Russia, Navalny processato a Khimki. Giudice dispone 30 giorni di arresto

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L’oppositore politico è stato fermato dalla polizia ieri, 17 gennaio, poco dopo essere atterrato all'aeroporto di Sheremetyevo. Successivamente è stato portato nella città di Khimki nel secondo dipartimento del ministero dell'Interno dove si è svolto il procedimento per direttissima. "Scendete in piazza, non abbiate paura", ha detto l'attivista ai suoi sostenitori. Intanto anche l'Onu e diversi leader politici ne chiedono la liberazione

Alexei Navalny è stato condannato a 30 giorni di arresto dal giudice del Tribunale del municipio di Khimki. Lo riporta Kira Yarmish su Twitter. L'udienza è avvenuta all'interno della stazione numero 2 del dipartimento del ministero dell'Interno russo a Khimki. L'oppositore era stato arrestato ieri, 17 gennaio, poco dopo l’atterraggio all'aeroporto di Sheremetyevo di Mosca. Lo stesso attivista in un video diffuso su Internet prima dell'udienza aveva sostenuto che il procedimento per la convalida del suo fermo stava avvenendo direttamente all'interno della stazione di polizia dove è stato portato. La richiesta è stata avanzata dalla sezione moscovita del Servizio Penitenziario Federale (FSIN). Il 29 gennaio dovrebbe tenersi l'udienza sulla commutazione in pena effettiva dei 3 anni e 6 mesi di carcere comminati a Navalny nell'ambito del processo Yves Rocher (pena sinora sospesa in virtù della condizionale). "Scendete in piazza, non per me ma per voi stessi, per il vostro futuro. Non abbiate paura", ha detto Navalny ai suoi sostenitori lanciando un appello dopo la decisione del giudice. Intanto sono numerosi gli esponenti politici di diversi Paesi che si sono aggiunti a coloro che si erano già espressi ieri chiedendo l’immediato rilascio di Navalny ed esprimendo preoccupazione per la situazione. Mosca, tuttavia, reagisce: "L’Occidente vuole soltanto creare crisi". (LA FOTOSTORIA DI ALEXEI NAVALNY)

Navalny: "Non capisco quello che sta succedendo"

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Alexei Navalny, chi è l'oppositore politico russo. FOTOSTORY

Prima della conferma dell'arresto e del successivo appello di Navalny ai suoi sostenitori, l'oppositore aveva diffuso un video sul web: "Non capisco quello che sta succedendo. Un minuto fa mi hanno portato fuori dalla mia cella, per incontrarmi con i miei avvocati, sono venuto qui e qui sta avendo luogo un processo del tribunale di Khimki. Perché sta avendo luogo all'interno di una stazione di polizia non lo capisco. Quello che succede qui è inaudito, la più alta forma di illegalità, non posso definirla in altro modo", denuncia. Poi aggiunge: "Ho visto che molte volte si sono fatti beffe del sistema giudiziario ma presumo che il nonno che se ne sta nel bunker (Vladimir Putin, ndr) ha così paura di tutto che hanno disintegrato il sistema processuale russo", ha detto commentando il processo per direttissima che, secondo lui, sta avvenendo all'interno della stazione di polizia dove è detenuto.

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Secondo l’entourage di Navalny, il 44enne russo avrebbe trascorso la notte a Khimki e il suo avvocato non sarebbe stato fatto entrare dalla polizia. "Navalny si trova nel secondo dipartimento del ministero dell'Interno a Khimki. Indirizzo: Khimki, Prospekt Mira 23a. L'avvocato non è stato ammesso ma promettono di farlo passare stamattina", ha scritto su Telegram Leonid Volkov, uno dei più stretti alleati di Navalny, stando a Meduza. Kira Yarmush, portavoce di Navalny, ha poi confermato: "L'avvocato di Alexey, Olga Mikhailova, è stata davanti al dipartimento di polizia di Khimki per un'ora, ha presentato alla polizia il suo mandato e le sue credenziali. Nonostante questo, si sono rifiutati di farla entrare senza dare nessuna spiegazione". Yarmush ha poi aggiunto che "Mikhailova e Vadim Kobzev sono stati ammessi all'interno del dipartimento ma non hanno comunque potuto vedere Alexei".

