Usa, Liz Cheney l’anti-Trump: rimossa dal partito repubblicano

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Il partito è pronto a rimpiazzarla con la trumpiana Elise Stefanik, moderata. Ma lei promette battaglia: “La libertà dura solo se la difendiamo"

Liz Cheney, la terza carica del partito repubblicano alla Camera dei Rappresentanti del Congresso americano, è stata rimossa dal suo incarico per aver criticato l'ex presidente Donald Trump. Che cosa è successo? La deputata americana, che ha contestato l’ex presidente parlando di “menzogne sui brogli elettorali”, ha dichiarando in aula che il suo partito mina la democrazia.

 “Il Paese – ha detto lei - si trova di fronte ad una minaccia senza precedenti dopo che l'ex presidente ha istigato l'assalto al Congresso”. Ma non solo, ha aggiunto: “Non resterò qui a guardare in silenzio, mentre altri guidano il nostro partito verso una strada che abbandona lo stato di diritto e si unisce alla crociata dell'ex presidente per minare la nostra democrazia".

   

Quando Liz Cheney disse sì all’impeachment di Donald Trump

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Nel suo discorso, Liz Cheney, ha tracciato un parallelismo tra quanto accaduto a Capitol Hill, il 6 gennaio, e il suo lavoro nei Paesi autoritari: "quelli che rifiutano di accettare la sentenza dei nostri tribunali  - ha dichiarato - sono in guerra con la costituzione. Non si tratta di politica o di partigianeria ma del nostro dovere di americani".

  La 54enne, figlia dell'ex vicepresidente Dick Cheney, aveva votato a favore del secondo impeachment contro l'ex presidente Trump, dopo l'assalto al Congresso e per aver contestato le sue accuse  di brogli nelle presidenziali. Spingendosi sino a scrivere un articolo sul Washington Post per ammonire i repubblicani che devono "scegliere tra la verità e la menzogna". Di fatto, Cheney è diventata per i liberal una sorta di Giovanna d'Arco, di vittima di quella stessa “cancel culture” di cui i conservatori si sentono bersaglio.

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Cheney nei quattro anni di Trump alla Casa Bianca lo ha appoggiato il 93% delle volte 

Anche se c'è chi non dimentica che l'eroina di oggi  in passato difese (come il padre) la tortura del "waterboarding", si rifiutò di denunciare i Birthers che negavano la nascita americana di Barack Obama e continuò a sostenere Trump nel 2016. Anche dopo il fuori onda sessista in cui si vantava di poter abusare delle donne. Da ricordare che Cheney, nei quattro anni di Trump alla Casa Bianca, lo ha appoggiato il 93% delle volte. Ora, nel mirino di Trump c'è anche il leader dei senatori Mitch McConnell, già definito "inetto e senza palle". La prossima vittima delle sue 'purghe' potrebbe essere lui. 

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