Ucraina, la calma di Kharkiv città semideserta. VIDEO

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Jacopo Arbarello

Nella città i negozi sono ancora tutti chiusi, le vetrine sbarrate da pannelli di compensato e musei e teatri non hanno riaperto. Tutti i quartieri sono stati colpiti, dal centro alla periferia

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Kharkiv è calma, semideserta, e giustamente non si fida. La calma di questa città assomiglia alla quiete dopo la tempesta, dopo una tempesta di missili e bombe. Il silenzio, adesso, è frutto del vuoto. I negozi sono ancora tutti chiusi, le vetrine sbarrate da pannelli di compensato, musei e teatri non hanno riaperto, i sacchi di sabbia sono ancora a protezione dei palazzi. Tutti i quartieri sono stati colpiti, dal centro alla periferia. Il palazzo della regione sventrato da una raffica di missili cruise il primo marzo è senza dubbio il simbolo di quanto sarà difficile ricostruire l’economia di questa città. Ci vorranno anni a ripararlo, intere sezioni sono crollate, non c’è una singola stanza che si sia salvata da una distruzione strutturale. Gli operai lavorano a ripulire, ma pensarlo agibile e operativo è una chimera. Kharkiv è la più grande città del Paese a portare così evidenti i segni brutali della guerra. Eppure per chi è rimasto sempre qui, anche sotto alle bombe, adesso la vita è ricominciata e tutto sta ripartendo (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI LIVE).

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Sarà anche così, ma quando scende la notte, dopo il coprifuoco che scatta alle 9, la città si spegne. Non c'è alcuna illuminazione, per non dare riferimenti ai russi. Questo è il nostro albergo, in centro, rimasto intatto ma semichiuso. Porte sbarrate, si entra solo dal garage che è anche il rifugio. Si mangia nei sotterranei. L’enorme androne è buio e silenzioso. Tutte queste precauzioni non arrivano a caso. Perché in un tranquillo pomeriggio infrasettimanale, quando ormai il pericolo sembrava finito, la città viene scossa da una serie di esplosioni in diversi quartieri. Nove morti e 17 feriti in pochi minuti. Tutti civili. Due colpi di artiglieria cadono sul piazzale davanti ad una stazione della metro. I detriti hanno ucciso sul colpo un anziano che stava entrando nella metropolitana, e un uomo che passava davanti alla vetrina distrutta di questo negozio. Diversi i feriti che si rifugiano nei sotterranei. Li vediamo uscire claudicanti, alcuni hanno lasciato lunghe strisce di sangue al loro passaggio. 

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Per questo Kharkiv ancora non vede tornare i propri abitanti. I russi possono ancora colpire la città. Che però sembra quasi essersi abituata a questo clima da assedio e coprifuoco. Piano piano le persone spaventate riprendono il loro cammino. Di sopra le ambulanze subito accorse portano via i cadaveri e i militari fanno i rilievi del caso. L’addetta alle pulizie della metro lava via il sangue dal pavimento. Si va avanti, nonostante la paura. Sperando di non essere i prossimi bersagli. 

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