Elezioni Usa, 11 senatori repubblicani chiederanno il ribaltamento del voto presidenziale

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Secondo la Cnn, solo una minoranza dei 52 senatori repubblicani intende sostenere le obiezioni del collega Josh Hawley alla certificazione del voto del collegio elettorale da parte del Congresso il 6 gennaio. Vandalizzate le case della speaker della Camera Nancy Pelosi e del leader della maggioranza repubblicana, Mitch McConnell, dopo la mancata approvazione del testo che alza a 2000 dollari l'importo degli assegni per i cittadini come sostegno durante la pandemia

I senatori fedelissimi a Donald Trump cercheranno fino all'ultimo di far ribaltare i risultati delle elezioni presidenziali, che hanno assegnato la vittoria al democratico Joe Biden (LO SPECIALE ELEZIONI USA). Secondo fonti della Cnn, infatti, 11 dei 52 deputati repubblicani si opporranno alla certificazione del voto presidenziale del collegio elettorale da parte del Congresso, prevista per il 6 gennaio. Una simile presa di posizione andrebbe contro le indicazioni del leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ma raccoglierebbe l'appello del presidente uscente che ha chiesto al suo partito di contestare apertamente l'esito delle elezioni. Una mossa che comunque non ha i voti sufficienti per andare in porto.

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Il disperato tentativo dell'attuale presidente Usa di ribaltare il risultato delle presidenziali sembra sempre più lontano: un giudice federale del Texas ha infatti respinto l'azione legale del deputato repubblicano Louie Gohmert e di altri compagni di partito dell'Arizona per costringere Mike Pence a cambiare i voti del collegio elettorale quando il 6 gennaio presidierà la sessione del Congresso chiamata a ratificare l'esito delle elezioni. Secondo il giudice, i promotori dell'iniziativa non hanno titolo per l'azione legale. Lo stesso Pence si era opposto all'istanza. Per cambiare il voto di uno Stato occorre il consenso di entrambi i rami del parlamento, e la Camera è controllata dai democratici. L'ultima mossa di Trump sembra dunque destinata a fallire, come le altre sin qui messe in campo dopo l'elezione di Biden.

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Donald Trump torna anche a denunciare l'illegittimità delle elezioni in Georgia, definite "illegali e non valide", compresi i due ballottaggi che il 5 gennaio decideranno il destino del Senato. Il presidente se l'è presa in particolare con il Georgia consent decree, un accordo raggiunto a marzo fra democratici e repubblicani di questo Stato sulla convalida delle firme dei voti postali. "Il Georgia consent decree è incostituzionale e dunque le elezioni presidenziali 2020 in questo Stato sono illegali e non valide, e questo comprende anche le due elezioni senatoriali in corso". Le accuse senza prove di Trump rischiano però di inficiare la partecipazione degli elettori repubblicani, chiamati in massa a sostenere la rielezione dei senatori Kelly Loeffler e David Purdue.

Vandalizzate case Pelosi e McConnell: "Dateci i soldi"

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Intanto, le case della speaker della Camera Nancy Pelosi e del leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell sono state vandalizzate nella notte con scritte legate alla mancata approvazione dell'assegno anti Covid da 2000 dollari per tutti gli statunitensi e di altre misure contro la pandemia. Ad opporsi alla cifra di 2000 dollari, sostenuta anche da Donald Trump, è stato McConnell, che ha consentito l'approvazione di un assegno più basso, di 600 dollari, per non spaccare il suo partito. Sulla porta del garage di una casa della Pelosi a San Francisco sono apparse le scritte "2000 dollari", "cancellare gli affitti" (un riferimento alla moratoria in scadenza) e "vogliamo tutto". I vandali hanno lasciato anche sul vialetto del sangue falso e quella che sembra la testa di un maiale. Sulla porta e sulle pareti dell'abitazione di McConnell sono comparse scritte analoghe. "Where's my money ("Dove sono i miei soldi?")" è stato vergato con lo spray sulla porta della dimora di McConnell a Louisville, in Kentucky, mentre sul muro anteriore è stato scritto "McConnell Kills Poor", ovvero "McConnell uccide i poveri”. "Il vandalismo e la politica della paura non hanno posto nella nostra società", ha commentato il leader dei senatori del Grand Old Party. La speaker della Camera, che nel frattempo si trovava a Washington, non ha commentato l'accaduto.

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