Introduzione
La detenzione dell'italiano era iniziata il 15 novembre 2024. L'operatore umanitario si trovava in Venezuela (TUTTE LE NEWS IN DIRETTA) da meno di un mese, per conto della Ong Humanity & Inclusion, impegnata nell'assistenza alle persone con disabilità. Il 46enne, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre, era stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito, per portare aiuti alle comunità locali. Ha trascorso 423 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana. Ecco la sua storia
Quello che devi sapere
Trentini, dagli studi all'attività sul campo
Alberto Trentini è originario di Venezia e ha 46 anni (compiuti in cella lo scorso 10 agosto, ndr). Vanta un’esperienza decennale in prima linea nella cooperazione internazionale. Dopo la laurea in Storia alla Ca’ Foscari di Venezia, e il servizio civile, Trentini si è specializzato come assistente umanitario a Liverpool e ha preso un master in sanificazione dell’acqua a Leeds, decidendo poi di trasferire sul campo le sue competenze.
È stato 6 mesi in Perù nel 2017, per aiutare i territori colpiti dalle inondazioni. Successivamente è stato anche in Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano. L’ultimo incarico è stato priori quello in Venezuela, con la ong francese Humanity and Inclusion, specializzata nell’assistenza a persone con disabilità.
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L'arresto in Venezuela nel novembre 2024
In Venezuela Trentini era arrivato il 17 ottobre 2024. Pochi giorni dopo, il 15 novembre, lo avevano arrestato ad un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, per una missione.
A fermare l'italiano era stato il Saime, il Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e gli stranieri. Poi Trentini era stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare di Caracas. L’organizzazione non governativa per la quale Trentini lavorava aveva tentato di presentare una petizione di habeas corpus alle autorità venezuelane, che si erano però rifiutate di riceverla e di dare informazioni sulla sorte del cooperante. Nelle prime settimane, infatti, non si era saputo nulla sulla sua detenzione. Per oltre due mesi le autorità non avevano fornito notizie né avevano permesso alcun contatto con il cooperante. A gennaio 2025 Palazzo Chigi, in una nota, assicurò che si stavano "attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva”, garantendo "massima attenzione fin dall'inizio".
La prima telefonata dal carcere e le fasi successive
Dopo 181 giorni di silenzio, la notte del 16 maggio, era arrivata la prima telefonata. Trentini dal carcere di Caracas aveva parlato con la famiglia, rassicurando di essere in buone condizioni e di ricevere le cure mediche di cui aveva bisogno. Un contatto, ottenuto dopo lunghe pressioni diplomatiche, accolto con sollievo dai familiari ma anche dal governo italiano.
Un mese prima, ad aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva telefonato alla madre di Trentini, Armanda Colusso, per rassicurarla sull'impegno delle istituzioni, garantendo che "il governo è al lavoro per riportarlo a casa". Ma proprio in occasione del primo anniversario della detenzione del cooperante la donna, in una conferenza stampa nella sede del Comune di Milano, aveva puntato il dito contro l'esecutivo. "Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano - aveva detto - E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare. Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita". Una linea che si era poi ammorbidita. "La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza”, avevano affermato pochi giorni prima della liberazione i genitori di Alberto: "Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione".
La liberazione e la gioia della famiglia
Negli ultimi giorni il dossier di Trentini è arrivato all'attenzione della presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodrìguez, dopo il blitz degli Stati Uniti in Venezuela e l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Infine, il 12 gennaio 2026, la liberazione. "Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione", hanno fatto sapere i familiari dell'italiano. "Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!", hanno aggiunto i Trentini.
Trentini: "Sono felice"
Alberto, appena rilasciato, secondo quanto riportano Repubblica e Corriere, ha detto: "È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l'Italia. Ora posso fumare una sigaretta?". "Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato", hanno assicurato lui e Mario Burlò, l'imprenditore torinese rilasciato a sua volta questa notte dal regime venezuelano, appena scesi dall'automobile che li ha portati all'ambasciata italiana. "Anche il cibo era sufficiente", ha riferito il cooperante italiano. All'ambasciata i due hanno subito potuto chiamare i familiari in Italia. Trentini ha telefonato alla madre e alla fidanzata.
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