si dirigono verso il Medio Oriente. E anche il Corpo paramilitare delle Guardie della Rivoluzione Islamica si dice "più pronto che mai” a reagire alle provocazioni esterne: ha “il dito sul grilletto", fa sapere il suo comandante, il generale Mohammad Pakpour. Che avverte Usa e Israele “di evitare qualsiasi errore di calcolo", stando alle dichiarazioni riportate da Nournews, agenzia di stampa vicina al regime. Intanto sembra che la Guida Suprema Ali Khamenei sia ormai nascosto “in uno speciale rifugio sotterraneo a Teheran”, rende invece noto il sito Iran International, questa volta associato all'opposizione. Funzionari militari e di sicurezza lo avrebbero infatti avvertito che un possibile attacco degli Usa sia un rischio concreto, anche sulla base delle dichiarazioni di Donald Trump. Indiscrezioni negate dal console generale del governo iraniano a Mumbai.
Pasdaran: "Proteste sono una sedizione americana fallita"
Nelle strade del Paese continuano le proteste della popolazione, scoppiate lo scorso dicembre. Il vicecomandante delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, le descrive come "una sedizione americana fallita”. Poi aggiunge che "gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati cercano di disintegrare l'Iran, ma non ci piegheremo mai ai nemici". Ancora incerto il bilancio delle vittime. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un messaggio su X del 23 gennaio, parlava di "3.117 morti", mentre secondo altre stime si sarebbero superati i 15mila.
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Ancora blackout
La repressione del dissenso popolare continua a passare anche dall'oscuramento di Internet. Il blackout "continua per la terza settimana, nonostante un breve e momentaneo ripristino della connessione internazionale dopo circa 375 ore", fa sapere NetBlocks, l'organizzazione che monitora il web a livello mondiale. L'annuncio contraddice le affermazioni di alcuni organi di stampa iraniani, che poco prima avevano parlato del "ritorno del 40% di Internet".
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Iran respinge risoluzione Consiglio diritti umani Onu
La missione permanente dell'Iran presso l'ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra ha intanto respinto la risoluzione del Consiglio per i diritti umani che chiedeva l'apertura di un'indagine urgente sulla repressione delle proteste. La richiesta di risoluzione è stata definita "politica, ingiustificata e priva di una reale preoccupazione per i diritti umani". Teheran "respinge categoricamente qualsiasi ingerenza esterna politicizzata e sottolinea che i promotori della risoluzione non hanno mai mostrato alcuna reale preoccupazione per i diritti del popolo iraniano", si legge nella dichiarazione della missione, come citata dall'IRNA.