Usa Weekly News, Biden non si ritira: "Sono il più qualificato per vincere"
Joe Biden non intende assolutamente abbandonare la corsa alla Casa Bianca. “Lo farei solo se arrivasse e me lo chiedesse il Signore Onnipotente. Ma non arriva”, ha detto nell’attesa intervista a Abc, la prima dopo il dibattito con Trump. In 22 minuti POTUS si è definito il più qualificato per la presidenza e per vincere le elezioni, negando di essere indietro nei sondaggi. Tra i Dem crescono i dubbi sulla capacità di Biden di superare Trump, che guadagna spazio giorno dopo giorno
A cura di Valentina Clemente
Continuo a correre – “Corro. Sono il presidente del partito democratico. Nessuno mi sta spingendo fuori. Sono stato messo fuori combattimento prima e quando si viene buttati giù ci si rialza”. Lo ha detto Joe Biden nel corso di una conference call, secondo quanto riportato dai media americani. Secondo l’Associated Press, il presidente e Kamala Harris hanno preso parte a una conference call con il Democratic National Committee e assicurato che “continueranno a combattere”
Biden attacca – “Non lascerò che 90 minuti di dibattito cancellino 3 anni e mezzo di lavoro”: lo ha detto in un comizio elettorale in Wisconsin Joe Biden, riferendosi alla disastrosa performance della scorsa settimana nel dibattito televisivo con l'avversario alle prossime elezioni di novembre Donald Trump
Causa dibattito scarso - La scarsa prestazione di Joe Biden nel primo dibattito con Donald Trump è stata dovuta alla stanchezza causata dai viaggi in Francia e in Italia. Lo ha detto lo stesso presidente americano indicando come “non intelligente” aver fatto il giro del mondo più volte prima del confronto, e che la stessa stanchezza lo aveva ad addormentarsi sul palco durante un incontro con i donatori democratici. “Non è una scusa - ha aggiunto Biden - ma una spiegazione”
Test non necessario - Un test cognitivo per Joe Biden “non è necessario”. Così la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre. Il presidente americano “sa come riprendersi”, ha detto in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca dopo il disastroso dibattito del leader democratico contro Donald Trump. La portavoce ha assicurato che l’esecutivo americano “non nasconde assolutamente” informazioni sulla forma fisica del presidente
Kamala for President - Julián Castro, ex ministro per l’Edilizia abitativa nell’amministrazione Obama ed ex candidato presidenziale che sfidò Joe Biden nel 2020, contestandone anche l’età e la memoria, ha dichiarato che il presidente americano dovrebbe abbandonare la corsa, indicando la sua vice Kamala Harris come potenziale sostituta in cima alla lista democratica
Intervistato da Msnbc, Castro ha sostenuto che Biden dovrebbe assolutamente ritirarsi e che “un altro democratico avrebbe una possibilità migliore di battere Trump. Sì, penso che i democratici farebbero bene a trovare un candidato diverso”, ha detto, facendo però solo il nome della Harris
La reazione di Harris – “Orgogliosa di correre insieme con Joe Biden”. Lo è la cinquantanovenne vicepresidente americana Kamala Harris, che alla domanda della Cbs se sia disposta a sostituire il candidato democratico 81enne nel caso in cui quest’ultimo si ritiri ha risposto: “Joe Biden è la nostra scelta. Abbiamo battuto Trump una volta e lo batteremo di nuovo”
Boston Globe a Biden: ritirati - Il board editoriale del Boston Globe chiede a Joe Biden di mettere fine alla sua campagna elettorale. “Dal quando si è svolto il dibattito, lo staff del presidente ha detto poco che possa spiegare in modo adeguato il perché la sua performance è stata così negativa, al di là di dire che aveva un raffreddore. Quello che abbiamo sentito è stato un serrare i ranghi attorno a un candidato assediato e ferito”, ha spiegato il board del quotidiano
“Uno stuolo di potenziali candidati - dalla vicepresidente Kamala Harris ai governatori di Michigan, Pennsylvania e California - stanno aspettando dietro le quinte per affrontare Trump. Quello di cui hanno bisogno è che Biden si ritiri dalla corsa e liberi i suoi delegati così che possano esprimere il loro voto per altri alla convention democratica", ha messo in evidenza il Boston Globe
