Ucraina, a che punto sono i negoziati per la pace? I nodi del Donbass e degli asset russi
MondoIntroduzione
Prosegue il dialogo diplomatico per raggiungere un accordo sulla fine del conflitto scatenato dalla Russia, mentre la tensione sale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, incontrando i giornalisti a Kiev, ha confermato che le trattative di pace sono incagliate principalmente sul destino del Donbass, in particolare del Donetsk. Ma alcune difficoltà derivano anche dal tema degli asset russi.
"Non credo che saremo completamente soddisfatti" dal nuovo piano per la fine della guerra dopo le consultazioni tra Usa, Ucraina ed Europa, ha affermato intanto il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov citato dalle agenzie russe Tass e Interfax. "Non abbiamo visto alcuna versione modificata dei piani americani. Quando la vedremo, potremmo non gradire molte cose", ha detto Ushakov. "Prima o poi, i contatti attivi con gli americani riprenderanno, perché ciò che gli americani stanno attualmente coordinando con europei e ucraini deve prima o poi esserci mostrato, il che naturalmente provocherà la nostra risposta appropriata".
Quello che devi sapere
Il nodo del Donbass
Gli Stati Uniti vorrebbero che le forze ucraine si ritirassero dal Donbass e che quel fazzoletto di terra - dove si snodano le fortificazioni - divenisse una "zona economica libera". A Mosca però non viene chiesto altrettanto nella parte che occupa attualmente, e questo crea uno squilibrio potenzialmente fatale per i negoziati. Avere il controllo del Donbass, per Vladimir Putin significa poter rivendicare davanti ai russi di aver vinto la guerra, giustificando il milione tra morti e feriti nonché un'economia piagata dall'inflazione. Il piano di pace originale, in 28 punti, recitava così: "Le forze ucraine si ritireranno dalla parte dell'Oblast di Donetsk che attualmente controllano e questa zona di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto neutrale e smilitarizzata, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa: le forze russe non entreranno in questa zona smilitarizzata". La linea rossa per Zelensky sta nella parola "riconoscimento" ed è proprio qui che si sono concentrati gli sforzi di mediazione europei. Il presidente ucraino ha chiarito più volte di non poter cedere territori (in modo ufficiale) e che, se anche fosse, sarebbe necessario un referendum.
Intanto l'ufficio del presidente Zelensky definisce "errate" le interpretazioni di Le Monde secondo cui Kiev sarebbe disposta ad accettare la creazione di una cosiddetta "zona cuscinetto" nel Donbass. "Se l'Ucraina sia d'accordo o meno può essere deciso solo al più alto livello politico o dal popolo ucraino", ha detto Dmitry Lytvyn, consigliere del presidente ucraino, riferendosi ad alcune analisi del consigliere Mykhailo Podolyak riportate dal quotidiano francese. Podolyak, ha aggiunto Lytvyn, ha parlato non del consenso di Kiev, ma del fatto che in teoria si potrebbero discutere vari modelli di sicurezza, ma tutto dipende dai dettagli.
E dalla Russia il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov in un'intervista a Kommersant, ripresa dall'agenzia Interfax, ha affermato che in Ucraina ci potrà essere un cessate il fuoco "solo dopo il ritiro delle truppe ucraine" dal Donbass, confermando che "questo è uno dei requisiti che gli americani impongono" a Kiev. "Prima o poi, se non attraverso negoziati, allora con la forza, questo territorio passerà sotto il pieno controllo della Federazione Russa", ha aggiunto.
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Le garanzie di sicurezza
Il tema delle garanzie di sicurezza segue a ruota. Perché l'Ucraina ha fortificato il Donetsk dal 2014 e se consegnasse le linee difensive alla Russia (o scoprisse il fianco a futuri blitz) la strada che porta al fiume Dnipro sarebbe spianata. Il piano in 28 punti, sull'architettura di sicurezza futura, era molto vago. Lo schema adesso è sì quello sul modello dell'articolo 5 della Nato, ma con clausole precise. Perché Kiev vuole evitare un protocollo di Budapest 2.0 (la rinuncia alle armi nucleari in cambio della protezione della sua integrità territoriale). Il ruolo degli Stati Uniti non può essere di secondo piano ed è qui che la Coalizione dei Volenterosi (Parigi e Londra in testa) ha lavorato molto. "Non lasceremo sola l'Ucraina come altri hanno fatto con l'Afghanistan", ha assicurato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa in un chiaro riferimento agli Stati Uniti.
