Libano, black out totale nel Paese: è finito il carburante delle centrali

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I due principali impianti del Paese hanno smesso di funzionare e la produzione è scesa sotto i 200 megaWatt. La situazione potrebbe durare per giorni. Il Libano è vittima della più grave crisi economica dalla fine della guerra civile

La rete elettrica in Libano è andata in blackout completo: si tratta di una situazione che potrebbe durare anche diversi giorni. Le due principali centrali del Paese sono infatti rimaste senza carburante e la produzione è scesa sotto i 200 megaWatt. Lo hanno reso noto le autorità locali, che stanno lavorando "per ripristinare parzialmente l'elettricità in varie regioni libanesi, fornendo alle stazioni di produzione il carburante proveniente dalle riserve disponibili per le necessità estreme".

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È già da tempo che i libanesi, ogni giorno, stanno per ore senza elettricità a causa della crisi del carburante. Ora, le due più grandi centrali elettriche ancora in funzione hanno chiuso per l'esaurimento totale delle riserve di olio combustibile. Gli impianti che hanno smesso di funzionare tra ieri e oggi sono quelli di al-Zahrani e Deir Ammar, operati da Electricitè du Liban (Edl). La rete elettrica ha smesso completamente di funzionare a mezzogiorno ed è improbabile che riprenderà entro lunedì prossimo. Il governo ha spiegato che l'azienda elettrica proverà a utilizzare la riserva di olio combustibile dell'esercito per riattivarle temporaneamente, ma non accadrà presto. Negli ultimi mesi il Paese ha visto diminuire sempre di più il carburante a disposizione: le famiglie e le aziende che possono permetterselo si sono dotati di generatori privati alimentati a diesel, un'operazione che però sta diventando sempre più costosa.

La crisi economica

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Il Libano è vittima della più grave crisi economica dalla fine della guerra civile (1975-1990), aggravata da mesi di paralisi politica da cui non era riuscita a uscire neanche dopo la terribile esplosione al porto di Beirut nell'agosto del 2020. Il nuovo governo libanese è nato poco meno di un mese fa, dopo uno stallo durato oltre un anno, ed è presieduto da Najib Mikati. Secondo la Banca Mondiale, è una delle tre peggiori crisi che il mondo abbia visto negli ultimi 150 anni. Molti libanesi hanno persino difficoltà a procurarsi ciò di cui hanno più bisogno: il pane, il cui prezzo è in costante aumento proprio a causa della scarsità di carburante. Un tempo il pane costava circa 1.500 lire, l'equivalente di circa 80 centesimi; oggi costa 6mila lire, circa 3,35 euro. 

Debito pubblico al 174%

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Attualmente, circa tre quarti della popolazione vive in condizioni di povertà, la valuta locale ha perso oltre il 90% del suo valore e l'inflazione ha avuto un'impennata. A pesare è il debito pubblico insostenibile, arrivato al 174%, che ha conseguenze sulla riserve di valuta estera, che a cascata impattano sulle forniture di carburante e di medicinali. Il premier Najib Mikati ha ripreso i colloqui con il Fondo monetario internazionale ed è pronto a riaprire i negoziati con i suoi creditori dopo uno stop di oltre un anno causato dalla lunga crisi politica, che ha lasciato il Paese dei Cedri senza un governo nel pieno delle sue funzioni. Nel frattempo, la comunità internazionale continua a offrire aiuti allo sviluppo a condizione che il Libano attui riforme per fermare le spese inutili e la corruzione. Il Parlamento europeo ha recentemente minacciato di sanzionare i funzionari coinvolti nella corruzione e che ostacolano le riforme. Ma il timore è che Mikati non riuscirà a imprimere cambiamenti significativi e che, nella migliore delle ipotesi, troverà soluzioni temporanee, senza affrontare le cause alla radice della attuale crisi.

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