Rottura? - Le preoccupazioni dei democratici aumentano: secondo il NYT sulla base di interviste con oltre 50 democratici, sono sempre più numerosi coloro di quell’area politica che ritengono la candidatura del presidente insostenibile e temono che se restasse nel ticket presidenziale a pagare il prezzo sarebbero anche altri democratici in corsa, mettendo a rischio Senato e Camera. Secondo uno stratega democratico, è possibile che la “diga possa crollare” la prossima settimana con la riapertura del Congresso
Altre richieste di ritiro a Biden - Reed Hastings, co-fondatore di Netflix e uno dei maggiori donatori del partito democratico, ha chiesto a Joe Biden di ritirarsi dalla corsa. Lo riporta il New York Times. “Il presidente deve farsi da parte per consentire a un forte leader democratico di battere Trump e mantenere gli Stati Uniti sicuri e prosperi”, ha scritto in una email al giornale. Hastings e sua moglie, Patty Quillin, hanno donato oltre 20 milioni di dollari per sostenere i dem negli ultimi anni, di cui 1,5 milioni per sostenere Biden nel 2020
Biden, 21 luglio - I democratici stanno valutando la possibilità di effettuare la nomination ufficiale di Joe Biden nella seconda metà di luglio per cercare di stemperare le voci su una sua sostituzione nella corsa alla Casa Bianca. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali una delle ipotesi è il 21 luglio, quando il comitato per le credenziali della convention democratica si riunirà virtualmente per finalizzare le procedure della convention che si apre il 19 agosto
Meno sostegno a Biden - Hollywood inizia a scaricare Joe Biden. A chiedere un suo passo indietro non è infatti solo il co-fondatore di Netflix Reed Hasting ma anche Ari Emanuel, amministratore delegato di Endeavour, colosso cui fa capo l’agenzia di talenti Wme a cui si affidano nomi come Rihanna, Matt Demon e Serena Williams. Molti big di Hollywood hanno dichiarato che non effettueranno donazioni neanche al partito liberal fino a quando Biden non avrà lasciato
Vantaggio Trump su Biden - Il vantaggio di Donald Trump su Joe Biden cresce dopo il dibattito. Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, l’ex presidente ha il 48% delle preferenze e Biden il 42%, il divario più ampio dal 2021. Fra i democratici il 76% ritiene il presidente troppo anziano per correre, e due terzi lo sostituirebbero con un altro candidato democratico
Immunità parziale - La Corte Suprema Usa ha concesso una parziale immunità presidenziale a Donald Trump nel processo per l’assalto al Capitol, ma solo per gli atti ufficiali, ossia le azioni prese nei suoi poteri costituzionali. In tal caso l’immunità è assoluta. Il tycoon è imputato anche per le carte segrete di Mar-a-Lago e per il tentativo di ribaltare il voto in Georgia. È la prima volta dalla fondazione della nazione nel XVIII secolo che la Corte Suprema dichiara che gli ex presidenti possono essere protetti da accuse penali in alcuni casi
Una grande vittoria – “La sentenza della Corte Suprema sull’immunità per Donald Trump è una “grande vittoria per la democrazia”: così ha commentato l’ex presidente
La reazione di Biden – “La sentenza non cambia quello che è successo il 6 gennaio: Donald Trump ha incoraggiato una folla a rovesciare i risultati di un’elezione libera ed equa”, si legge in una nota del Team Biden. “Trump è candidato alla presidenza pur essendo un criminale condannato per la stessa ragione per cui è rimasto seduto a guardare mentre la folla attaccava violentemente Capitol Hill: pensa di essere al di sopra della legge ed è disposto a fare qualsiasi cosa per ottenere e mantenere il potere”, ha attaccato la campagna di Biden
Prima conseguenza - La sentenza di Donald Trump per i soldi alla pornostar prevista l’11 luglio slitta al 18 settembre dopo la decisione della Corte Suprema sull’immunità presidenziale. Lo afferma l’ufficio del procuratore di Manhattan
Dopo Usa 2024 - I funzionari del Dipartimento di Giustizia Usa intendono proseguire i procedimenti penali contro Donald Trump anche se vincesse le elezioni Usa del 5 novembre, nella convinzione che le regole del dipartimento stesso contro le indagini o l’incriminazione di un presidente in carica non entreranno in vigore fino al giorno dell'inaugurazione a gennaio. In tal caso si rischia una transizione complicata per il presidente eletto, che pur non essendo ancora insediato è coinvolto in alcuni briefing che potrebbero confliggere con le attività processuali