Sebastian Kurz, ascesa e caduta dell'enfant prodige della politica austriaca

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Valentina Clemente

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Segretario di stato a 24 anni, ministro degli esteri a 27, cancelliere a 31: Sebastian Kurz è stato visto da tutti come l'enfant prodige della politica austriaca. Pochi giorni fa, però, l'accusa di concussione, corruzione e abuso di fiducia e le dimissioni da cancelliere. Ma non da capo dei Popolari austriaci. Del "Wunderwuzzi" resta, quindi, solo il ricordo?

Lo chiamavano “Wunderwuzzi”, un'espressione tipica viennese, il giovane Sebastian Kurz, che a Vienna è nato e cresciuto anche politicamente, diventato cancelliere a 31 anni. Prima di allora, una carriera promettente iniziata nel 2003 tra le fila del Junge Volkspartei che l’ha portato ad essere il più giovane segretario di stato a 24 anni e ministro degli esteri a 27. Carismatico, con una pacatezza che mitigava decisionismo ferreo, molto ambizioso. Un ragazzo prodigio della politica austriaca a cui anche l’Europa guardava con curiosità (IL PROFILO DEL NUOVO CANCELLIERE SCHALLENBERG).

Emergenza migranti al centro della sua campagna politica

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Con un serbatoio politico riempitosi particolarmente con la crisi dei migranti del 2015, quando Kurz chiuse la rotta balcanica ma, di fatto, ne aprì molte per la sua carriera di politico. Un pilastro, quello del blocco dell’immigrazione (chiese anche la chiusura della rotta del Mediterraneo) su cui ha concentrato la campagna elettorale del 2017 che, da rivelazione, lo trasformò nel nuovo che stava avanzando, capace di riportare i giovani alle urne. In grado di trasformare in poco tempo il Partito Popolare Austriaco, solo pochi mesi prima, cambiandone il colore: il nero che diventa azzurro, un comitato elettorale popolato da liceali e universitari.

L ’Austria accolse questo ex studente di giurisprudenza, mai laureato, nato e cresciuto nel quartiere viennese di Meidling con mamma insegnante e papà ingegnere, dove tuttora vive in un appartamento di 65mq (ma con la compagna di sempre, Susanne). 

“Zeit für Neues”

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Un giovane che aveva un motto: “Zeit für Neues”, ovvero “è tempo per qualcosa di nuovo”. Ma cosa, di nuovo, ha portato Kurz? Quasi nulla, visto che è stato inghiottito dalla vecchia corruzione, rivestita “soltanto” di nuovo.

 

Kurz non nuovo agli scandali

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Un ragazzo della porta accanto non nuovo agli scandali. Già nel 2019 Kurz era riuscito a superare la crisi che aveva portato alla caduta del suo primo governo, facendosi rieleggere dopo l'“Ibiza-gate”, scandalo di corruzione che aveva travolto Heinz-Christian Strache, leader del partito di destra, con cui Kurz si era alleato dopo le elezioni del 2017. Il wunderwuzzi, però, ha continuato a mostrare ai conservatori europei come vincere le elezioni, mantenendo il pugno di ferro ma rimanendo sempre – seppur apparentemente – pacato e modesto. Ora emergono alcune crepe: la procura speciale per la lotta alla corruzione lo accusa di concussione, corruzione e abuso di fiducia. Nonostante tutto, resterà in Parlamento e alla guida dei Popolari austriaci. Come mago politico, ora, Sebastian Kurz è completamente disincantato. E, agli occhi di tutti, si mostra come un imperatore che - ad un esame più attento - non ha alcun vestito addosso.

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