Sudafrica: è morto l’arcivescovo Desmond Tutu, eroe della riconciliazione dopo l’apartheid

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Il reverendo anglicano aveva 90 anni. I funerali sono stati fissati per il 1° gennaio a Capetown. Vinse nel 1984 il premio Nobel per la Pace come simbolo della lotta non violenta contro il regime razzista e nel 1995 presiedette la Commissione per la Verità e la Riconciliazione che mise in luce la verità sulle atrocità commesse durante i decenni di repressione. Papa Francesco: "Ha servito il Vangelo tramite la promozione dell'uguaglianza razziale"

È morto oggi, 26 dicembre, l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, uno dei simboli della resistenza contro l'apartheid, oltre che promotore poi della riconciliazione. Lo ha comunicato la presidenza del Sudafrica. I funerali sono stati fissati per il 1° gennaio a Capetown.

Tutu, 90 anni, arcivescovo anglicano, vinse nel 1984 il premio Nobel per la Pace come simbolo della lotta nonviolenta contro il regime razzista. Dopo la fine dell'apartheid, quando Nelson Mandela era stato eletto presidente del nuovo Sudafrica, Tutu ideò e presiedette la Commissione per la Verità e la Riconciliazione (Trc), creata nel 1995, che in un doloroso e drammatico processo di pacificazione fra le due parti della società sudafricana mise in luce la verità sulle atrocità commesse durante i decenni di repressione da parte dei bianchi. Il perdono fu accordato a chi, fra i responsabili delle atrocità, avesse pienamente confessato: una forma di riparazione morale anche nei confronti dei familiari delle vittime. Nell'annunciare la scomparsa del reverendo, il presidente Cyril Ramaphosa ha espresso, "a nome di tutti i sudafricani, profonda tristezza per la morte, avvenuta domenica, di una figura essenziale della storia" del Paese.

Gli studi e la carriera ecclesiatica

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Nato a Klerksdorp (Transvaal) il 7 ottobre 1931, Tutu si trasferisce con la famiglia a Johannesburg all'età di 12 anni. La famiglia non può permettersi di pagargli gli studi in medicina come lui vorrebbe, quindi segue le orme del padre nell’insegnamento. Studia al Pretoria Bantu Normal College dal 1951 al 1953 e insegna poi alla Johannesburg Bantu High School, dove rimane fino al 1957. Dà le dimissioni dopo l'approvazione del Bantu Education Act, protestando contro le misere prospettive educative dei sudafricani neri. Tutu continua i suoi studi, questa volta in teologia, e nel 1960 viene nominato pastore anglicano. Diventa cappellano dell'Università di Fort Hare, una culla di dissenso e una delle poche università di qualità per gli studenti neri nella parte meridionale del Sudafrica. In seguito Tutu lascia il suo incarico come cappellano e si sposta al King's College di Londra (1962–1966), dove prende il Bachelor e il Master in teologia. Ritornato in Sudafrica, dal 1967 al 1972 usa le sue lezioni per evidenziare le condizioni della popolazione di colore e scrive una lettera all’allora Primo Ministro Vorster nella quale descrive il Sudafrica come "un barile di polvere da sparo che poteva esplodere in qualsiasi momento". Nel 1975 viene nominato decano della Cattedrale di St. Mary a Johannesburg, prima persona di colore a ricevere tale incarico.  Sposato con Leah Nomalizo Tutu dal 1955, la coppia ha avuto quattro figli: Trevor Thamsanqa, Theresa Thandeka, Naomi Nontombi e Mpho Andrea.

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Negli anni successivi Tutu appoggia il boicottaggio economico del suo Paese contro l’apartheid, e da segretario generale del Consiglio Sudafricano delle Chiese porta avanti il suo lavoro contro la segregazione razziale con il consenso di quasi tutte le chiese. Nel 1984 riceve il Premio Nobel per la pace per il suo "ruolo come figura unificante nella campagna per risolvere il problema dell'apartheid in Sudafrica". Due anni dopo Tutu diventa la prima persona di colore a guidare la Chiesa Anglicana in Sudafrica. Dopo la fine dell'apartheid, l’arcivescovo guida la Commissione per la verità e la riconciliazione, incarico per il quale viene insignito anche del Sydney Peace Prize nel 1999. Negli anni, Tutu insegna in molte università in Nordamerica e in Europa.

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Negli anni, Tutu appoggia e sostiene diverse cause in molte parti del mondo. Fra queste il movimento indipendentista della Papua Occidentale, ma anche la critica degli abusi dei diritti umani nello Zimbabwe, definendo il presidente Robert Mugabe una "caricatura di un dittatore africano". Commentando poi nel 2003 l'elezione di Gene Robinson, primo uomo apertamente omosessuale a diventare vescovo della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America, dice: "Nella nostra chiesa qui in Sudafrica, ciò non fa differenza. Possiamo solo dire che, al momento, noi riteniamo che dovrebbero rimanere celibi e quindi non vediamo quale sia il problema”. Nel 2005 definisce le detenzioni senza processo di Guantánamo “completamente inaccettabili” e sull’elezione del cardinale Joseph Ratzinger come Papa Benedetto XVI dice: "Avremmo sperato in qualcuno più aperto ai più recenti sviluppi del mondo, l'intera questione del ministero delle donne e una posizione più ragionevole riguardo ai preservativi e all'HIV/AIDS". Nel 2009 aderisce al progetto per la realizzazione del film Soldiers of Peace, che coinvolge 14 Paesi nel Mondo nella realizzazione di una pace globale, e nel 2014 lancia un appello al presidente ugandese Yoweri Museveni affinché non promulghi la legge che prevede l'ergastolo per gli omosessuali recidivi, paragonando la normativa alle persecuzioni naziste. Nel 2016 si dice favorevole all'eutanasia, sottolineando come "a migliaia di persone in tutto il mondo venga negato il diritto di morire con dignità".

Ramaphosa: "Un patriota senza pari"

"La scomparsa dell'arcivescovo emerito Desmond Tutu è nuovo capitolo del dolore nell'addio della nostra nazione a una generazione di sudafricani straordinari che ci hanno consegnato in eredità un Sudafrica liberato", ha scritto il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, commentando la morte del Nobel per la Pace. Ramaphosa lo definisce "patriota senza pari, leader di principi ma anche pragmatico che ha dato un vero significato alla dottrina biblica che la fede senza l'azione è morta. Uomo di straordinario intelletto, integrità e irriducibile volontà", dotato di "tenerezza e vulnerabilità nella sua compassione".

Il messaggio del Papa

Papa Francesco è "addolorato nell'apprendere della morte dell'arcivescovo Desmond Tutu" e "offre sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari". Lo si legge in un telegramma di cordoglio inviato a nome del Papa dal cardinale Pietro Parolin al nunzio in Sudafrica, monsignor Peter Bryan Wells. "Consapevole del suo servizio al Vangelo tramite la promozione dell'uguaglianza razziale e la riconciliazione nel suo nativo Sudafrica", il Pontefice "affida la sua anima all'amorevole misericordia di Dio Onnipotente". "Su tutti quelli che piangono la sua scomparsa" Francesco invoca "le divine benedizioni della pace e della consolazione".

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