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Gli asset russi
Poi c’è il destino degli asset russi. Posto che tutto ciò che riguarda l'Europa e la Nato è stato stralciato dal piano originale in 28 punti, le posizioni tra Stati Uniti e Unione europea sugli asset restano distanti. I 27 hanno avviato la procedura scritta - dando cioè il voto alle capitali - sulla proposta di usare l'articolo 122 del Trattato, l'emergenza economica, per congelare in perpetuo i fondi della Banca Centrale russa (e per sbloccarli servirà il voto a maggioranza qualificata). La presidenza danese è sicura che ci sia il sostegno necessario. Poi si passerà al meccanismo per consegnare i soldi all'Ucraina. E qui la partita si fa più complicata: non c'è solo il Belgio a essere scettico, anche l'Italia, ed esempio, è esitante. Come ha ribadito più volte l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas, la strategia sugli asset serve a lanciare tre messaggi: all'Ucraina, per mostrare che non sarà abbandonata; alla Russia, per mostrare che dovrà pagare per la sua guerra; e agli Stati Uniti, per mostrare che l'Europa ha delle carte da giocare.
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Lo scontro Usa-Ue sull’economia e la ricostruzione
La contesa al tavolo delle trattative per l'Ucraina riguarda anche sempre più gli affari, e mette in contrapposizione non solo Russia e Ucraina, ma anche gli Stati Uniti e i loro tradizionali alleati europei. Secondo il Wall Street Journal, che rivela alcuni retroscena del braccio di ferro tra americani ed europei, l'amministrazione Trump nelle ultime settimane ha consegnato agli europei una serie di documenti, ognuno di una sola pagina, in cui espone la propria visione per la ricostruzione dell'Ucraina e il reinserimento della Russia nell'economia globale. Il piano statunitense è stato illustrato in appendici agli attuali progetti di pace, non pubblici, ma descritti al Wall Street Journal da funzionari americani ed europei. I documenti dettagliano piani per far sì che le società finanziarie statunitensi e altre imprese possano utilizzare circa 200 miliardi di dollari di asset russi congelati per progetti in Ucraina - incluso un enorme nuovo centro dati alimentato da una centrale nucleare attualmente occupata dalle truppe russe, quella di Zaporizhzhia. Un'altra appendice presenta la visione generale americana per reintegrare l'economia russa, con investimenti delle aziende statunitensi in settori strategici, dall'estrazione di terre rare alla perforazione di petrolio nell'Artico, contribuendo a ristabilire i flussi energetici russi verso l'Europa occidentale e il resto del mondo.
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La posizione dell’Europa
L'Europa, che dal 2022 cerca di ridurre la propria dipendenza dal gas russo per indebolire le risorse del Cremlino e diminuire la propria vulnerabilità verso un rivale strategico, è riluttante a riprendere gli acquisti di energia da un Paese che considera la sua più grande minaccia alla sicurezza. I funzionari europei vogliono utilizzare gli stessi fondi russi congelati - detenuti nelle istituzioni europee - per concedere un prestito al governo ucraino, ormai a corto di liquidità, così che possa acquistare le armi necessarie per difendersi e continuare a operare mentre le casse si svuotano. I funzionari europei temono che l'approccio statunitense dia alla Russia la pausa necessaria per rilanciare la propria economia e rafforzarsi militarmente. Una nuova valutazione di un'agenzia di intelligence occidentale, esaminata dal Wall Street Journal, ha rilevato che la Russia è tecnicamente in recessione da sei mesi e che le difficoltà di gestire un'economia di guerra mentre tenta di controllare i prezzi rappresentano un rischio sistemico per il settore bancario. I funzionari statunitensi coinvolti nelle trattative affermano che l'approccio europeo esaurirebbe rapidamente i fondi congelati. Washington, invece, prevede di coinvolgere dirigenti di Wall Street e miliardari del private equity per investire il denaro e aumentare la quantità disponibile. Un funzionario ha dichiarato che il fondo potrebbe arrivare a 800 miliardi di dollari sotto gestione americana: "La nostra sensibilità è che comprendiamo davvero la crescita finanziaria".
L’ipotesi di una riunione a Berlino la prossima settimana
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino col segretario generale della Nato Mark Rutte, ieri ha precisato che, quando ha sentito al telefono il presidente degli Stati Uniti insieme ai suoi pari di Parigi e Londra, la Casa Bianca non aveva ancora ricevuto l'ultima versione del piano, che rispecchia la posizione euro-ucraina. Dentro c'è un'ipotesi di "concessioni territoriali" che l'Ucraina "potrebbe accettare". Ora, ha detto Merz, i negoziati - nell'idea degli europei - continueranno nei prossimi giorni e nel corso del fine settimana e poi potrebbe esserci "una riunione" all'inizio della prossima settimana a Berlino - era stato lo stesso Trump a rivelare l'invito. "La partecipazione dell'amministrazione statunitense dipenderà in gran parte dai documenti su cui lavoreremo in questo periodo", ha aggiunto Merz. Anche se Trump - spiega la Casa Bianca - si dice frustrato da Mosca e Kiev: "Non vuole più chiacchiere, ma azione. È stufo degli incontri solo per il gusto di fare incontri".
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