Le reazioni dell’Europa e dell'Onu

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"Siamo profondamente turbati dall'arresto di Navalny e chiediamo il suo rilascio immediato e il rispetto dei suoi diritti in linea con lo stato di diritto. Ribadiamo la nostra richiesta di un'indagine approfondita e imparziale sul suo avvelenamento". Questo quanto affermato con un tweet dall'Ufficio dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani. A parlare della vicenda è stata oggi anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha condannato l'arresto: "Le autorità russe devono rilasciarlo immediatamente e garantire la sua sicurezza - ha scritto Twitter -.La detenzione di oppositori politici è contraria agli impegni internazionali della Russia". La presidente dell'esecutivo comunitario ha poi auspicato "un'indagine approfondita e indipendente sull'attacco alla vita di Alexei Navalny", precisando che l'Ue monitorerà da vicino la situazione". Condanna anche da parte del ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, che ha espresso "profonda preoccupazione" per l'arresto di Alexei Navalny. Reazioni anche dall’Italia: dopo la condanna del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, arriva quella del presidente della Camera Roberto Fico: "È spaventoso che Alexey Navalny, vittima di un crimine atroce, sia stato arrestato dalle autorità russe. Inaccettabile l'arresto, i diritti fondamentali non sono negoziabili, il loro rispetto precede qualsiasi forma di cooperazione e va preteso dall'Italia e dall'Europa tutta: davanti a episodi come questo si misura il senso della nostra Unione". 

La risposta di Mosca

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Davanti alle condanne dell’Europa, arriva immediata la risposta di Mosca secondo cui la reazione "entusiasta" dei Paesi occidentali al ritorno di Alexei Navalny in Russia è dovuta alla volontà di distogliere l'attenzione della "profonda crisi" in cui versa "il modello di sviluppo liberale". A sostenerlo è il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov nel corso della sua conferenza stampa d'inizio anno. Intanto l'ong Ovd-Info riferisce che 68 persone sono state fermate dalla polizia in occasione del ritorno in Russia di Navalny, 69 se si considera anche lo stesso oppositore. La maggior parte dei fermi è avvenuta a Mosca, dove la polizia ha arrestato 62 persone, tra cui alcuni dei più stretti collaboratori di Navalny e decine di sostenitori del dissidente che manifestavano davanti all'aeroporto moscovita di Vnukovo, dove Navalny era atteso prima che le autorità decidessero all'ultimo momento di far atterrare il suo aereo in un altro scalo, quello di Sheremetyevo. 

Il ritorno in Russia di Navalny

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Come già promesso, Alexei Navalny è rientrato in Russia domenica 17 gennaio. Atterrato all’aeroporto di Sheremetyevo gli agenti del nucleo operativo del Servizio Penitenziario Federale lo hanno preso in consegna al varco passaporti dello scalo, come da programma in quanto "condannato con sospensione condizionale della pena ed è stato inserito nella lista dei ricercati il 29 dicembre 2020 per molteplici violazioni del periodo di prova". "Questa è casa mia, sono felice di essere qui", ha detto l’oppositore politico poco prima del fermo. "Io non ho paura e non dovete averne nemmeno voi". Il fermo del più importante avversario di Vladimir Putin ha provocato subito le proteste internazionali, come quella di Joe Biden, che ha cambiato atteggiamento rispetto a Donald Trump nei rapporti con Mosca. Navalny, attivista e blogger, lo scorso 20 agosto è stato avvelenato accusando un malore durante un volo che lo stava portando a Mosca. Trasferito per le cure in Germania, è stato dimesso dall'ospedale il 22 settembre dopo 32 giorni di ricovero, 24 dei quali trascorsi in terapia intensiva. Dai test effettuati nella clinica tedesca era risultato che la sostanza che ha intossicato il 44enne è una potente neurotossina.

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