Afghanistan, talebani: "Priorità è stabilizzare il Paese, non i diritti"

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Primo incontro a Doha, in Qatar, tra i miliziani e gli Stati Uniti: tra i temi, l'alleggerimento delle sanzioni, il ritorno dell'ambasciata americana a Kabul e il riconoscimento del regime

Sono tanti i temi previsti nell'incontro a Doha, in Qatar, fra talebani e Stati Uniti, il primo dal ritiro delle truppe americane di fine agosto. Tra i diversi argomenti, oltre all'alleggerimento delle sanzioni nei confronti dei miliziani, il riconoscimento del regime in Afghanistan, il controllo dei gruppi terroristici e l'evacuazione dei cittadini stranieri.

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A proposito di terrorismo, e dunque dell’attacco rivendicato dall’Isis a una moschea sciita a Kunduz con almeno 55 vittime, a parlare in un'intervista diffusa dai media Usa è stato il portavoce dei talebani Suhail Shaheen, che escludendo di fatto una cooperazione con gli Stati Uniti nella lotta all'Isis-K ha ribadito: "Siamo in grado di affrontare Daesh autonomamente."

"Cerchiamo relazioni positive" con Usa

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Certo è che a Doha i talebani hanno chiesto agli Usa "relazioni positive" oltre allo sblocco dei fondi internazionali, insieme a un coinvolgimento diplomatico ed economico. Il ministro degli Esteri del governo ad interim dei talebani, Amir Khan Muttaqi, ha poi dichiarato che il confronto tra le delegazioni è stato di "alto livello", sottolineando: "Noi cerchiamo il dialogo e vogliamo buone relazioni con tutti i nostri vicini Tagikistan, Uzabekistan, Iran, Pakistan e abbiamo contatti diretti non solo con gli Usa".

"Priorità stabilizzare il Paese, non i diritti"

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Il portavoce del ministro degli Esteri ha poi aggiunto: "Sui diritti delle donne e delle minoranze in Afghanistan quello che chiediamo è di avere tempo. Questo processo avverrà gradulamente, ma in questo momento la nostra priorità è stabilizzare il Paese dopo 40 anni di guerra". Ad intervenire ad al Jazeera, è stato l'ambasciatore designato dell'Emirato islamico ad Abu Dhabi e fra i leader più influenti tra i talebani, Suhail Shanin: "La comunità internazionale deve rispettare la volontà del popolo afghano. Siamo pronti a un governo inclusivo, non scelto". Il riferimento di Shanin è in particolare alle richieste americane di inserire "membri della vecchia guardia" nel governo, richieste i talebani continuano a respingere.

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